di Danilo Nardoni

Tra le prime tappe per la presentazione del nuovo libro non poteva non esserci la sua città. Giovedì 23 aprile, alle ore 18.30 al Cinema Postmodernissimo di Perugia, Giovanni Dozzini sarà affiancato dai colleghi giornalisti Fabrizio Marcucci e Fabrizio Ricci. “Maiorca” (Edizioni Fandango) è il titolo del nuovo lavoro del giornalista, scrittore e saggista perugino.

Anno 1936, Maiorca, Baleari. I piloti italiani bombardano Barcellona e la costa orientale spagnola per sostenere la falange franchista. Nel 2026, 90 anni dopo, Dozzini racconta così una delle pagine meno conosciute della nostra Storia nazionale, anche per interrogarsi sui conflitti contemporanei e sul ruolo dell’Europa di fronte alla violenza contro i civili.

Fondatore e direttore artistico del Festival di letteratura ispanoamericana Encuentro, che si svolge dal 2014 a Perugia e Castiglione del Lago, l’autore osserva da anni le relazioni culturali tra l’Italia e il mondo iberico. In questo libro, tale interesse si traduce in un’indagine narrativa che intreccia ricerca storica, reportage e memoria europea.

Tutto prende avvio da uno dei suoi frequenti ritorni a Barcellona, città in cui aveva vissuto l’esperienza dell’Erasmus nei primi anni Duemila. Dozzini si imbatte quasi per caso nei segni della presenza italiana durante la Guerra civile spagnola: i fori dei proiettili ancora visibili sui muri. Da qui nasce una ricerca tra archivi, libri e luoghi della memoria per capire quale ruolo abbiano avuto gli italiani nel conflitto e nei primi sviluppi della guerra aerea, che fin da allora colpiva le città e i civili.

Il racconto riporta alla luce una pagina poco nota: dall’agosto del 1936 gli italiani arrivarono in Spagna per sostenere i nazionalisti e rimasero fino alla fine della guerra, risultando decisivi in diverse operazioni. Nelle Baleari, soprattutto a Maiorca, Ibiza e Formentera, la presenza italiana fu così forte da far pensare alla nascita di una vera e propria colonia, guidata anche dalla figura controversa di Arconovaldo Bonacorsi, detto “Conte Rossi”, responsabile di una dura repressione contro gli oppositori.

Ma tra gli italiani non c’erano solo ferventi fascisti: c’erano aviatori attratti dal rischio, uomini in fuga dall’Italia, persone spinte da motivazioni personali o sentimentali. Attraverso le loro storie, Dozzini costruisce un racconto corale che mette in dialogo la Barcellona di oggi con quella in guerra. Nel libro emergono quindi figure complesse e inattese, per un racconto che risuona con l’attualità, in un momento in cui la guerra torna a colpire città e civili.

L’autore, classe 1978, lavora come giornalista e a partire dal 2004 ha collaborato con testate nazionali e locali occupandosi soprattutto di cultura. Dal 2014 dirige il magazine Luoghi Comuni. Ha pubblicato già per Fandango i precedenti “Qui dovevo stare” (2021) e Il prigioniero americano (2023). Con “Qui dovevo stare”, tradotto in Armenia, ha vinto il Premio Fulgineamente nel 2023.

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