di Noemi Matteucci
Si dice che la danza sia un linguaggio eterno e universale. Quando a scriverne le parole è uno dei più grandi coreografi della storia, Roland Petit, e a pronunciarle sono le étoile dei più grandi teatri d’Europa, il suono che si crea non può che essere emozionante e indimenticabile.
Etoile per Petit In scena, le etoile sono in grado di raccontare con assoluta eleganza e precisione l’emozionante mondo intenso, frivolo e allo stesso tempo crudele del coreografo francese. Occhi puntati, naturalmente, su Eleonora Abbagnato, étoile de l’Operà di Parigi, accompagnata da Stéphane Bullion, étoile de l’Opéra di Parigi, Claudio Coviello e Nicoletta Manni, primi ballerini del Teatro alla Scala, Alessandro Riga, primo ballerino della Compagnia nazionale di danza di Madrid, Marian Walter e Iana Salenko, primi ballerini étoile del Balletto dell’Opera di Berlino, Maria Yakovleva, prima ballerina assoluta dell’Opera di Vienna, Audric Bezard, primo ballerino dell’Opéra di Parigi, e Luigi Bonino, direttore artistico del repertorio Roland Petit.
Variazione sul programma Il programma subisce una variazione imprevista, dove per indisposizione dell’étoile de l’Opera di Parigi Mathieu Ganio, subentra Audric Bezard, altra stella dello stesso teatro. La scaletta perde i passi a due Le combat des anges ‘Proust, ou les intermittences du coeur’ e Carmen ma acquista un altro dei più bei balletti di Petit, La rose malade, ricco di pathos e presentato in apertura di spettacolo dalla Abbagnato e da Bezard.
Trame ed emozioni Sul palco si susseguono momenti di intensità estrema, sempre disegnati dalle linee sontuose e dalla precisione dei movimenti, come previsti dal coreografo francese, e raccontati dalle musiche di grandi compositori. Tutti i balletti mostrano elevato rigore e alto coefficiente tecnico, lasciando tuttavia un buono spazio all’interpretazione, specialmente a quella delle ballerine. L’espressione del sentimento si materializza passo dopo passo, attraversando le linee esili ed eleganti delle ballerine e la leggerezza dei danzatori, che si alternano in otto passi a due. Si attraversano i temi della morte con La rose malade, Notre Dame de Paris e Le jeune homme et la mort, dove Eleonora Abbagnato e Stephane Bullion danno un’interpretazione suprema del balletto considerato il capolavoro di Petit, ma si raccontano anche l’amore e le emozioni del cuore con Thais e Gymnopedie, tratti da Ma Pavlova, con Il pipistrello e con Arlesienne.
Chiusura anticonvenzionale Un ritmo inaspettato e un’interpretazione decisamente anticonvenzionale chiudono la serata classica. Sul palco, in frac e papillon, arriva Luigi Bonino: insieme alla Abbagnato, sulle note di Cheek to Cheek di Irving Berlin, offrono un originale cha cha cha, che diverte tutto il pubblico presente. Sempre su questo ritmo arriva poi il défilé finale dei ballerini, ed è come se le etoile prendessero magicamente vita sotto un’altra forma, iniziando a danzare sui passi di una musica latina che ben poco ha in comune con la classica a cui sono avvezzi. Il pubblico del teatro romano apprezza i danzatori a tal punto che, dopo un lungo applauso e standing ovation, chiede un bis. Per una prima che non potrebbe essere definita altrimenti se non ‘un successo’.
