di Ivano Porfiri
Come le prostitute. I commercianti perugini si sentono reietti, dal governo e dalle istituzioni locali, e dichiarano lo «stato di crisi». «Ci vedono come dei ladri, paghiamo sempre noi», dice il presidente di Confcommercio Giorgio Mencaroni che fa la lista delle medicine per salvare un settore moribondo.
Grido di dolore Un 2011 pessimo per i consumi, una stangata quella della manovra del governo Monti che prosciuga le tasche dei cittadini, istituzioni locali che alzano le tasse. E’ un fiume in piena, Giorgio Mencaroni, presidente provinciale della Confcommercio di Perugia. Un grido di dolore per un «settore che devono dirci se serve o non serve». L’associazione snocciola i numeri sull’andamento del 2011 e del periodo natalizio (negativi entrambi) ma non rinuncia a lanciare 14 proposte: misure urgenti per «evitare una chiusura di massa delle imprese». Prima che sia troppo tardi.
Stato di crisi Mencaroni usa una terminologia da dissesto aziendale per definire la situazione attuale del settore del commercio. «Dichiariamo lo stato di crisi – dice – siamo il bersaglio privilegiato, ci trattano come ladri, anzi come prostitute: la prima attività inventata dall’uomo è stata infatti la prostituzione, subito dopo il commercio. La prima hanno provato a debellarla in ogni modo, speriamo non ci riescano con noi». Mencaroni, subito dopo il termine di un consiglio direttivo straordinario di Confcommercio, presenta i dati di un settore messo alle corde dalla crisi, ma che si sente vittima anche di un accanimento governativo e mediatico. «Ci devono dire se questo commercio serve o non serve», chiosa.
Governo di trombati «Quando è nato questo governo mi sono chiesto come mai questi professori abbiamo rinunciato ad appannaggi così elevati, 2-3 milioni l’anno, per svolgere un incarico di governo. Mi sono detto: non sarà perché hanno fiutato che stavano per perdere i loro posti? Che sono lì perché li avrebbero trombati?». L’attacco è alle misure: «La scure sulle famiglie, con spese maggiorate di duemila euro l’anno, ammazza i consumi e quindi le nostre imprese». Per non parlare delle liberalizzazioni: «E’ dal ’98 che liberalizzano sempre e solo il commercio». Il 78% dei commercianti si dice contrario alle liberalizzazioni di licenze e orari. Ma Mencaroni non risparmia nemmeno la Regione e le istituzioni locali. «Tra le nostre proposte c’è quella di mantenere almeno le aliquote locali e le accise regionali sulla benzina al minimo: invece siamo arrivati tardi, da ieri la benzina umbra è la più cara d’Italia». Ironia dalla platea: «Sarà perché è più buona».
Aziende in crisi Per Mencaroni sono sempre di più le imprese commerciali che non riescono a fare fronte alle scadenze. «Serve una moratoria sui pagamenti fiscali e previdenziali – dice – gli imprenditori stanno ormai intaccando il proprio patrimonio personale ma tanti stanno già chiudendo o ci stanno pensando. Sarà un caso che i suicidi tra gli imprenditori siano quasi sempre artigiani o commercianti?».
Natale in bianco E’ stato un cattivo Natale per i commercianti umbri. Un’indagine Confcommercio su 130 imprese rimarca un giudizio negativo per il 64% degli intervistati, fortemente negativo per il 14%, positivo per il 22%. Rispetto al 2010 vendite molto inferiori per il 47% delle imprese, moderatamente inferiori per il 36%, superiori solo per il 6%, a fronte di un 12% che dichiara vendite stabili. Solo per il 22% l’andamento negativo non porterà conseguenze nell’azienda, gli altri pensano a licenziamenti se non addirittura alla chiusura (il 20%).
Saldi senza soldi Tra i commercianti umbri, solo il 27% si aspetta un buon andamento dei saldi. Il 34% dichiara che nemmeno li farà. «Io non avevo mai visto svendite prima di Natale – dice Mencaroni – quest’anno sì: è l’indice di una crisi profonda».
Un 2011 da dimenticare Anche l’indagine annuale sul 2011 di Confcommercio mette a nudo dati impietosi. Dichiara un calo del fatturato il 57% del campione, invariato per il 32%, in crescita solo per l’11%. Una impresa su tre ha fatto investimenti, mentre il 79% dichiara diminuzione delle vendite e aumento degli insoluti. Manca anche la fiducia nelle istituzioni (il 46% credeva nel governo, ma le interviste risalgono a prima della manovra) e anche nel futuro.
Turismo tartassato Mencaroni punta il dito anche contro le vessazioni subite dal settore turistico. «La tassa di soggiorno farà lievitare del 10% i prezzi, non va applicata – dice -. Inoltre questo governo non sta facendo niente per sostenere un settore che si dichiara sempre strategico». Un’indagine specifica di Confcommercio rivela come per il 42% delle imprese turistiche il 2011 sia stato peggiore del 2010 e il 47% paventa un 2012 ancora peggiore.
Le 14 proposte Per evitare il peggio, Confcommercio di Perugia ha elaborato una serie di proposte da affidare a governo, istituzioni locali, banche. Tra queste: moratoria delle scadenze fiscali e previdenziali fino a giugno; defiscalizzazione degli oneri sociali per le piccole imprese che hanno subito una riduzione del fatturato del 15%; politiche specifiche per il turismo; ammortizzatori sociali efficaci per i commercianti costretti a chiudere; applicazione dell’Imu con aliquota minore per il 2012; ripensamenti delle liberalizzazioni; interventi per calmierare gli affitti; non applicazione della tassa di soggiorno; applicazione di addizionale Irpef e accise regionali al minimo; accelerazione dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni con ipotesi di cessione dei crediti alle banche; istituzione di un plafond per il commercio con i Confidi per finnziare la liquidità; applicazione più equa della nuova tassa sui rifiuti (Res); sospensione degli accertamenti legati agli studi di settore per il 2011; contributi sull’imprenditoria giovanile legati all’obbligo di acquisire competenze che evitino default nei primi anni.

