di M.Alessia Manti

La crisi di mezz’età porta a grandi svolte ma non annienta il passato. Per fortuna o purtroppo. A cuor contento, lo spettacolo che Giovanni Lindo Ferretti porta in giro insieme ai due ex Ustmamò Ezio Bonicelli e Luca Rossi sta facendo il tutto esaurito, data dopo data, non c’è conversione religiosa-spirituale che tenga. Così anche all’Auditorium Flog di Firenze – dove, per altro, si replicherà il 12 maggio – c’è stato il sold out.

Un uomo in viaggio Ferretti ha trent’anni di carriera che gli gravano sulle spalle e varie vite vissute. Dal punk dei Cccp alla Lega fino a Joseph Ratzinger. Oggi si rimette in viaggio, è un uomo che ha dichiarato di essere tornato alle sue origini, alla casa madre.

Contro verso Ed è un artista che ha compiuto una scelta: ha scelto di comunicare musicalmente con i fan servendosi solo dei propri testi. 

Sale così sul palco, a distanza di anni, con gli abiti diversi, quelli del montanaro,«a cuor contento» e utilizzando le parole di sempre, davanti ad un pubblico composto per lo più da nostalgici e che con quelle parole ci è cresciuto. In fondo sono in molti che sperano in un’ulteriore conversione che lasci spiazzati tutti, ancora una volta. Perché se proprio di coerenza si deve parlare, allora a Ferretti bisogna riconoscerla almeno per un motivo: essere stato sempre uno controverso, uno contro il verso comune appunto.

Dalle origini La scaletta ripercorre il repertorio anni ottanta targato Cccp, brani dei CSI e del progetto PGR. Non manca qualche brano pubblicato da solista. Il tutto rielaborato in chiave elettronica. Lo spettacolo si apre con Depressione caspica: la voce di Giovanni Lindo è sempre la stessa, con le sue tipiche scansioni ritmiche e melodiche. Ottimo arrangiamento per Unità di produzione, con chitarra a levare e basso marcato su base elettronica. Anche i pezzi tratti dall’ultimo album PGR risultano interessanti e godibili, come Ultime notizie di cronaca – mai eseguito dal vivo a quanto pare – e alcuni singoli inediti nella dimensione live, estrapolati dall’album Co.Dex del 1999, pubblicato da Ferretti dopo la rottura artistica con Massimo Zamboni.

Percorso di stili Si assiste ad un percorso di stili di certo ben pensato, da cui emerge un effetto onirico dato da una chitarra lisergica che accompagna brani come A tratti, una composta e sentita interpretazione dei testi come ad esempio ‘Paxo de Jerusalem’ e una sonorità, orientata soprattutto dal violino, talvolta occidentale e talvolta arabeggiante, che assicura una buona resa a canzoni importanti come Radio Kabul.

Non si rivolge mai al pubblico se non con la musica. Eppure è come se molti avessero voglia di guardarlo negli occhi per trovare chissà cosa. Curiosità, rispetto, ammirazione. Il passato resta, sì. Scelga ciascuno se c’è qualcosa da buttare nel cassonetto.

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