di Marco Torricelli
L’argomento, come si dice, è di ‘scottante attualità’ e non poteva esserci momento migliore, per l’uscita di un volume – scritto da chi, per una ventina d’anni, ha seguito da cronista di razza le vicende della ‘Terni’ – che contiene una disamina di avvenimenti, prese di posizione, schermaglie e dibattiti politici, scelte economiche, e che aiuta a comprendere come si è arrivati alla situazione attuale delle acciaierie ternane.
Il libro Si intitola, con ricercata ironia, ‘ThyssenKruppen. I tedeschi alle acciaierie di Terni’ (Edizioni Morphema, 279 pagine, 10 euro) e l’autore è Walter Patalocco, uno dei più autorevoli giornalisti ternani che, dall’osservatorio privilegiato di responsabile della redazione ternana de ‘Il Messaggero’, ha seguito passo passo tutta l’epopea che ha sintetizzato nel volume. Che inizia, appunto, con l’arrivo dei tedeschi, si conclude con il loro disimpegno e che «rappresenta – spiega Patalocco – un’esperienza importante, perché quella delle acciaierie è stata la prima, vera, privatizzazione fatta in Italia».
Cronaca differita Quella che scorre nelle pagine, infatti, è una «cronaca differita – dice Patalocco – di fatti che hanno dato origine ad una storia, importante per la città, ma forse poco raccontata». Non c’era, infatti, qualcosa che mettesse insieme, in maniera organica, i sedici anni – dal 1995 al 2011 – nel corso dei quali le acciaierie ternane sono state, di fatto, sotto il controllo tedesco: dalla cessione da parte dell’Iri, fino alla nascita di Inoxum e all’accordo con Outokumpu. «Senza avere la presunzione – chiarisce l’autore – di aver messo a fuoco tutti gli aspetti della vicenda, ma solo con la speranza di essere riuscito a mettere in fila gli eventi e, magari, aiutare chi, e a Terni sono molti, non ha ancora capito bene cosa sia successo e cosa stia succedendo adesso».
Oggi Già, perché il libro esce proprio in un momento particolare della storia delle acciaierie ternane. Un momento nel quale, come allora, molti elementi appaiono di difficile interpretazione: «Per scriverlo – racconta Walter Patalocco – mi sono andato a rileggere gli articoli; scritti da me, ma anche da tanti colleghi; di quegli anni e mi sono reso conto di quanti dettagli ci fossero sfuggiti, ma che erano sotto i nostri occhi e che, se fossimo riusciti ad interpretarli, ci avrebbero dato una chiave di lettura molto più completa, già da allora». Magari lo stesso errore che facciamo oggi: «Più che di errore parlerei di come quella esperienza potrebbe aiutare, chi oggi segue ‘il caso’, e non parlo solo dei giornalisti, a cercare di interpretare fatti e prese di posizione, cosa peraltro non facile, in prospettiva».
Nessun giudizio Nel volume si raccontano storie e si citano persone. Qualcuno, magari, non si vedrà descritto in maniera favorevole: «Ho sempre pensato che alla gente interessino i fatti e non le opinioni di chi li racconta – dice Patalocco – ed anche in questo libro ho solo raccontato le cose, senza dare giudizi di merito. Certo, a qualcuno potrà non piacere quello che troverà scritto, ma se le cose vanno in un certo modo è perché vengono prese delle decisioni e si compiono atti conseguenti. La responsabilità non è certo di chi li racconta».
Walter Patalocco Il mestiere di giornalista lo ha fatto – e lo fa – praticamente da sempre. Dal 1985 al 2009 è stato responsabile della redazione di Terni de ‘Il Messagero’. Ha pubblicato i libri ‘Cementificio di Acquasparta: battaglia di pochi, vittoria di molti’ (1985); ‘I rossi e il professore. Ciaurro sindaco di Terni’ (2002); ‘Su & Giù’ (2003); ‘L’Umbria si racconta’ (2011). È stato coautore del libro ‘Latina 50’ (1982) e della ‘Guida De Agostini dell’Umbria’ (1983).
