di Daniele Bovi
Contro la crisi dei centri storici della regione la Confcommercio dell’Umbria fa una proposta ai sindaci: parcheggi gratis per due o tre mesi nel contesto di una «accessibilità più ampia». A lanciarla, mercoledì nel corso della conferenza stampa di inizio anno, il presidente dell’associazione Giorgio Mencaroni: «Cari sindaci – ha detto -, provate a rovesciare prospettiva, abbiate il coraggio di andare controcorrente, fate un esperimento. Per due o tre mesi parcheggi gratis per tutti, accessibilità più ampia ed iniziative di animazione». Poi, finito il periodo di sperimentazione e senza «voler far perdere i parcheggi», si tireranno le somme e si vedrà «se quello che si è perso in ticket dei parcheggi – ha spiegato Mencaroni – non si è riguadagnato in ricchezza diffusa grazie alla presenza di umbri e turisti». La proposta nasce da un’analisi impietosa dei centri storici, «risorsa ineguagliabile» oggi in «forte crisi» a causa, secondo Confcommercio, di divieti, Ztl, costi dei parcheggi, meno residenti e piccola criminalità.
Sforzo corale L’idea di Confcommercio si inquadra nella richiesta di uno «sforzo corale», una «alleanza-mobilitazione di tutte le forze associative e delle istituzioni – dice Mencaroni – per incidere in modo rilevante sulla gravità dei mali che affliggono la regione», un appello «a rimboccarsi le maniche tutti insieme, perché la salvezza dell’Umbria passa attraverso quella del suo tessuto produttivo e la valorizzazione di risorse fino ad oggi sottovalutate». Terziario di mercato, territorio, città e un settore digitale che si sta espandendo (2.200 imprese per quasi 6.400 lavoratori) sono secondo Mencaroni le risorse da cui fa ripartire un’Umbria «in stato di emergenza perché in costante arretramento per quanto riguarda ricchezza e consumi». Secondo i dati Istat del 2012 infatti il Pil pro capite degli umbri si attesta a quota 23.316 euro, lontano dalla media del Centro Italia (227.941 euro), mentre per il 2012 il pil è arretrato del 3,1% e i consumi del 2,8%.
Prospettive incerte e tasse E le prospettive per il 2014 vengono definite «incerte» da Confcommercio: secondo Unioncamere il Pil nel 2013 arretrerà del 2,2% mentre nel 2014 farà segnare un +0,8% perlopiù grazie alla ripresa dell’export che, dopo un 2013 col segno meno specialmente a causa dell’acciaio ternano (-6,6%), tornerà a crescere nel 2014 (+3,3%); i consumi scenderanno nel 2013 del 2,4% e saranno fermi nel 2014, gli investimenti saliranno nel 2014 (+2,4% dopo il -5,3% del 2013) e, infine, il Pil pro capite dovrebbe arrivare nel 2014 a quota 24.100 euro. Gran parte del ragionamento di Mencaroni ruota poi intorno al capitolo delle tasse: «Il sistema – dice – continua a chiederne ma ormai non c’è più nulla da chiedere, il limone è stato spremuto fino alla buccia». «Su Imu, Tares e tassa di soggiorno, la più iniqua perché così si tassano quelli che ci portano soldi, non è cambiato nulla: a distanza di un anno dalla manifestazione di Confcommercio possiamo riprendere pari pari le nostre richieste perché di fatto nulla è cambiato, anzi le aliquote sono aumentate. Sono mancati o sono stati insufficienti quegli interventi strutturali, a livello nazionale e locale, quelle decisioni coraggiose, quel cambio di passo e di mentalità che noi avevamo chiesto».
Anno difficilissimo La conferenza stampa è stata anche l’occasione per presentare l’indagine condotta su un campione di 150 imprese di commercio e turismo a proposito del 2013, «un anno difficilissimo». Nei primi nove mesi sono andate ko 634 imprese e si sono persi 1.300 posti di lavoro, solo un imprenditore su tre ha fato investimenti, il 64% ha dichiarato una diminuzione di fatturato e il 93% di non aver fatto inserimenti di personale. Per il 60% la causa dell’arretramento economico della regione è l’inadeguatezza della classe politica ma per il 50% è anche la scarsa capacità imprenditoriale e solo per il 27% è da addebitare s infrastrutture inadeguate. E l’intervento prioritario che la classe politica dovrebbe fare, secondo una schiacciante maggioranza (97%), è una consistente riduzione delle tasse. Infine, internazionalizzazione, innovazione digitale, reti d’impresa e aggiornamento sono, stando alle risposte degli intervistati, le chiavi per uscire dalla crisi.
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