La metà dei «cervelli» umbri in fuga tornerebbe a casa. Il problema sono i presupposti, gli stessi che li hanno indotti ad emigrare. E’ quanto emerge da «Brain back Umbria», il progetto ideato dall’Agenzia Umbria Ricerche e finanziato nell’ambito del Programma operativo regionale Fondo Sociale Europeo 2007-2013, i cui primi risultati sono stati presentati a Perugia.
Brain back Si tratta di un concorso di idee per start-up d’impresa o lavoro autonomo, con la possibilità di percorsi formativi e di finanziamenti fino a un massimo di 20 mila euro. Questa opportunità, dice il presidente Aur Claudio Carnieri «ha acceso molto interesse tra i giovani umbri all’estero e ha incontrato la disponibilità di imprese regionali che vogliono accrescere il loro grado di internazionalizzazione».
Keep in touch I giovani umbri che per lavoro o studio vivono all’estero negli ultimi dieci anni sono raddoppiati, con un’incidenza di laureati sul numero degli espatri che ha raggiunto il 16%. Su di loro è stata realizzata una indagine conoscitiva grazie al questionario “Keep in Touch”. L’indagine non è ancora conclusa, ma i risultati «sono già molto interessanti». Sono stati raccolti finora 205 questionari, di cui 184 riferiti a emigrati umbri, quasi la metà dei quali non iscritti all’Aire (l’anagrafe degli italiano all’estero). Il criterio di selezione del campione è stata l’origine umbra per nascita, discendenza o residenza, lo stesso criterio che è previsto per la partecipazione al “Concorso di idee imprenditoriali”, che mette a disposizione strumenti finanziari, percorsi specialistici di formazione, incubatori d’impresa e consulenze.
I risultati L’età media dei partecipanti all’indagine è di 35 anni, nel 69% dei casi si tratta di uomini. Circa l’80% degli intervistati è nato in Italia e di questi il 63% in Umbria. Ben il 67% del campione dichiara di essere stato il primo migrante della famiglia. Per il 37%, il trasferimento all’estero è avvenuto dopo il 2007; i principali Stati di emigrazione risultano Francia (secondo i dati Aire, vi vive un quinto degli emigrati umbri), Svizzera, Argentina, Germania, Belgio, Brasile e Regno Unito. Il livello di scolarizzazione è molto alto e nel 70% dei casi il titolo di studio è stato conseguito in Italia: più dell’80% ha o una laurea (prevalgono i laureati in ingegneria, scienze della comunicazione e scienze politiche) o un dottorato/master/specializzazione (in particolar modo in materie economiche o mediche).
La metà tornerebbe All’estero, hanno prevalentemente contratti a tempo indeterminato (42%) e solo il 2% risulta essere disoccupato. Quasi la metà (il 48%) degli intervistati dichiara che si trasferirebbe o tornerebbe in Umbria e di questi il 56% vorrebbe farlo entro due anni. Un incentivo al rientro potrebbe essere l’apertura sul territorio umbro di un’attività imprenditoriale. Il 54% del campione afferma, infatti che, se fossero presenti condizioni favorevoli, rientrerebbe in Umbria per avviare una propria impresa. La maggior parte ha dichiarato di voler mettere le proprie esperienze al servizio di proposte e progetti che consentano di migliorare l’attrattività del nostro territorio.
45 potenziali imprenditori Un ultimo dato è quello che riguarda i potenziali partecipanti al concorso di idee attivato grazie al progetto: di circa 450 persone contattate con il supporto della società Forma.Azione, quasi il 10% sta elaborando un “business plan” da presentare entro il 30 maggio, data di scadenza del bando. Alcuni di loro, residenti all’estero, nel corso del convegno hanno portato le loro testimonianze dirette accanto agli interventi di altri che, pur avendo deciso di non rientrare, intendono comunque collaborare attivamente alla crescita economica e culturale della regione.
Via i migliori «Un pezzo sempre più importante dell’Umbria più dinamica e innovativa si trova fuori dai confini nazionali – ha sottolineato il direttore dell’Aur, Anna Ascani -. Sempre più giovani umbri prendono in considerazione la possibilità di andare all’estero sia per fare un’esperienza internazionale e migliorare il proprio background formativo e professionale, sia per trovare migliori opportunità di valorizzazione del proprio capitale umano. Il problema – ha aggiunto – è che a fronte dei molti che se ne vanno, pochi fanno il percorso inverso. Siamo quindi un Paese a rischio di sprecare e perdere importanti risorse se non si investe in politiche efficaci di riattrazione».
Terra di emigrazione L’Umbria, ha sottolineato a sua volta il presidente del Consiglio regionale dell’Emigrazione, Fausto Galanello, continua ad essere una terra di emigrazione; le difficoltà occupazionali imprimono una forte spinta a guardare all’Europa e al mondo per realizzare i propri progetti di vita. Il progetto dell’Aur e della Regione Umbria, è stato sottolineato, va a incidere su queste problematiche, incrociando l’interesse dei giovani verso la creazione di un’impresa o un lavoro autonomo.
Contatto con le imprese Ultimo aspetto: l’Agenzia Umbria Ricerche inoltre sta cercando di stimolare le imprese umbre ad entrare a far parte della rete del progetto, attualmente hanno già aderito una trentina, al fine di favorire l’incremento del loro grado di internazionalizzazione. Grazie all’accesso a un’area riservata, le imprese possono accedere informazioni sugli umbri all’estero. Si sta così attivando una rete strutturata e permanente tra gli umbri che vivono fuori dall’Italia, le imprese umbre interessate ai mercati esteri, le istituzioni e gli enti culturali dell’Umbria con la finalità di scambiare esperienze e promuovere collaborazioni.
