di Daniele Bovi
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L’Umbria si conferma ai vertici delle classifiche nazionali per quanto riguarda il costo della bolletta idrica. Secondo il «Dossier acqua 2013» pubblicato da Cittadinanzattiva infatti, la regione si piazza al terzo posto in Italia dopo Toscana e Marche. Nel 2012 in media una famiglia umbra (tre persone, consumo annuo di 192 metri cubi) ha speso per la bolletta idrica, tenendo conto anche del 10% di Iva, 392 euro, 82 in più rispetto alla media nazionale. Scorrendo le tabelle dello studio si scopre poi come l’Umbria già nel 2007 fosse con i suoi 290 euro contro i 233 della media nazionale ben al di sopra di essa. Da quell’anno al 2012 l’aumento è stato del 37% (+4% rispetto al resto del Paese), mentre tra il 2011 e il 2012 l’incremento è stato di un ulteriore 5,7% contro il +6,9% nazionale.
I dati Per quanto riguarda l’anno scorso poi, nessuna delle città umbre si trova tra le dieci più care d’Italia (Firenze, Pistoia e Prato le prime tre con 509 euro), anche se Terni è sopra la media regionale con 410 euro (e un aumento del 41% dal 2007), mentre ogni famiglia perugina ha sborsato in media 374 euro contro i 358 dell’anno precedente e i 289 del 2007 (+29,4%). Nel corso degli anni l’Umbria è rimasta sempre al vertice della classifica stilata dall’associazione: nel 2007 era terza, stesso risultato del 2011 e, come visto, anche del 2012. In altre città è andata pure peggio: le tariffe infatti sono raddoppiate o quasi a Viterbo (+92,7%), Carrara (+93,4%), Benevento (+100%), e più che raddoppiate a Lecco (+126%) e Reggio Calabria (+164,5%). In altre 35 poi, gli incrementi hanno superato il 40%.
La dispersione Il secondo parametro oggetto del rapporto riguarda lo spreco d’acqua, ovvero la percentuale di quella pompata nelle tubature che se ne va a causa delle perdite. Secondo i dati raccolti da Legambiente nello studio «Ecosistema urbano 2011», considerando solo i capoluoghi di provincia lungo i tubi se ne andava nel 2011 il 37% dell’acqua pompata, il 2% in più rispetto al 2007. La situazione a terni è peggiore rispetto a quella di Perugia: se infatti nel capoluogo di regione la dispersione ammontava al 30% (era al 31% nel 2007), a Terni la percentuale sale al 44% contro il 39% del 2007. Insomma, con il passare degli anni la situazione non solo non migliora bensì peggiora.
Dottorini interroga Numeri sui quali mercoledì il consigliere regionale dell’Idv Oliviero Dottorini ha annunciato di aver presentato un’interrogazione urgente alla giunta regionale. «Forse – scrive – gli Ati e le aziende di gestione, a iniziare da Umbria Acque, dovrebbero sentirsi in dovere di darci qualche spiegazione. Il primato, davvero poco invidiabile, chiama in causa anche la Regione che è chiamata a pretendere chiarimenti e a rendere trasparenti le motivazioni di questa grave situazione». Il terzo posto della regione è «un dato che deve preoccuparci e che deve indurci innanzitutto a capire le motivazioni di questa disparità di trattamento tra i cittadini umbri, ma verrebbe da dire del centro Italia, e quelli di altre regioni».
Un triste primato «La Regione – conclude Dottorini – deve chiedere conto ad Ati e società di gestione di questa situazione. Con la nostra interrogazione vogliamo spingere la giunta a rendere pubbliche e trasparenti le motivazioni di questo triste primato. Non si può continuare a sbandierare l’eliminazione dalle bollette della quota del 7 per cento per la remunerazione del capitale, se poi i risultati sono questi. L’idea di avviare un serio studio di fattibilità al fine di garantire agli umbri una gestione pubblica e partecipata dell’intero servizio idrico appare sempre più fondata. Altrimenti, almeno a leggere i dati, tutto finisce per rimanere nel novero delle buone intenzioni o delle scaltre enunciazioni.
