di Massimo Colonna
La nascita dell’Europa dal mito greco fino all’Illuminismo, dalle guerre mondiali fino al martirio di Sarajevo. All’immigrazione e all’Islam. Il tutto in un monologo visionario con sullo sfondo, a reggere in piedi la passione e forse anche tutta la scenografia, la storia d’amore con la sua amata, con tanto di ricordi e fotografie: «Amore, cosa cantavi quel giorno a piazza del Duomo a Milano?». E’ il funambolico spettacolo di Bernard-Henri Levy, filosofo e scrittore francese protagonista al Festival dei Due Mondi di Spoleto con il suo spettacolo ‘Hotel Europe’, tratto dall’omonimo libro pubblicato da Marsilio con la produzione di Gilles Hertzog.
La storia La scena si apre, e lo resterà fino alla fine, su una camera di un albergo in cui un giornalista, forse uno scrittore,interpretato proprio da Henri Levy, sta preparando un discorso per la commemorazione dello scoppio della prima guerra mondiale. «Dov’eravate voi quando i morti venivano straziati?», si chiede rivolto ai politici che saranno all’incontro. Poi ci ripensa, è un passaggio che non potrà inserire nel discorso. «Ma a chi parlerò io? Ai governanti o ai miei amici di Sarajevo?».
L’amore Sullo sfondo una storia d’amore e i suoi ricordi. Le foto di qualche città europea e anche italiana: Milano, Civitavecchia, Firenze, poi Madrid, Parigi. «Ti ricordi amore le nostre passeggiate?», come a dire che la storia la scrivono i popoli nella vita di tutti i giorni. Il tutto mentre in strada, sotto il suo albergo, la gente urla e dalla finestra di fronte scorge due donne che si spogliano.
L’Europa ieri e oggi «La Le Pen è l’amante di Putin?», passa la notizia su un fantomatico telegiornale. «Me l’aspettavo». Poi il giornalista, tra un attacco ai più recenti personaggi della politica e non (Putin, Maroni, Dante, «quel pagliaccio di Beppe Grillo», fino a Renzi e al «Banga Banga, come si chiama? Bunga Bunga») e qualche sfuriata contro chi lo disturba mentre scrive, passa al futuro del Vecchio Continente, tra le teorie di Edmund Husserl, filosofo austriaco fondatore della fenomenologia, e quelle di Martin Heidegger, pensatore tedesco allievo di Husserl.
Il tempo corre Mentre parla, il tempo corre e manca poco ormai alla presentazione del suo discorso. «L’Europa non è più niente, è soltanto un nome; diluendosi, l’Europa si è disgregata e muore, non perché sia troppo chiusa, ma perché è troppo aperta», riprendendo la teoria di Michel Houellebecq, con cui nel 2009 ha scritto il libro ‘Nemici pubblici’, nel suo celebre romanzo Sottomissione, secondo cui l’Europa giorno dopo giorno perderà potere nei confronti dell’Islam. Un ultima telefonata all’amata. Poi via per chiudere il discorso.
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