di Lucia Caruso
Potrebbe essere uscita da un fumoso jazz club di New York o essere arrivare direttamente da Seven Miles Beach, o anche dalla Chicago anni ’60, Nina Zilli, una delle voci femminili più ricercate della scena musicale italiana, che, sabato 28 luglio, ha chiuso in bellezza, è proprio il caso di dirlo, il sipario della 22esima edizione di Rockin’Umbria. L’incantevole location di piazza San Francesco ad Umbertide, resa ancora più suggestiva da una luna che faceva capolino dietro al palco, a fatica contieneva l’entusiasmo dei centinaia di fan letteralmente rapiti dal fascino d’altri tempi di questa intrigante creatura, tanto che appena l’hanno vista arrivare, hanno scordato immediatamente l’ora di ritardo con cui è cominciato il concerto.
La diva vintage Pettinatura anni ’30, vestitino sexy, labbra esaltate da un rossetto rosso e tacco 12, Nina Zilli entra in scena come una vera e propria diva. Bella e brava da togliere il fiato, accompagnata da un sorriso che è una venatata di freschezza, conquista tutti, scavalcando differenze generazionali e gusti musicali. Cresciuta a pane, rock e funk, nasce a Piacenza. Innamorata da subito della musica comincia ad esibirsi già a 13 anni. Due anni tra New York e Chicago saranno decisivi per la sua ricerca artistica. All’anagrafe Maria Chiara Fraschetta, sceglie come nome d’arte quello del suo idolo, Nina Simone, e il cognome della mamma. Il suo stile da pin up, nell’abbigliamento, nel trucco e nell’atteggiamento, che le conferisce un incredibile fascino, e che si sposa perfettamente con la sua musica l’ha resa non solo un personaggio molto amato dalle teeneger che scopiazzano il suo look, e naturalmente dagli uomini incantati da tanta bellezza, ma anche punto di riferimento per l’industria della moda.
Il concerto L’ouverture del concerto è affidata a tre brani del suo ultimo album “L’amore è femmina”: “Per le strade”, “Inverno all’improvviso” e “Piangono le viole”, in cui alterna sonorità anni ’80, ritmi blues e tinte funky, ancora poco conosciuti al grande pubblico ma molto intensi, passionali, che attraverso il live si afferrano nella loro interezza. Poi arriva “50mila”, il brano cantato assieme a Giuliano Palma che l’ha resa celebre, e il pubblico è in disibilio, per proseguire con “L’inferno”, che più di ogni altra traccia mette in evidenza le sue splendide doti vocali. “L’amore è femmina” è un dolce ruggito d’orgoglio dedicato alle donne.
La track list della sua nuova opera è composta di 12 canzoni, quasi tutte scritte dall’artista piacentina, eccetto “La Felicità” di Digo Mancino, “Per le strade” di Luigi De Crescenzo e “Un’altra estate”, ideata in collaborazione con Carmen Consoli, che Nina Zilli ricorda durante il concerto. Un album in cui esce fuori il carattere, l’intelligenza e la preparazione della cantante piacentina, che da profonda conoscitrice di innumerevoli influenze musicale, attinge sapientemente dai pentagrammi più disparati: dalla musica soul, al reggae, R&B, fino musica italiana degli anni ’60, ce n’è davvero per tutti i gusti.
Travolgente, vulcanica, instancabile, sul palcoscenico canta, balla, salta, suda, ride e scherza. Ad un certo punto toglie persino le scarpe dal tacco vertiginoso per sbizzarrirsi comodamente con la sua band composta da Gianluca Pelosi al basso, Heggy Vezzano alla chitarra, Nico Roccamo alla batteria, Angelo Gange Cattoni al pianoforte, Riccardo Jeeba Gilbertini alla tromba e Marco Zaghi al sassofono: un gruppo di musicisti che riesce ad assecondare il suo incontenibile entusiasmo, la sua stravaganza e la sua capacià di trascinare il pubblico in un turbinio di ritmi ed emozioni.
Tra vecchie e nuove canzoni, intramezzate da cover come “At Least” di Etta James, “Be my babe” dei The Ronettes o come l’omaggio a Nina Simone con il quale chiude il concerto, la Zilli si concede senza riserve alla piazza affollata, che, quando la vede andarsene, la chiama a squarciagola. Ma lei è solo andata a fare due tiri alla sigaretta, per poi tornare più esplosiva di prima. Questa volta si posiziona su un piedistallo argentato in pan-dan con la scritta che campeggia grande col suo nome al centro del palcoscenico, proprio come un grande star d’altri tempi. E’ lei la diva retrò. E’ lei che con il suo sorriso fa sorridere, e che con la sua voce sa incantare. E’ lei con i suoi testi leggeri, ma al tempo stesso intensi, pieni di una poesia che sa arrivare, che canta l’ amore, l’ amore quello vero, quello carnale, quello delle pulsioni dell’anima, quello che sfugge, quello che fa perdere la testa, che fa innamorare, quello che può cambiare la vita. Ma anche nei suoi brani più malinconici Nina Zilli sa sdrammatizzare, basta un sorriso, uno sguardo, una parola o una nota messa al posto giusto, o il simpatico cha cha cha che balla con la sua band a chiusura del concerto, per infondere in una tiepida serata d’estate il fresco e frivolo profumo della felicità.
Scaletta
Per le Strade
Inverno all’improvviso
Never Never
Piangono le viole
50mila
L’inverno
L’amore è femmina
Anna
Per sempre
L’amore verrà
Non quì
La felicità
At last
Penelope
Che bella cosa sei
Un’altra estate
Bacio d’addio
Sempre lontano
La casa sull’albero
Lasciatemi dormire
Be my babe
Nina Simone


concerto bello e divertente, peccato che l’abbia rovinato un sound check da incubo. Chitarra e basso hanno troppo spesso incapsulato la voce di Nina.