di Maurizio Troccoli

E’ il caso di dire, il cane che si morde la coda. Le casse del governo sono vuote e quindi i trasferimenti agli enti locali dimagriscono. I tagli ai ministeri si traducono in un blocco della cultura, dei servizi sociali, della sanità, dell’istruzione e degli investimenti infrastrutturali. Il piagnisteo è generale: da tutti i fronti non si fa che giustificare l’assenza di spesa e di programmazione con i tagli del governo. E allora che si fa? Gli enti locali provano a rimpinguare le casse attraverso l’aumento  dell’imposizione su tariffe e servizi. Ma poi anche a queste si chiede di non aumentare le tasse. Di contro però si pretende di rimanere invariato il livello qualitativo e la quantità dei servizi. Da quale lato si scioglie quindi la matassa? Quanto manca al collasso? Queste ed anche altre le domande che viene spontaneo porsi, all’annuncio che «non tira una buona aria sull’economia umbra». E a dirlo non è un banditore qualunque, ma Confesercenti. Che fa di più: si rimbocca le maniche e va a bussare alle porte degli uffici dei sindaci per implorarli di non vessare ulteriormente i cittadini e i commercianti. La mette così così il presidente regionale di Confesercenti, Sandro Gulino: «L’aumento dell’inflazione nel mese di febbraio del 2,5 per cento era più che prevedibile, ma il vero pericolo arriva dal fatto che tira una brutta aria in generale sull’economia umbra che non fa presagire nulla di buono».

L’effetto combinato di inflazione e tariffe secondo Giulino «il vero allarme per imprese e famiglie umbre riguarda l’effetto combinato tra inflazione ed aumento delle tariffe, soprattutto quelle locali, per le quali si corre il serio rischio di aumenti anche nell’ordine del 4 per cento, con effetti pesanti sui bilanci delle piccole e medie imprese e sulle tasche dei cittadini».

Toc toc! c’è il sindaco? La Confesercenti regionale – rende noto lo stesso Gulino in un comunicato – sta incontrando tutti i sindaci dell’Umbria «per chiedere a gran voce di non aumentare ulteriormente l’imposizione fiscale». Per Gulino, «èchiaro che con l’immobilismo in politica economica non si va da nessuna parte. Si deve agire subito e si deve cominciare cancellando sprechi e spese inutili. Gli alibi, anche alla luce del nuovo patto di stabilità, sono finiti e soprattutto non possiamo pensare che si possa continuare a percorrere la via di incrementi fiscali a danno delle imprese e delle famiglie».

L’analisi Non è cosa semplice indicare però quale via percorrere. Tantomeno è pensabile addebitare sulle spalle dei sindaci e delle amministrazioni locali l’intero carico del periodo nero che attraversa il Paese. Gli scenari disegnati da Confesercenti non lasciano tranquilli e a sua volta un atteggiamento timoroso non aiuta l’economia. «Evitare spese inutili», è la soluzione di Confesercenti. Insomma non resta che sperare che il cane smetta di mordersi la coda e trovi presto qualche bocconcino da azzannare. Nonostante l’inflazione.

Giornalista dal duemila, ha lavorato per il Messaggero e Reuters. Ha fondato e diretto la rivista Artico, i quotidiani giornale del Cilento e Umbria24. Ha svolto a lungo attività di freelance anche come videoreporter. Ha svolto e svolge attività di formazione sul giornalismo digitale e multimediale.