Il soprintendente Fabio De Chirico

di Marco Torricelli

Alcune piacciono, altre no. Ma le decine di sculture e opere d’arte di cui è disseminato il centro – e non solo – ternano, «dovrebbero essere oggetto di un attento censimento e di una catalogazione precisa, così da poter strutturare quello che si può definire un autentico museo a cielo aperto».

Il ‘museo’ A dirlo è Fabio De Chirico, soprintendente per i beni storici, artistici ed etnoantropologici dell’Umbria, che spiega: «Quello che balza agli occhi, muovendosi per la città di Terni, è la presenza, spesso imponente e a volte invece discreta, di un gran numero di opere d’arte di cui, però, spesso il passante non riesce ad intuire il significato ed il reale valore». Da qui l’idea di «dar vita ad un lavoro che permetta di raccogliere tutte le informazioni su queste opere e, magari, ipotizzare dei ‘percorsi’ cittadini che portino alla loro valorizzazione».

Le opere Non tutte, va detto, hanno riscosso e riscuotono lo stesso successo – basti pensare al diverso giudizio riservato, ad esempio, alla ‘lancia di luce’ di Arnaldo Pomodoro ed a ‘E-Terni’ di Giuseppe Maraniello, subito ribattezzata ‘la canna da pesca’ – ma secondo De Chirico «se il giudizio personale, basato sul gusto estetico di ciascuno, non può e non deve essere messo in discussione, diverso deve essere l’approccio sistematico, che deve puntare a mettere in risalto quanto si fa, e a Terni molto si è fatto, in termini di arredo urbano innovativo».

La ‘meteorite’ L’occasione per queste considerazioni nasce dal posizionamento, in piazza Solferino, della ‘meteorite’ dello scultore iraniano Bizhan Bassiri: «Un’opera che a Perugia e altrove è stata molto apprezzata – dice De Chirico – e che fa parte del percorso artistico e filosofico-culturale molto interessante di questo artista. La collocazione, a mio avviso, è ideale, ma è ovvio che anche quest’opera deve essere inserita in quel ‘percorso ideale’ a cui facevo riferimento e, soprattutto, deve essere permesso a chi la incrocia sul suo cammino, di conoscerne l’ispirazione ed il progetto».

La catalogazione Ecco, quindi, la necessità di un lavoro che porti «intanto alla definizione di un ‘protocollo’ che preveda che, accanto ad ogni opera che compone il ‘museo a cielo aperto’ ternano, una targa esplicativa, che ne illustri il significato e presenti l’autore; ma poi alla realizzazione di quello che potremmo definire un ‘catalogo’ del museo stesso e allo studio di quei percorsi cittadini attraverso i quali guidare i visitatori lungo percorsi ideali, magari tematici, di scoperta».

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