La conferenza stampa dei sindacati

di Daniele Bovi

«Vi lascio i bambini». È un grido disperato quello arrivato non più tardi di giovedì al Sunia, il sindacato inquilini della Cgil, da una proprietaria di una casa popolare di Perugia. Alla donna, sola e con appena 1.362 euro di Isee, è stato spedito un bollettino con un canone di affitto da 183 euro, soldi che ovviamente non ha. Questo è un caso limite ma il nuovo regolamento regionale che, da gennaio, ha introdotto l’Isee come metodo di calcolo dell’affitto (la riforma è stata varata dalla precedente giunta), ha generato forti incongruenze oggetto di una conferenza stampa tenuta venerdì da Cgil, Cisl e Uil insieme ai sindacati degli inquilini Sunia, Sicet e Uniat. In queste ore stanno arrivando i bollettini con le nuove cifre agli inquilini e, secondo i numeri forniti dalle sigle sindacali, su 6.995 famiglie per 4.609 ci sono aumenti mentre per le restanti 2.386 una piccola diminuzione.

I numeri «Purtroppo – hanno detto venerdì Cgil, Cisl e Uil – quello che andiamo denunciando da più di un anno si è puntualmente verificato: la riforma dei canoni dell’edilizia residenziale pubblica ha portato ad un aumento degli stessi canoni, in molti casi anche consistente». Sulle scrivanie dei sindacati, ai quali si stanno rivolgendo molti proprietari in queste ore, ci sono le tabelle fitte di numeri fornite dall’Ater: «Esistono casi in cui con un Isee da 58 mila euro si pagano 167 euro al mese mentre con 2.195 150». «Quando avvertivamo sugli effetti distorsivi che l’introduzione del meccanismo dell’Isee avrebbe avuto sulla determinazione dei canoni – aggiungono – siamo stati quasi derisi, ora però sono arrivate le bollette e sui numeri non si può più scherzare». Secondo quanto filtra in queste ore, vista la situazione Ater (che ha costruito il nuovo bilancio tenendo conto degli aumenti) sarebbe pronta a tornare indietro almeno per tutti coloro che hanno avuto una diminuzione del reddito.

Protesta in piazza Tra l’altro, hanno spiegato i sindacati che denunciano anche come l’Isee sia applicato solo in 4 Regioni su 21, l’aumento è per ora ridotto a un 15% sul vecchio canone, grazie alla clausola di salvaguardia, ma da qui al 2021 andrà a regime, creando situazioni «drammatiche» nelle quali persone con redditi molto bassi, soprattutto persone sole e anziane, si troveranno a pagare il doppio se non il triplo di prima. Di fronte a questo scenario venerdì è partita una lettera a tutti i gruppi consiliari e alla giunta regionale con cui i sindacati chiedono un incontro urgente: «Vogliamo la sospensione della riforma – spiegano – perché serve più equità; così si colpisce la povera gente. Siamo pronti anche a portare gli inquilini sotto i palazzi della Regione».

Mancano gli alloggi A non convincere poi sono anche le due proposte di legge depositate recentemente in consiglio regionale da Lega e Fdi: «Sembrano un po’ cavalcare – spiega Barbara Mischianti della Cgil – il populismo che va di moda, senza affrontare il problema vero che è la carenza di alloggi». A oggi infatti, come ha sottolineato Cristina Piastrelli del Sunia, si riesce a soddisfare solo il 7-8% della richiesta; nei grandi Comuni significa che in due anni si mettono a disposizione circa 30 appartamenti, «mentre in quelli più piccoli zero, dato che non si investe più». A questi numeri vanno aggiunti quelli degli alloggi sfitti, migliaia in tutta la regione tra pubblici e privati (una stima risalente al 2018 parlava di 7 mila solo nella provincia di Perugia).

La piattaforma Alle istituzioni così i sindacati presenteranno una vera e propria «Piattaforma regionale per la casa», che prevede tra le altre cose la revisione dello schema di punteggio (parzialmente in mano ai Comuni) che rischia di tagliare fuori chi ha effettivo bisogno, la creazione di un osservatorio sul fabbisogno abitativo che si occupi di monitorare anche gli alloggi sfitti e il numero di sfratti incolpevoli (aumentati esponenzialmente negli ultimi anni), un adeguamento del fondo affitti, il sostegno della locazione privata a canone agevolato, favorire i progetti di recupero dell’esistente e un piano di manutenzione straordinario del patrimonio di Ater.

Twitter @DanieleBovi

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