di Maurizio Troccoli

Ammonta a circa 33 milioni di euro lo stanziamento di risorse previsto dalla Giunta regionale dell’Umbria nella manovra di bilancio 2011-2013 per finanziare le misure a favore della famiglia. Il dato è stato reso noto stamani in una conferenza stampa dalla vicepresidente della Regione Umbria, Carla Casciari. «Dei 32 milioni 954 mila 226 euro stanziati – ha spiegato Casciari – 4 milioni andranno a finanziare il comparto destinato alla non autosufficienza, 10 milioni 511 mila euro, alimenteranno il fondo sociale regionale, 3 milioni 205 mila 953 euro sono destinati agli asili nido, 11 milioni 437 mila 239 euro all’istruzione, 2 milioni per le abitazioni in locazione, un milione 650 mila euro per l’abbattimento delle rette (tassa rifiuti e rette asili nido), 150 mila euro per contributi all’associazionismo familiare e agli oratori».

Come funziona Il regolamento è stato approvato dalla Giunta regionale e ora si stanno predisponendo gli strumenti amministrativi per la realizzazione del procedimento. L’articolato definisce gli elementi che determinano la vulnerabilità delle famiglie, identificati nella concomitanza di tre fattori: un profilo sociale, una fascia di reddito di appartenenza e l’insorgenza di un evento di rischio. In particolare: il profilo sociale viene determinato da uno status anagrafico della famiglia ricompreso tra famiglia con i figli, famiglia numerosa con quattro componenti e oltre, madre o padre con figli, famiglia unipersonale. Lo status economico fa riferimento all’indicatore della situazione economica equivalente (Isee) del nucleo familiare anagrafico, ricompreso fra euro 7.500 e 23 mila euro attualizzato alla data di presentazione della richiesta di accesso al beneficio, sia per le modificazioni economiche che sociali subite dal richiedente e dalla propria famiglia come l’insorgere di una situazione di rischio, tra queste la nascita di un altro figlio, la riduzione o la perdita del reddito da lavoro da parte della persona di riferimento del nucleo familiare, la scomposizione della famiglia derivante da una separazione, la perdita dell’alloggio, l’ingresso a scuola dei figli, la presenza in famiglie o l’insorgenza di una condizione di non autosufficienza.

Il pagamento delle bollette L’intervento di sostegno si realizza in una misura unica sulla base di un pacchetto di risorse che può comprendere varie prestazioni e servizi. A libera scelta della famiglia si può prevedere il pagamento di utenze come servizi idrici, gas, energia elettrica, o l’integrazione al canone di locazione. Per quanto riguarda l’entità dell’intervento riconosciuto il regolamento stabilisce che questo viene modulato anche con il combinato di più prestazioni, e corrisponde ad un diverso importo (da 300 a 800 euro) a seconda della fascia dell’ISEE, con un tetto massimo di mille euro in presenza di particolari circostanze, purchè siano debitamente motivate e documentate dal servizio sociale pubblico. La procedura per l’erogazione del contributo prevede un avviso a validità annuale, pubblicato sul sito istituzionale dalla Zona sociale, per permettere poi la presentazione delle domande da parte delle famiglie da avanzare presso gli Uffici di Cittadinanza. «La Regione Umbria – ha ricordato la vicepresidente – ha dedicato anche attenzione alle politiche di conciliazione con l’approvazione di due progetti».

Il prestito sociale Le famiglie umbre potranno contare anche sul «Prestito sociale d’onore che interviene a sostegno di un’area di vulnerabilità sociale e viene previsto e concesso a favore di cittadini umbri che versano in situazioni di temporanea difficoltà economica, contingenti o legate a momenti di criticità del ciclo di vita familiare e personale». «In particolare, grazie al prestito sociale d’onore per il quale la Regione ha stipulato una convenzione con Gepafin e la cui cifra massima in prestito è di 5.000 euro da restituire in 60 mensilità senza interessi – ha precisato la vicepresidente – le famiglie possono far fronte a situazioni di bisogno caratterizzate, da un lato da una temporanea e contingente difficoltà economica connessa a problematiche individuali o familiari, abitative, scolastico-formative, lavorative, di salute e legali, e, dall’altro dalla presenza di concrete opportunità volte comunque al superamento delle temporanea difficoltà attraverso l’attivazione di risorse della persona richiedente e della propria famiglia»

Rette asili nido «Presto – ha aggiunto  Casciari – sarà anche pubblicato un Bando che stanzia contributi per l’abbattimento delle rette degli asili nido. Il beneficio concesso è di 300 euro e viene erogato per ogni figlio presente nella famiglia che avanza istanza di contributo, purchè lo stesso figlio sia iscritto e frequenti, un asilo nido autorizzato al funzionamento. Le risorse stanziate per quest’anno sono pari a 750 mila euro e pertanto siamo in grado di coprire 2.500 domande»

Le cifre sulle famiglie umbre Considerando alcune tipologie e rapportandole al totale delle famiglie, emerge che: il 20,5 per cento è rappresentato da famiglie unipersonali (di queste, il 60per cento è composto da anziani), il 7,3 per cento da famiglie numerose, cioè con 4 o più membri, il 10,3 per cento è rappresentato da famiglie multiple o estese. Sul totale dei nuclei familiari, le famiglie monogenitoriali costituiscono il 10,6 per cento e sono composte in maggioranza (i 3/4) da donne con figli. L’incidenza di separazioni e divorzi nella nostra regione è più bassa della media nazionale. Al 2005 le separazioni erano 5 ogni 1.000 coppie coniugate (Italia 5,6),i divorzi 2,7 (Italia 3,2).

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3 replies on “Alle famiglie 33 milioni. Ecco come avere assegni per asili nido, affitti, bollette, prestito sociale e figli a carico”

  1. Ma questa REGIONE ha quasi un milione di abitanti ,questa cifra è ridicola 33 milioni per coprire tutte le situzioni di marginalità socile ?
    Solo i non autosufficienti sono 25.000 che ci fanno con 4 milioni di euro ?
    160 euro a testa ,ma che dice Carla Casciari ,forse ha fatto male i conti o forse fa finta di non capire !
    Per la non autosufficienza la Regione ,nella persona di DAMIANO STUFARA ,ANNUCIAVA E SOSTENEVA DI AVER STANZIATO 115 MILIONI ,dove sono i 115 milioni di euro per i non autosufficienti Umbri ?
    aLLE FAMIGLIE CHE ACCUDISCONO DISABILI GRAVI ED ANZIANI NON AUTOSUFFICIENTI NON DEV E ANDARE UN CENTESIMO ,solo le residenze sanitarie nel 2011 riceveranno oltre 50 milioni per integrare le rette di appena 2.500 disabili rinchiusi !

  2. Ricordo alla Casciari che l’Emilia Romagna ha stanzato ,invece dei 4 milioni di euro della gentile “assessora”,circa 330 milioni e 680 ne ha stanziati il Veneto .
    L’Umbria e la Toscana si ostinano ancora a non riconoscere ai disabili gravi e alle famiglie che si occupano della loro assistenza nessun tipo di supporto economico. Solo la Toscana prevede un esiguo contributo badante di appena 150-200 euro al mese!
    L’assegno di cura, previsto dalla legge di riforma del settore sociale 328/2000, tuttora in uso in molte regione del nord e sud italia, rappresenta uno strumento piu’ che idoneo per coprire almeno in parte le necessita’dei propri cari che vivono in condizioni di grave handicap. Non a caso l’ultimo tentativo di regolarizzazione delle badanti in Umbria e Toscana si e’ rivelata un vero flop!.
    Molte delle famiglie che ospitano persone non autosufficienti non hanno certo i mezzi per pagare tra 1200-1400 euro al mese,inoltre chi assiste congiunti non autonomi ha ovviamente ulteriori difficolta’ a conseguire un reddito.
    Tutto cio’ favorisce la condizione estrema di ricorrere a residenze, case famiglia o ospizi con conseguente decadimento della qualita’ di vita della persona non autonoma,sia disabile giovane che anziano non autosufficente.
    Accompagnare le famiglie con adeguati servizi domiciliari e assegni di cura comporta risparmi dei costi sia per lo stato che per le amministrazioni locali.
    Le integrazioni delle rette delle residenze per ciascun singolo utente sono ben piu’ onerose che un assegno di cura corrisposto al nucleo familiare e per legge, queste integrazioni, sono comunque dovute anche se il ricoverato ha un patrimonio di milioni di euro !e’ scandaloso!
    Vi sono regioni che pur di favorire l’emersione del “badantato” in nero, offrono un cifra, per chi ha un certo livello di reddito Isee, finalizzata alla copertura degli oneri previdenziali e Inail delle badanti medesime.

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