di Dan. Bo.
Tre progetti con i quali Confindustria Umbria «aiuterà le imprese a essere più moderne, globali e competitive». A presentarli è stato mercoledì pomeriggio al teatro Lyrick di Assisi Ernesto Cesaretti, riconfermato per i prossimi due anni presidente dell’associazione dall’assemblea degli industriali della regione che si è tenuta a Santa Maria degli Angeli. Un Cesaretti convinto che «la ripresa è avviata» e che guarda con «sguardo propositivo al futuro, che non sarà solo “un’epoca di cambiamenti, ma un cambiamento d’epoca”». Di fronte ha un anno, il 2015, che secondo le previsioni di Confindustria dovrebbe chiudersi con una crescita dello 0,8 per cento mentre nel 2016 dovrebbe essere dell’uno e mezzo per cento.
Tre progetti «L’Umbria è dentro queste dinamiche. I dati regionali – ha detto – registrano aspettative crescenti degli imprenditori, la ripresa del lavoro, il miglioramento della dinamica del credito. Il rimbalzo congiunturale non scioglierà però i nodi strutturali del sistema produttivo, e l’inversione di tendenza non ripristinerà le condizioni precedenti». Il presidente parla di «stravolgimenti» nel modo di fare impresa e di «innovazioni che cambieranno la nostra vita, i processi produttivi, le organizzazioni e il lavoro» come l’internet delle cose, la robotica. la gestione dei dati, i nuovi materiali e così via. Una «quarta rivoluzione industriale» di fronte alla quale «non possiamo porci con atteggiamento passivo». È in questo scenario che Cesaretti ha parlato dei tre progetti che si chiamano «Stare nel futuro», «che vuole creare un ecosistema della creatività. Il secondo, “Il mondo a portata di mano”, intende rafforzare la nostra dimensione globale e il terzo, “La Fabbrica dei valori”, desidera focalizzare la cultura d’impresa sulla sostenibilità».
Il futuro Il primo progetto parte dalla necessità dell’innovazione e dal fatto che ricerca e sviluppo, come testimoniano i dati Istat, sono fatte in Umbria, «a differenza delle aree avanzate», solo per il 26 per cento dal settore privato. Quindi, «c’è un enorme bisogno di un cambio di passo». Tra gli obiettivi «ambiziosi» che l’associazione si pone ci sono perciò il raddoppio (da 900 a 1.800) degli addetti alla R&S, una quintuplicazione dell’accesso ai fondi europei, la cresca delle spin-off universitarie, progetti di innovazione col contributo pubblico tre volte più grandi di quelli attuali e un netto aumento dei brevetti. Per far sì che si passi dalle parole ai fatti occorre uno sviluppo dei network internazionali, ricerca condivisa, concentrazione delle risorse su pochi progetti in grado di trainare intere filiere, valorizzare cluster e poli connettendoli alle aggregazioni nazionali, una più stretta collaborazione con l’Università e altro ancora.
Il mondo e l’Umbria Il basso tasso di internazionalizzazione delle imprese umbre (appena 350 quelle che operano con continuità all’estero, mentre il peso dell’export sul Pil è pari al 18 per cento) è invece la base del secondo progetto, che interessa le aree delle esportazioni, delle multinazionali e del marchio Umbria. Cesaretti spiega che bisogna aumentare del 50 per cento il numero di imprese esportatrici e alzare al 22 per cento il peso dell’export sul Pil. «Traguardi – sostiene – alla nostra portata purché vengano sciolti alcuni nodi: scarso coordinamento tra i soggetti pubblici preposti; pluralità di protagonismi; confusione di ruoli e risorse insufficienti, che vanno aumentate per sostenere con continuità soprattutto i progetti che coinvolgono raggruppamenti di imprese». Dall’altro lato, il presidente chiede che si faccia di tutto per valorizzare il ruolo e la presenza delle 34 multinazionali con sede in Umbria (che danno lavoro a settemila persone) e sul fronte turistico preme per una più efficace valorizzazione dell’Umbria, dove il turismo straniero (Cesaretti punta a 300 mila persone in più) rappresenta ancora una quota troppo bassa.
Fabbrica dei valori Nella «Fabbrica dei valori» di Confindustria infine c’è una cultura d’impresa «che può essere declinata in forme nuove», tali da permettere «alle imprese di integrarsi meglio nella comunità locale, perseguendo obiettivi ulteriori rispetto al profitto». Un misto di «valori tradizionali e nuovi principi, come la sostenibilità ambientale, umana e sociale delle attività industriali, ispireranno la nostra condotta». Il perno del progetto è la cosiddetta «economia circolare» che ha come cardini «inesistenza dello scarto; la forza della diversità; l’energia rinnovabile; l’interdipendenza tra materiali, processi e decisioni». Un approccio che deve riguardare tutte le attività produttive e gli stabilimenti, facendo rete sul modello del cluster locale della chimica verde, il quale «testimonia meglio di ogni altro esempio la volontà di applicare il modello».
Azioni trasversali Cesaretti infine ha indicato una serie di «azioni trasversali» da portare avanti su formazione, PA, credito, rapporti con le istituzioni e «altre organizzazioni». Quanto a istruzione e formazione, Confindustria boccia la programmazione pubblica («ha dato risultati non ottimali») e annuncia un più stretto rapporto con scuola e università: «Le competenze dei giovani – vanno riallineate alle esigenze delle imprese». Parlando di PA invece, Cesaretti chiede maggiore semplificazione («la complessità burocratica costa alle piccole imprese il 4 per cento del fatturato»). L’ultimo passaggio è dedicato alle istituzioni e ai sindacati, con i quali portare avanti le politiche industriali: «La riforma del modello di concertazione avanzata dalla Giunta regionale – ha concluso – favorisce l’efficacia del confronto e l’assunzione rapida di decisioni».
