Il teatro Caio Melisso di Spoleto

di Chiara Fabrizi

I mecenati tornano a Spoleto. Già, perché la Fondazione Carla Fendi ha ufficialmente donato poco meno di un milione di euro per il restauro architettonico e impiantistico del teatro Caio Melisso, gioiellino di piazza Duomo di proprietà del municipio. Una volontà che la fondazione capitolina aveva reso pubblica già nel 2010, salvo poi far slittare fino ad oggi, giorni in cui all’albo pretorio del Comune di Spoleto fa bella mostra di sé il regalo a sei zero.

La condizione sine qua non Insomma quello che per quasi due anni è stato il sogno di molti, compresi gli amministratori, diventerà realtà. Ma ad una condizione: «Parte degli interventi dovranno essere conclusi – si legge in una delibera di Giunta del 30 gennaio – prima dell’inizio della 55° edizione del Festival dei Due Mondi», fissato per il 29 giugno.

Sipario e scena Ricca pronti per giugno Il vincolo messo nero su bianco dalla Fondazione Carla Fendi riguarda il restauro del sipario storico raffigurante l’Apoteosi di Caio Melisso e della scena Ricca o del Concerto che da solo vale quasi 300mila, 294mila a voler essere precisi. A dare la spinta per garantire la conclusione del lavoro prima del 29 giugno ci ha pensato il Rotary Club che ha offerto a titolo gratuito il progetto preliminare firmato dall’artigiano Paolo Biscarini. Concessione che, inutile dirlo, il Comune ha accettato di buon grado.

Poi buca orchestra e palchi Per la sistemazione della buca che ospita l’orchestra e l’adeguamento di tutti gli impianti ai nuovi standard di sicurezza, ma anche per rimettere mano agli evidenti segni di degrado dei palchi, dei corridoi, delle scale del teatro e, più in generale, di tutti gli spazi del Caio Melisso ci sarà più tempo. Per questo secondo stralcio di lavori, oltre ad un cronoprogramma meno teso, si potrà contare anche sul resto della donazione, vale a dire 626mila euro.

Fendi arreda anche il foyer Ma non finisce qui. Sì, perché il mecenatismo della Fondazione Fendi sarà ampiamente rintracciabile anche negli arredi del foyer del Caio Melisso. Sedie, specchiere, cornici, mobili, infissi, posacenere, bacheche e molto altro per un valore di circa 40mila euro prenderanno posto all’interno del teatro di piazza Duomo.

Logo «Caio Melisso-Spazio Carla Fendi» Il progetto e la volontà di metterlo a punto risalgono al 2010 anno del 53° Festival dei Due Mondi, edizione in cui si registrò il debutto del logo «Caio Melisso-Spazio Carla Fendi». Un’iniziativa che nasce da un progetto pensato dal Comune di Spoleto insieme alla Fondazione Carla Fendi e «finalizzato a preservare, attraverso un’attenta opera di restauro e funzionalizzazione, uno dei più antichi e storici monumenti di Spoleto».

La storia del teatro Il Teatro Caio Melisso discende, attraverso numerose trasformazioni, da un antico teatro spoletino. Nel suo aspetto attuale, è opera di Giovanni Montiroli (1877-1880), ripristinato nel 1958, dopo un lungo abbandono, da R. De Luca.
Nel Cinquecento, caduto ormai il progetto di continuare la costruzione del Palazzo della Signoria, rimaneva un vasto spazio tra l’Opera del Duomo e il Tempio della Manna d’Oro che si erano già innalzati sopra quell’edificio non compiuto. Non è noto a cosa fosse destinato allora quello spazio, ma non certo a rappresentazioni teatrali, perché queste si svolgevano fino alla metà del Seicento, nel Palazzo Comunale o in sale private. Il luogo inizia a legarsi alle tradizioni spoletine quando vi viene allestito uno «stanzone per le pubbliche commedie» ricordato nel 1664: ma un «teatro» – che era forse lo stesso – esisteva già nel 1660 e pare fosse nato per iniziativa dell’Accademia degli Ottusi. L’interesse per il teatro era già allora molto diffuso e vivo a Spoleto, che aveva tra le sue mura anche numerosi autori di commedie come B. Campello, O. Castelli, G.B. Lauri, B. Luparini e il celebre L. Vittori, e aveva dato natali a Giovanni Gherardi, capostipite di una delle più famose genealogie di Arlecchini e comici dell’arte, così nel 1668 quello «Stanzone» era divenuto un vero teatro con quattro ordini di palchi, uno tra i più antichi teatri italiani a palchetti.
Il Nobile Teatro, così si intitolava, fu più volte rinnovato ma prima della trasformazione di Montiroli ebbe sempre una struttura lignea; nel 1751 fu arricchito da decorazioni pittoriche, sipari e scene, che pare fossero pregevolissimi, e lo Iomelli musicò espressamente per la riapertura l’Ipermestra di Metastasio. Nel 1817 Gioacchino Rossini partecipò come suonatore di contrabbasso ad una rappresentazione della sua “Italiana in Algeri” e fece appena in tempo ad ammirare le belle decorazioni settecentesche, prima che fossero in parte distrutte e in parte trafugate nel 1819 da ignoti fiorentini. Il teatro nel 1819 era notevolmente inferiore al precedente ed era così poco amato dagli spoletini, desiderosi di averne uno più grande e più ricco, che alcuni cittadini tentarono di incendiarlo (1853). L’inaugurazione del Teatro Nuovo nel 1864 segnò la completa decadenza del “Nobile” e il suo abbandono, che tuttavia non durò a lungo perché appena dieci anni dopo il Comune ne decideva il ripristino.
Il progetto fu affidato all’architetto spoletino Giovanni Montiroli. Il teatro, consegnato nel 1880 completamente rinnovato, fu in quella occasione intitolato Caio Melisso, in onore allo spoletino, amico di Mecenate, bibliotecario di fiducia di Augusto, scrittore, commediografo e grammatico, la cui opera è completamente perduta.

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