Pedala lento il mondo economico umbro (Foto F.Troccoli)

di Ivano Porfiri

E’ un «quadro a tinte grigie», un «panorama generale di stagnazione» quello disegnato dal Rapporto sull’economia dell’Umbria del 2010 della Banca d’Italia (SCARICALO IN PDF). Un sistema economico che è ripartito dopo il tonfo del 2009, ma che non decolla, non genera occupazione, per molti versi sta scontando ora gli effetti del crollo. A trainare sono le imprese che esportano, soprattutto le manifatture meccaniche e della lavorazione metalli (la Thyssen), mentre continua il buco nero delle costruzioni, ormai in un pozzo di cui non si intravede il fondo. Questo in una regione dove l’incidenza del sistema pubblico è ben maggiore che nel resto d’Italia.

Quadro di stagnazione «Nel 2010 ci sono stati segnali di ripresa, iniziati già nel secondo semestre 2009 – commenta Paolo Pasca, direttore della filiale di Perugia di Bankitalia – quindi la crisi non è stata un nuovo “1929” come si temeva. Però si tratta di una ripresa lenta, determinata dalla ripartenza del commercio internazionale, che ha trainato le imprese esportatrici. Quindi anche in Umbria ne hanno giovato le imprese più dinamiche, che poi sono quelle che hanno innovato». Una ripresa che, a parere di Pasca, «non è stata abbastanza forte da innescare l’occupazione, soprattutto giovanile e femminile, il che si riflette sui consumi interni». A delinearsi, quindi, è «un quadro complessivo di stagnazione, dove cresce chi esporta, mentre gli altri, edilizia a parte, si mantengono sui livelli dell’anno precedente».

L’industria La manifattura è il il comparto che dà maggiori segni di vitalità. Da una serie di indagini condotte da Bankitalia tra marzo e aprile su un campione di imprese umbre, nel 2010 il fatturato è cresciuto del 12% (nel 2009 era calato del 16%), recupero però limitato alle sole imprese esportatrici e in gran parte dei prodotti in metallo e della meccanica. . L’incertezza sull’intensità della ripresa ha generato tuttavia un calo degli investimenti del 20% con un trend in calo anche nel 2011. In questa direzione ha contribuito senza dubbio la dinamica negativa della redditività aziendale: metà imprese ha chiuso l’esercizio in perdita (nel 2009 era stata una su cinque).

Le costruzioni E’ il settore che soffre di più. Gli unici cantieri che proseguono sono quelli delle opere pubbliche nazionali già avviati, visto il calo degli appalti locali e le aspettattive per il 2011 sono di un ulteriore ridimensionamento del mercato.

I servizi Cresce ma in modo contenuto il fatturato delle imprese del commercio, gravato dalla debolezza dei consumi interni. Prospettive migliori per la grande distribuzione. Anche il turismo ha visto nel 2010 in Umbria una crescita modesta: fatturato in calo per 4 imprese su 10.

Il mercato del lavoro La crescita debole non va ad incidere sul tasso di disoccupazione, rimasto sui valori del 2009 (6,7%). Nel secondo semestre 2010 c’è stata una ripresa dell’occupazione ma limitata alle imprese esportatrici. Tra i giovani umbri (fascia 15-34 anni) lavora il 53,3% (nel 2008 era il 59,4%). I cosiddetti Neet (giovani che non studiano, non lavorano, non frequentano corsi) sono aumentati dal 14% al 18% tra il 2007 e il 2010 (anche se la media del Centro Italia è del 19% e quella nazionale del 24%), addirittura superiore tra i laureati: 18,8%. Se gli uomini hanno visto aumentare lievemente la percentuale di occupati (73%) parallelamente le donne hanno visto un ulteriore calo: 53%.

Il credito Si rafforza la ripresa nel mercato creditizio regionale: al netto delle sofferenze e delle operazioni “pronti contro termine”, in un anno il tasso di crescita dei prestiti bancari è passato dall’1,2% al 4,2% (3,8 a Perugia, 5,5 a Terni). Le banche danno sempre maggiore fiducia alle imprese meno rischiose. Si assottiglia il mercato delle cinque maggiori banche nazionali. Buona accelerazione per il mutui casa, cresciuti del 7%, per l’80% a tasso variabile e in un mercato di prezzi stabili, mentre i depositi bancari delle famiglie sono calati del 2,9%. Calano i prestiti iscritti a «sofferenze», pari al 2% nel 2010 ma il parallelo aumento degli «incagli» induce Bankitalia a un’analisi che parla di «deterioramento del credito» con le banche che hanno cercato di allungare i tempi prima di decretare l’ingresso tra le sofferenze, ingresso che per una parte degli incagli sarà tuttavia inevitabile.

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2 replies on “Bankitalia: l’Umbria non esce dalla stagnazione. Traina l’export, fermo il mercato del lavoro”

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