di Lucia Caruso
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Una sorprendente Monica Guerritore ha indossato i panni scintillanti della diva di Hollywood, Judy Garland, per raccontarne quell’ultimo scorcio di vita così tenero e appassionante, così leggero e drammatico, così incosciente e al tempo stesso tragicamente consapevole, da apparire quasi surreale. “End of the Rainbow”, il musical che ha conquistato Broadway, è arrivato a Perugia, meritando gli applausi di un pubblico affascinato dalla storia e dalla straordinaria prova della Guerritore, accompagnata da Alessandro Riceci e Aldo Gentileschi, gli altri due protagonisti e dall’orchestra formata da Vincenzo Meloccaro, Gino Bianchi e Stefano Napoli.
Monica Guerritore al teatro Morlacchi con il musical che ha conquistato Broadway
La trama Il teatro Morlacchi è gremito quando si spengono le luci e si apre il grande sipario dorato. Il pubblico è catapultato fin da subito nella piccola ed elegante suite dell’hotel Ritz Caltron al centro di Londra. E’ il natale del 1968 e Judy Garland è nella capitale inglese per le sei settimane di concerti organizzate dal suo ennesimo marito e manager che tenta di riportarla alla ribalta dopo anni di assenza dalla scena. Qui troverà il suo amico e confidente, compagno di mille avventure, il pianista Anthony. E’ proprio con Antohy che Judy aveva fatto l’ultimo concerto a Melburne, finito male, dopo l’abuso di cui era solita di alcol e farmaci. Ma ora Judy ha voltato pagina. Ora ha superato quel pezzo di vita in cui si era sentita inopportuna, inadeguata: tra un’adolescenza difficile, matrimoni falliti, debiti accumulati e una carriera buttata all’aria a causa delle sue dipendenze, aveva persino più volte tentato il suicidio.
Judy oggi è un altra donna. Ha trovato l’amore in Mickey Deans, 28 anni, “giovane e bello” come lei stessa lo definisce. E soprattutto grazie a lui ha trovato la voglia di ricominciare a cantare. Una voglia che diventerà una sfida “Vogliono vedere quanti spettacoli riesco a fare prima di crollare”, dirà. Irrompe sulla scena piena di freschezza e vivacità. E’ arrivata da un lungo viaggio con le sue numerose valige piene di abiti scintillanti, gioielli, paillettes, trucchi e bao piumati. Ed è lì in quelle enormi valige racchiuso il suo piccolo mondo da star, legato alla necessità di apparire come gli altri la vogliono vedere, di raccontarsi come gli altri la vorrebbero sentire. Tra un concerto e l’altro, in un crescendo, viene fuori quella fragilità che la porterà nuovamente ad affogare i suoi pensieri sull’orlo di un bicchiere e a ricominciare con le pillole per resistere sul palcoscenico, davanti agli spettatori che la guardano a “bocca aperta”, come pesci fuor d’acqua.
Accanto alla Garland due uomini completamente in antitesi tra loro. Da una parte c’è Mickey: geloso dei suoi ex, che all’inizio tenta di tenerla lontana dalle sue dipendenze, e sembra davvero preoccuparsi per lei e lavorare per il suo successo. Alla fine si rivela attratto dai suoi soldi e da quelli che produrrebbe la sua visibilità. Si preoccupa non tanto di lei ma di quello che i giornalisti possono dire sul suo conto. A Mickey interessa la star di Hollywood e non Judy. Dall’altra c’è Anthony, il pianista. E’ gay ed ha la sensibilità tipica di una donna. Judy si confida con lui fino al punto di svelargli le sue paure. Anhony la consola cercando di farla sentire meno sola e di condividere con lei questo sentimento: “Tutti abbiamo paura. Attraversiamo la vita come dei bambini”. Anthony, cosciente che Judy sta di nuovo esagerando con farmaci ed alcol, tenterà di fermarla. Anche lei a tratti sembrerà prenderne coscienza, tanto che dirà a Mickey “Voglio smettere ..voglio smettere…tu non sai quando”. Ma sarà proprio lui, il suo ennesimo marito, il bello e giovane Mickey, a darle la dose letale pur di farla salire ancora, un’ennesima volta, sul palcoscenico.
Monica Guerritore si reincarna in questo personaggio colorato e stravagante, divertente e struggente, che alterna all’ironia momenti di sofferenza e insofferenza rispetto a questo mondo che pretende troppo. La concede al pubblico attraverso i suoi grandi occhi senza se e senza ma, mostrandone il carisma di grande artista. Una prova eccezionale degna di nota soprattutto pensando alla sfida che vede la Guerritore cantare per la prima vota, dopo intense ore di lezione. L’attrice riesce a mostrare il doppio volto della protagonista di “End of the rainbow”. Judy è quella che si esibisce nei jazz club ingles, bella e luminosa, con la voce che incanta, ma è anche quella dentro il camerino, stramba e confusa: “mi piace quando non sono ancora pronta…. mi da l’idea di poter cambiare tutto…di poter cambiare idea”. E’ quella che guardandosi allo specchio rivede il volto di sua madre, colei che a soli 15 anni l’ha cominciata ad imbottire di pillole per farla saltellare sui mattoni gialli del “Mago di Oz”, film con il quale inizia la sua carriera. E’ quella che ha perso il conto dei mariti ed è anche quella che confessa preoccupata di perdere Mickey: “Gli uomini che amo hanno la tendenza a non restare”. Judy è quella che ride e scherza ma è anche quella che soffre alla ricerca della fine dell’arcobaleno, alla ricerca di quella serenità tanto anelata e mai raggiunta.
A fare da cornice al racconto la superficialità e la leggerezza del mondo di Hollywood, fatto anch’esso di brillanti e pailletes, di un’apparenza che non lascia spazio alla sostanza e che travolge inesorabilmente l’anima ingenua di Judy. Il luccichio e le luci coprono il dramma esistenziale della diva, quasi a celarlo da sguardi indiscreti. Otto le canzoni che fanno da colonna sonora in questo viaggio verso la sua fine, attraverso le quali si svela la fragile personalità di questa donna: “anche se il tuo cuore soffre sorridi” canta con ‘Smile’. E le canzoni sono l’unica chiave introspettiva su Judy che infine morirà tra lustrini e paillettes, su quel palcoscenico, sua croce e delizia, uscendo di scena proprio come una grande star.

Judy Garland è stato il più grande talento mai esistito, Monica Guerritore è molto brava in questo spettacolo, certo non ha la sua voce, ma interpreta bene. La storia è molto romanzata, molte cose sono inventate di sana pianta, ma si vede bene la fragilità la forza e l’umorismo di un artista che se ne è andata troppo presto!