Si chiude con “un bilancio d’eccezione”, spiegano gli organizzatori, la 15esima edizione del Festival delle Corrispondenze, che anche quest’anno, dal primo al 6 settembre a Monte del Lago, con tre anteprime tra Perugia e Castel Rigone, ha visto una partecipazione in costante crescita, con tutte le giornate caratterizzate da una presenza di pubblico che ha superato le aspettative. Un risultato che conferma non soltanto l’attenzione crescente verso la manifestazione, ma anche la forza di un Festival che negli anni ha costruito una propria identità precisa, riconoscibile e difficilmente assimilabile ad altre esperienze culturali.
A fare la differenza è una formula che parte dalla corrispondenza, dalla lettera come forma di racconto e testimonianza, per aprirsi alla contemporaneità e interrogare il modo in cui costruiamo la realtà attraverso le parole. È questa vocazione, unita alla qualità degli ospiti e alla capacità di mettere in dialogo linguaggi diversi, a rendere il Festival profondamente legato alla propria identità e al territorio che lo ospita. Un appuntamento nel quale storia, memoria, giornalismo, letteratura, filosofia, teatro e divulgazione possono incontrarsi senza perdere la propria specificità.
Il tema scelto per questa edizione, “Vero. Falso. Finto. Le storie che diventano Storia”, ha attraversato l’intero programma, portando il pubblico a interrogarsi sul confine tra realtà e narrazione, tra informazione e manipolazione, tra memoria e costruzione del racconto collettivo.
«Si è chiusa un’edizione straordinaria del Festival delle Corrispondenze – commenta Massimo Lagetti, sindaco di Magione – un successo che è andato anche oltre le nostre migliori aspettative, un successo che certifica la qualità del Festival come appuntamento culturale estivo di rilievo nazionale. Per noi è motivo di profondo orgoglio che ci dà la spinta a continuare a crescere».
«Il bilancio di questa quindicesima edizione non si misura soltanto nel numero delle presenze, nel tutto esaurito registrato a ogni appuntamento serale, nella crescita costante che ci accompagna ormai da anni: si misura, prima e più ancora, nella qualità di un pubblico che è venuto a Monte del Lago non per assistere, ma per partecipare – così Vanni Ruggeri, vicesindaco di Magione – Un pubblico numeroso, certo, ma soprattutto attento, consapevole, coinvolto, appassionato alle grandi questioni del presente che sono state al centro del programma: le guerre, l’informazione, l’intelligenza artificiale, le narrazioni e la manipolazione del linguaggio. È questo orizzonte d’attesa, più di ogni cifra, la vera misura del successo: perché un festival può riempire una piazza con un nome, ma la trattiene, sera dopo sera, soltanto con la forza dei contenuti».
«Abbiamo scelto ospiti che non venissero a ripetere ciò che già dicono altrove – prosegue il vicesindaco – chiedendo loro di misurarsi senza sconti e senza semplificazioni con un tema, il confine tra vero, falso e finto, che li obbligava a spostarsi di un passo dal loro campo: storici che hanno parlato di finzione, scrittori che hanno parlato di verità, giornalisti che hanno parlato di memoria. Il risultato è stato un programma in cui le discipline hanno smesso di essere recinti e sono tornate a essere ciò che dovrebbero: punti di vista su una stessa domanda. Un festival di qualità non è quello che accumula nomi, ma quello che li mette in relazione. E la relazione è la parola che, chiusa questa edizione, mi sento di consegnare come bilancio».
«Da quindici anni il Festival delle Corrispondenze non è un cartellone che si esaurisce nella sua settimana – conclude Ruggeri – è una comunità che si ritrova, capace di generare nuove pratiche, legami e significati condivisi. Lo dico senza retorica, con la concretezza di chi ha visto le stesse persone tornare, portare altri, riconoscersi. Una comunità che non coincide con il pubblico e nemmeno con il paese, ma li attraversa entrambi e li allarga ai lettori che arrivano da lontano e agli ospiti che tornano da amici. In un tempo che frammenta, un festival che tiene insieme è già, di per sé, un atto culturale. La forza del Festival delle Corrispondenze è tutta qui: non nella somma degli incontri, ma in ciò che gli incontri generano. La lettera, da cui tutto è nato, insegna esattamente questo: che nessuna parola vale se non c’è qualcuno dall’altra parte a riceverla. Un festival crea comunità quando riesce a trasformare il pubblico in interlocutore, il luogo in casa, l’evento in abitudine condivisa. A Monte del Lago questo è accaduto, e continua ad accadere. Ed è per questo che, al termine di questa quindicesima edizione, la sfida è custodire un’identità che il pubblico ci ha riconosciuto, e continuare a meritarla».
«La manifestazione, già proiettata su uno scenario che amplierà e affinerà ulteriormente il suo sguardo nella prossima edizione, ha riconfermato il suo punto di forza in un’interpretazione la più larga possibile del concetto di “corrispondenza” – così Massimo Arcangeli, direttore artistico del Festival -un ponte gettato tra le idee, e le persone che le rappresentano o le incarnano, per attraversare il fossato dell’odio, della violenza verbale e della cieca polarizzazione tra opposte fazioni».
Quest’anno il Festival ha superato le 12mila presenze, con il tutto esaurito a ogni appuntamento serale e preserale, dalle anteprime alla giornata conclusiva. Protagonisti degli incontri del 2026 sono stati: Carlo Lucarelli, Marco Travaglio, Luca Caraccioli, Barbara Tamborini, Giovanni Minoli (primo Premio Corrispondenze per la divulgazione), Gino Castaldo, Paolo Crepet, Giorgio Caravale, Melania G. Mazzucco, Claudio Cerasa (Premio Corrispondenze per il Giornalismo), Roberto Mercadini, Alessandro Aresu, Filippo Ceccarelli, Michela Ponzani, Telmo Pievani, Anna Foa, Cathy La Torre, Giacomo Panozzo, Antonio Caprarica, Andrea Colamedici, Maura Gancitano, Luciano Taborchi, Tommaso Cerno, Beppe Severgnini, Simona Ruffino, Edoardo Prati, Ottavia Piccolo, Lucio Biasori, Gian Paolo Romagnani, Mario Portanova, Giorgio Marchesi, Simonetta Solder, Aldo Grasso (Premio speciale Corrispondenze alla Carriera), Andrea Scanzi.
Il Premio Uniti nell’arte, riconoscimento nato per ricordare l’unione tra i coniugi Aganoor-Pompilj, segnata da una grande intesa intellettuale che portò entrambi a successi letterari e politici, è stato consegnato alla coppia composta dagli attori Giorgio Marchesi e Simonetta Solder.
Più che una semplice successione di incontri, il Festival ha costruito una vera piazza aperta al confronto, nella quale punti di vista, competenze e linguaggi diversi si sono alternati e incrociati per interrogare il presente. Sui palchi delle Corrispondenze si è parlato di storia e memoria, informazione e potere, guerre e nuovi equilibri geopolitici, tecnologia e intelligenza artificiale, linguaggio e manipolazione, identità e diritti, ma anche di letteratura, teatro, musica e divulgazione. Confronti capaci di mettere in discussione certezze, riportare alla luce storie dimenticate e, soprattutto, offrire al pubblico strumenti diversi per leggere una realtà sempre più complessa, nella quale distinguere ciò che è vero da ciò che viene costruito, deformato o reinventato è diventato una necessità quotidiana.
Un’edizione che ha confermato anche la capacità delle Corrispondenze di tenere insieme generazioni, linguaggi e pubblici differenti, senza rinunciare alla qualità e alla profondità dei contenuti. La partecipazione crescente, appuntamento dopo appuntamento, è il segnale più evidente di un rapporto ormai consolidato con il pubblico, che riconosce nel Festival non soltanto una rassegna di incontri, ma un luogo nel quale tornare ogni anno per ascoltare, discutere, confrontarsi e, soprattutto, interrogarsi. È forse proprio questa la cifra più autentica delle Corrispondenze: un festival profondamente identitario perché nasce da un’idea precisa di cultura, capace di partire da una forma antica e intima come la lettera per arrivare alle questioni più urgenti del presente.
Il volume vincitore della prima sezione del Premio Aganoor Pompilij, arrivato alla 28esima edizione, è “Primo Levi. Il carteggio con Heinz Riedt” (Einaudi) curato da Martina Mengoni. Il premio è stato assegnato dalla giuria composta da Maurizio Tarantino (presidente onorario), Adriana Chemello (presidente Università degli Studi di Padova), Isabella Nardi (Università degli studi di Perugia), Mario Squadroni (Università degli Studi di Perugia), Massimiliano Tortora (Università degli Studi di Torino), Fabrizio Scrivano (Università degli Studi di Perugia) con la seguente motivazione: «Il carteggio ha una peculiarità che lo rende unico: è la storia del rapporto tra uno scrittore e il suo traduttore. Un rapporto professionale che diventa via via rapporto amicale, con una intensità umana supportata da una condivisione di valori e di ideali. In questo dialogo a distanza, pur con la discrezione e il riserbo che lo contraddistingue, si percepisce la solitudine intellettuale di due uomini di cultura di fronte ad eventi politici che hanno segnato la storia dell’Europa del secolo scorso. E se la professionalità del traduttore costringe lo scrittore ad una forma di “auto commento” al suo libro, dall’altra i risvolti umani mostrano, attraverso le coincidenze della storia, il “tempo intimo” delle rispettive biografie. Così le lettere diventano anche la storia di un’amicizia, di un’amichevole ammirazione e riconoscimento reciproco».
Premiato per la seconda sezione, riservata a componimenti inediti sotto forma di lettera, Luca Battisti con la lettera “Lettera a Doulea”, secondo classificato Giovanni Galli con la lettera “La casa dove il sì non arrivò”, terzo classificato Giosuè Banconi con la lettera “L’incertezza”. Giuria: Viviana Picchiarelli (presidente, scrittrice), Marilina Giaquinta (scrittrice), Fabio Versiglioni (Futura edizioni), Giuliana Zagra (bibliotecaria), Brunella Bassetti (curatrice eventi culturali), Carlo Guerrini (critico).
Premiata per la sezione speciale giovani Aurora Papalini con la lettera “A te nonna”. Menzioni per le lettere “Silenzio” di Noub Abchi, “Ma è davvero così semplice” di Martina Barzi, “Ho pensato a te” di Riccardo Ciccia. Giuria: Fabiana Mercantini, Federica Volpi e Stefania Quaglia.













