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Cambiare il modo di guardare all’Umbria, partendo dalle risorse del territorio e collegando qualità della vita, innovazione e sviluppo economico. È la proposta che Cna Umbria porterà oggi, 4 novembre, alla propria assemblea annuale, in programma alle 17 all’auditorium di San Francesco al Prato, a Perugia. Il titolo scelto è «Umbria felix: perché conviene investire, lavorare e vivere in Umbria». Al centro dell’incontro ci sarà un report commissionato dall’associazione a Cresme Ricerche, con l’obiettivo di individuare i punti di forza regionali e le possibilità di sviluppo.

«Sono almeno quindici anni che siamo focalizzati sulle criticità dell’Umbria – ha detto il presidente regionale di Cna, Michele Carloni –. Oggi non intendiamo nasconderle, ma vogliamo provare a guardare all’Umbria da una nuova prospettiva». Secondo Carloni, esistono le condizioni per fare della regione «il centro nevralgico di un nuovo modello di sviluppo, alternativo a quelli che caratterizzano le città metropolitane». Un cambiamento che, nella visione dell’associazione, deve coinvolgere istituzioni, imprese, lavoratori e cittadini.

Il rapporto è stato illustrato da Lorenzo Bellicini, direttore di Cresme Ricerche. Tra gli elementi indicati figurano la qualità della vita, la presenza di verde urbano, la disponibilità di abitazioni di dimensioni medio-grandi a prezzi più contenuti rispetto ad altre regioni, il sistema manifatturiero e la crescita del turismo. Cna richiama inoltre la presenza di medici e strutture ospedaliere, la speranza di vita e i livelli occupazionali. Sono aspetti che l’associazione considera una base su cui costruire una strategia di attrazione di nuovi investimenti e residenti.

La proposta arriva mentre si apre il confronto sulla programmazione dei fondi europei 2028-2034. Per Carloni è questa la fase in cui definire le priorità e orientare le risorse. Una parte del lavoro dovrebbe riguardare la manifattura, che secondo Cna negli ultimi quindici anni ha modificato prodotti, mercati e organizzazione delle imprese. La crescita dimensionale resta uno degli obiettivi indicati, insieme al trasferimento tecnologico verso le aziende più piccole e al sostegno al ricambio generazionale nell’artigianato e nel commercio.

L’associazione individua nell’internazionalizzazione e nel turismo altri due strumenti di sviluppo. L’idea è mettere in relazione le imprese con i flussi turistici, ma anche favorire l’arrivo in Umbria dei clienti stranieri delle aziende locali. Questi potrebbero conoscere il territorio e contribuire ad ampliare la stagione turistica. In direzione opposta, i visitatori potrebbero diventare un mercato per i prodotti delle piccole imprese, anche attraverso esperienze nei laboratori artigiani.

Un capitolo riguarda la casa. La disponibilità di abitazioni a costi inferiori rispetto ad altre aree del Paese potrebbe diventare, secondo Cna, una leva di welfare regionale per giovani famiglie e lavoratori. L’associazione propone di collegare questa possibilità a incentivi per la rigenerazione urbana, con l’obiettivo di aumentare il numero di persone che scelgono di risiedere in Umbria.

Sul fronte dei servizi, Carloni indica la necessità di rafforzare l’offerta sanitaria, con più eccellenze ospedaliere e case di comunità, e di ripensare il trasporto pubblico locale attraverso servizi a chiamata capaci di collegare con maggiore continuità i centri minori. Tra le priorità infrastrutturali vengono citati collegamenti ferroviari veloci tra Perugia e Firenze e tra Foligno e Roma, per consentire un accesso più rapido all’alta velocità. Cna chiede inoltre la copertura in fibra ottica dell’intero territorio regionale, anche per attrarre lavoratori da remoto, e propone di sviluppare il welfare aziendale e regionale come strumento per aumentare i salari in presenza di obiettivi condivisi tra imprese e dipendenti.

La transizione energetica e ambientale viene considerata un altro ambito di sviluppo. Cna sostiene l’autoproduzione di energia e chiede di lavorare anche su agrivoltaico ed eolico, cercando un equilibrio tra tutela del paesaggio e autonomia energetica. L’associazione sollecita inoltre una normativa regionale per consentire il riutilizzo degli scarti di produzione come sottoprodotti, sul modello di quanto avviene in Veneto ed Emilia-Romagna. Tra le ipotesi indicate c’è anche la realizzazione di impianti per la produzione di combustibile solido secondario, utilizzabile dalle imprese energivore.

La trasformazione tecnologica passa, nella proposta, dalla cablatura delle aree industriali, per favorire l’introduzione dell’intelligenza artificiale e l’automazione dei processi produttivi. Un ruolo viene assegnato anche alle università, chiamate a rafforzare il rapporto con le imprese nella definizione dei percorsi formativi, nel trasferimento tecnologico e nello sviluppo di brevetti. L’obiettivo indicato è aumentare le possibilità per i laureati di trovare lavoro in Umbria.

Per trasformare queste indicazioni in interventi, Carloni chiede un metodo basato su una visione condivisa, obiettivi definiti, risorse individuate e programmazione pluriennale, accompagnata da verifiche periodiche dei risultati. «Le imprese si stanno trasformando da quindici anni, a essere in ritardo è la politica», ha affermato il presidente di Cna Umbria, che ha concluso richiamando la necessità di passare dalle dichiarazioni agli interventi. La nuova narrazione della regione, nella prospettiva dell’associazione, dovrà quindi misurarsi con la capacità delle istituzioni di realizzare le proposte e di tradurle in opportunità per imprese e cittadini.

Giornalista dal duemila, ha lavorato per il Messaggero e Reuters. Ha fondato e diretto la rivista Artico, i quotidiani Giornale del Cilento e Umbria24. Ha svolto a lungo attività di freelance anche come videoreporter. Impegnato nel campo della formazione al giornalismo digitale e multimediale.