A dieci anni esatti dall’inaugurazione, Edicola 518 riapre il chiosco di giornali con un progetto innovativo e utopico, che ridimensiona la sua attività commerciale (che continuerà a essere svolta a pieno ritmo nella libreria Paradiso 518) e diventa un avamposto per la lettura, il riposo, l’incontro e l’iniziativa culturale a beneficio della cittadinanza. Edicola 518 riapre come “Oasi urbana per l’esibizionismo culturale”.
Lunedì 1 giugno si è tenuta la presentazione alla stampa con una mattinata che ha visto gli interventi, tra gli altri, di Antonio Brizioli, fondatore di Edicola 518, Andrea Stafisso, assessore del Comune di Perugia e Andrea Margaritelli, presidente della Fondazione Guglielmo Giordano. Dalle ore 18 si terrà invece l’evento pubblico con una festa per consegnare alla città il nuovo spazio.
«Ribaltiamo in positivo il concetto di esibizionismo – dichiara Antonio Brizioli, fondatore del progetto – ritenendo che in questi tempi di difficoltà culturale la lettura non possa essere più solo un privato esercizio intellettuale ma debba essere un gesto da ostentare su pubblica piazza, per propagare l’abitudine e innescare reazioni a catena positive».
L’edicola sarà quindi uno spazio pubblico, costituito da una gradinata lignea con una fonte d’acqua al centro, e dei moduli in legno che possono fungere sia da sgabello che da leggio: questo il progetto che ha elaborato Giuseppe Arezzi, designer fra i più interessanti della scena italiana contemporanea, e ha realizzato Seed Festival a partire dal percorso progettuale “L’Edicola che vorrei”, che ha visto mesi di attività laboratoriali e partecipate sul territorio a cura di Francesca Gotti (architetta), Giovanni Galanello (fotografo) e di tutto il gruppo di lavoro di Edicola 518. Lo spazio, completamente donato alla cittadinanza, magnifica la funzione sociale che i chioschi sono storicamente chiamati a svolgere, lasciando agli utenti la libertà di arricchirlo, integrarlo e reinterpretarlo.
‘L’Edicola che vorrei’ è un progetto sostenuto da Laboratorio di creatività contemporanea, promosso dalla Direzione generale creatività contemporanea del ministero della Cultura, con il contributo di Seed festival e Umbra Acque. Con la disseminazione in città di bacheche bianche su cui intervenire e successivamente, attraverso la creazione di una radio autogestita e di un laboratorio di improvvisazione nello spazio, sono state individuate le funzioni portanti del nuovo chiosco: il riposo, la lettura, la presenza di acqua potabile e la possibilità di organizzare incontri autogestiti nello spazio pubblico.
Edicola 518 nasce il 1giugno 2016 con la riattivazione di un vecchio chiosco di giornali nel cuore del centro storico di Perugia. Dai suoi spazi minimi è nato un progetto culturale indipendente articolato, che ha avuto una grande eco in Italia e all’estero perché è stato il primo esempio di riconversione di un’edicola senza alterarne le licenze e le funzioni, ma rinnovando le sue caratteristiche fondamentali: il presidio sociale svolto all’interno dei quartieri e la divulgazione culturale legata alla carta stampata. Il progetto perugino ha portato per primo in Italia decine di magazine e libri d’artista da tutto il mondo, aprendo commerci nuovi e organizzando in dieci anni oltre duecento eventi culturali nello spazio pubblico: una sorta di festival culturale continuativo che non si è mai arrestato.
Oggi Edicola 518, cooperativa con sei dipendenti e tre spazi fisici nel centro storico di Perugia, (l’edicola, la libreria Paradiso 518, l’enoteca Quasi 518) ha aperto la strada a un nuovo modo di intendere le edicole, che conta ormai decine di esempi nelle principali città italiane, tra reinterpretazioni e ispirazioni. Il chiosco non è più solo un elemento di archeologia urbana, ma un’occasione per rilanciare sfide ambiziose a partire da luoghi di elevato contenuto simbolico.
Il progetto di design
«Osservando la posizione delle scalette di Sant’Ercolano, ho voluto preservare il rito della quotidianità che storicamente appartiene all’edicola – racconta il designer Giuseppe Arezzi -. Se un tempo ci si fermava per acquistare informazioni, oggi ci si ferma per elaborarle attraverso il riposo e la lettura. Il cuore del progetto è la fontana, realizzata con il contributo Umbra Acque: l’acqua potabile è un bene primario, esattamente come lo è l’informazione di qualità. Inserirla in questo contesto significa restituire un valore sociale e un servizio concreto alla comunità e ai passanti. Ho interpretato il chiosco non solo come architettura minima, ma come un mobile abitabile e adattabile, dove ogni elemento tecnico è pensato per favorire l’incontro e la libera fruizione dello spazio pubblico».
Le saracinesche d’artista
Sulla tre saracinesche del chiosco campeggiano opere di Nic Alessandrini, muralista di fama internazionale che ha composto una storia legata al mito fondativo della città. Sulla parete frontale c’è la testa di Sant’Ercolano, il vescovo combattente che nel 549 è stato spellato vivo e decapitato da Totila per aver difeso Perugia dall’invasione dei barbari. La sua testa, secondo l’agiografia, rotolò proprio sulle scalette dove oggi sorge Edicola 518, e fu rinvenuta dai perugini attaccata al corpo quaranta giorni dopo. La rievocazione del miracolo di Sant’Ercolano sta facendo discutere in città per la sua presunta efferatezza, fra pochi detrattori e tanti entusiasti.
«Sant’Ercolano era un vescovo combattente, che tramite astuzia ed intelligenza aveva lottato contro l’invasione di Perugia da parte dei barbari Ostrogoti, salvo poi essere tradito da un chierico. – dice l’artista -. La sua testa diviene, quindi, simbolicamente uno scrigno di sapere: è stato quasi assiomatico sovrapporla ad un luogo vitale per la vita culturale cittadina. Tutta la mia opera nasce da un bisogno estremo di religiosità laica, di sacralità della carne, di riportare al centro del sentire culturale e politico il corpo come simulacro del dolore, dell’ingiustizia sociale, ma anche del riscatto e del rispetto. La mia stessa modalità di rappresentazione, che aspira al realismo tramite l’uso di una pittura fisica, sofferta, che cerca più la ferita rispetto all’integrità, vuole raccontare il rispetto e la vicinanza al corpo raffigurato».







