Per la 58esima edizione della Corsa all’Anello di Narni (23 aprile-10 maggio), quest’anno il Bravio è firmato da Cristiano Carotti e si configura come un’opera complessa e stratificata, che supera la dimensione tradizionale del premio, intitolata ‘L’anno del cavallo di fuoco’. Il Bravio diventa per la prima volta elemento scultoreo autonomo, affiancato da altre presenze che costruiscono un dialogo visivo e simbolico negli spazi del Palazzo dei Priori.

Al centro della riflessione di Carotti si impone il cavallo di fuoco, archetipo di energia vitale, impulso e trasformazione, legato al nuovo ciclo astrologico del calendario cinese. «Un anno di grande impeto, una forza indomita che si sprigiona», spiega l’artista, sottolineando però come questa energia richieda di essere governata: è proprio nella relazione tra uomo e cavallo, tra cavaliere e istinto, che si gioca l’equilibrio necessario tanto nella corsa quanto nella dimensione esistenziale. In questo senso, l’opera diventa metafora di una tensione più ampia, quella tra componente astrale e coscienza razionale, tra slancio e controllo.

Nel chiostro, la presenza di Pegaso – dipinto con catrame e vernici industriali sui portelloni di un autocarro – introduce una potente immagine di attraversamento e metamorfosi: «Il cavallo che compie l’impresa eroica e viene premiato trasformandosi in costellazione». Il riferimento alla strada, ai materiali industriali e ai colori fluo, cifra distintiva della poetica di Carotti, si lega qui all’idea di viaggio e consumo, di attraversamento fisico e interiore, fino a una sorta di rarefazione finale, quasi cosmica.

Accanto a questa dimensione mitica, l’uso del ferro battuto nel Bravio richiama invece le radici medievali di Narni, creando un ponte tra passato e contemporaneità, tra tradizione locale e immaginari globali. «Mi è piaciuto coniugare queste due anime», afferma Carotti, mettendo in relazione la cultura della rievocazione storica con quella dello zodiaco cinese, in un intreccio che riflette lo spirito del presente, fatto di contaminazioni e connessioni invisibili.

L’intera installazione si configura così come un «cerchio magico», uno spazio rituale in cui la comunità è invitata a entrare per condividere un’esperienza collettiva: «Un rituale per saper cavalcare questo anno del cavallo di fuoco tutti insieme». In questa dimensione partecipativa, il Bravio non è soltanto simbolo di vittoria, ma diventa invocazione di consapevolezza e forza, chiamata a domare – e al tempo stesso a liberare – l’impeto trasformativo del tempo presente.

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