Vittorio Sgarbi

di Chiara Fabrizi

Vittorio Sgarbi è in «guerra» con la città di Spoleto. Meglio, il critico ferrarese è pronto ad «organizzare una battaglia feroce contro personaggi che devono solo vergognarsi della irriconoscenza che li contraddistingue». E l’offensiva del professore inizia con le tre querele che «il mio crudelissimo» avvocato Giampaolo Cicconi depositerà nei prossimi giorni nei confronti del primo cittadino Daniele Benedetti, del presidente della Fondazione Giorgio Ferrara e dell’agenzia Promoter, tutti accusati di «avere abusato del mio nome a fini pubblicitari». Ma Sgarbi va anche oltre: «Voglio porre una questione morale a me? Ma io me li mangio vivi», a cominciare dal primo cittadino Daniele Benedetti, «niente più che un sindaco di campagna», e passando al direttore della Galleria civica d’arte moderna e contemporanea di Spoleto, Gianluca Marziani, apostrofato come «scippatore di idee».

L’addio a un «festival morto da tempo» La querelle sul futuro delle mostre d’arte del Festival dei due Mondi curate ormai da tre anni dal professore sembra essere arrivata al capolinea, con Sgarbi che dichiara di essere «pronto a inaugurare le tre mostre in programma, prima di dire addio a Spoleto e al Festival per il quale non ho avuto incarico né alcun rapporto di dipendenza così come non ho presentato alcun progetto per la 55ª edizione». Di più. «In passato ho svolto per amicizia e beneficenza un’attività di assistenza a un festival da tempo morto che mi ha pregato di realizzare mostre senza alcun finanziamento e senza alcun compenso, vedo oggi ripagata questa generosità con un “licenziamento” che non ha fondamento in assenza di qualunque rapporto formale e non amicale con il Festival».

Il caso della Promoter Ma al centro dello strappo tra la Fondazione e Sgarbi ci sarebbe, almeno ufficialmente, una lettera inviata dalla Promoter, agenzia milanese che organizza le mostre d’arte del Festival, le stesse curate dal critico, agli artisti selezionati per le esposizioni. Nel documento viene avanzata una richiesta di circa 24 mila euro per una serie di servizi accessori, come buffet, realizzazione catalogo, guardiania e via dicendo. Un’iniziativa che la Fondazione ha condannato parlando di «modalità di raccolta fondi inopportune e incompatibili con la missione del Festival da parte del soggetto attuatore delle mostre individuate dal professor Sgarbi».

Sgarbi: «La Promoter non agisce su mio mandato» Ma l’azione della Promoter non è piaciuta neanche a Sgarbi che spiega di aver «prontamente inviato una nota al Consiglio di amministrazione del Festival in cui ricusavo l’azione della Promoter». Ma c’è dell’altro. «Quello che deve essere chiarito – spiega da Castelbuono di Bevagna dove sabato pomeriggio ha partecipato all’inaugurazione della cantina Lunelli progettata da Arnaldo Pomodoro – è che l’agenzia non agisce su mio mandato, ma su quello del Festival che ormai da due anni ha affidato alla Promoter l’organizzazione delle mostre, tant’è che su quei documenti non c’è la mia firma e mai ci sarebbe potuta essere». Di più. «La lettera è spregevole, tuttavia ogni artista ha dietro di sé un gallerista che paga le tartine che tutti mangiano all’inaugurazione, i cataloghi e il resto». Come a dire, se c’è qualcosa da cui dissociarsi è sicuramente la forma, il metodo, non di certo la sostanza.

Sgarbi: «Marziani scippatore di idee» Alla querelle con la Fondazione, il professore somma la rabbia per «lo scippo di idee» che sostiene di aver subito. In questo caso, la questione interessa la mostra dedicata al cinquantesimo anniversario di «Sculture in città» di Giovanni Carandente, curata da Gianluca Marziani e dal Comune di Spoleto, piuttosto che dal Festival come Sgarbi avrebbe voluto. Già venerdì il critico ferrarese aveva accusato il direttore della Galleria di «sottrazione della paternità» del progetto. Ma sabato il professore è andato ben oltre: «Carandente era mio amico, l’idea l’ho avuta io e non Marziani che invece non è altro che uno scippatore di idee, assecondato da Benedetti che poverino è solo un sindaco di campagna, si vergognino tutti e due».

A Spoleto per l’inaugurazione e poi l’addio Ma le tre rassegne di palazzo Racani ci saranno lo stesso. «Il palazzo – spiega Sgarbi – è stato affittato e le mostre le inaugurerò, forse saranno anche sei e non tre, ma sarà l’ultima volta che metterò piede a Spoleto, non tornerò più e anzi scatenerò una guerra feroce a questi personaggi che mi devono ancora spiegare che fine hanno fatto i finanziamenti che la Bps aveva destinato alla realizzazione delle mostre d’arte».

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