di Daniele Bovi
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Carlo Colaiacovo, numero uno di Colacem ed editore, insieme al «re» dei tartufi Urbani, la Fondazione Cassa di risparmio di Terni e Coop Centro Italia. Sarebbero questi i componenti della cordata che, secondo le indiscrezioni riportate martedì dal Sole 24 Ore, sarebbe pronta a mettere sul piatto fino a 70 milioni di euro per prendersi almeno il 51% (o più) di Scs, la cooperativa che controlla la Banca popolare di Spoleto. Secondo quanto emerso martedì poi oltre a questi soggetti, mentre a coordinare l’operazione c’è uno studio romano, ci sarebbe anche la Carisp.
Equilibri di poteri Una mossa che, attraverso la discesa in campo di alcuni degli attori economici più importanti della regione, potrebbe ridisegnare l’assetto di parte dei cosiddetti poteri forti dell’Umbria. La banca spoletina, dopo la disdetta degli accordi parasociali nel luglio scorso da parte del Monte dei Paschi di Siena, ha la necessità di trovare un nuovo socio che compri quel 26% di quote della banca senese. C’è tempo entro la fine di gennaio: o Bps trova un compratore o, secondo gli accordi stipulati tra Mps e Scs nel 2010, è costretta a ricomprarsele ma non ci sarebbe liquidità a sufficienza per gestire un’operazione che, compreso il prestito Scs, vale circa 100 milioni di euro.
Rumors Colaiacovo, tramite la Cassa di Risparmio di Perugia, sarebbe pronto a prendersi il 20% della banca con un investimento di una decina di milioni e con Mps che, secondo i rumors, rimarrebbe con una quota del 10%. Il piano sarebbe stato messo nero su bianco e vedrebbe Bankitalia favorevole mentre, dall’altro versante, l’offerta «perugina» non è vista di buon occhio dal numero uno di Scs Giovannino Antonini. Da parte sua Colaiacovo, intervenendo martedì mattina ad una conferenza stampa proprio della Cassa di risparmio di Perugia, è così intervenuto sul tema: «Bps – ha detto – è un’istituzione radicata nel territorio e quotata. Le fondazioni tutte insieme un aiuto possono darlo e su questo stiamo lavorando. Mi auguro che nei prossimi mesi si trovi una soluzione per dare una mano nel reperire i capitali nella regione». Oltre, pubblicamente, non è andato.
Ricerca del partner Alla fine di settembre Giovannino Antonini aveva promesso, in un’intervista a Bloomberg, che il nuovo socio sarebbe arrivato entro il 15 ottobre. Poi la ricerca del partner, con Imi Sanpaolo nel ruolo di advisor, è andata avanti accompagnata da almeno due richieste pubbliche da parte della banca spoletina di un intervento delle fondazioni umbre, giudicate «liquide» e quindi in grado di affrontare l’impresa. Nel corso delle ultime settimane poi, non più tardi del 29 dicembre, molto si è parlato della trattativa con tre banche. Parlando alla stampa il presidente della Bps D’Atanasio spiegò che «la Spoleto Credito e Servizi è determinata a rimanere socio di maggioranza della Banca Popolare di Spoleto. E le tre trattative in essere per l’individuazione di un azionista che sostituisca il Monte dei Paschi di Siena ruotano intorno a questo presupposto, che io condivido». Trattattive che non escludono, come si vede dalle indiscrezioni pubblicate, il ruolo delle fondazioni.
Cda ad alta tensione Mercoledì mattina si riunisce il cda della Bps: all’ordine del giorno le indiscrezioni di queste ore e le frizioni legate ai vertici del management. Secondo indiscrezioni fondate D’Atanasio sarebbe pronto a dimettersi insieme a quattro consiglieri.
Ore decisive Martedì, intanto, a Spoleto si è tenuta la riunione del cda della Scs al termine della quale è stato diramato uno scarno comunicato in cui si spiega che «in relazione alle notizie apparse sulla stampa relative all’acquisto del 26% della partecipazione nella Banca Popolare di Spoleto Spa detenuta dalla Banca Monte dei Paschi di Siena Spa – è scritto -, il consiglio diamministrazione della Spoleto Credito e Servizi Soc.Coop. precisa che già da tempo è stato dato incarico all’advisor Banca Imi Spa affinché relazioni e perfezioni le diverse manifestazioni di interesse pervenute a questa società». In più si aggiunge che l’advisor sta procedendo nella suddetta attività che è ancora in corso e a breve la scrivente si riserva di far conoscere il nominativo del soggetto che procederà all’acquisto della predetta quota azionaria, naturalmente nel rispetto della vigente normativa». Di tempo ora ce n’è davvero pochissimo.

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