di Ivano Porfiri
Cresce l’attesa a Gubbio per la Festa dei Ceri. Il 15 maggio, come ogni anno, per tutti gli eugubini (sia quelli che si trovano in città che i tantissimi sparsi in giro per il mondo) esiste solo una cosa: i Ceri e la devozione per una tradizione che fa parte delle proprie radici. Umbria24 ha sentito il direttore di Trg, il media ufficiale della manifestazione simbolicamente più importante dell’Umbria.
Come sta vivendo Gubbio la vigilia della Festa dei Ceri?
«Come ogni anno la vigilia è carica di attesa e di aspettative, con un occhio al meteo vista l’incertezza e con grandi attese per l’intera giornata, di cui la corsa è il momento centrale ma non è l’unico: per i ceraioli la giornata si apre alle 5 e si chiude a notte fonda. E, visto quanto accaduto l’anno scorso, con San giorgio che ha impedito a Sant’Ubaldo di entrare in basilica ci sarà grande tensione».
Che strascichi ha lasciato in città l’”oltraggio” del 2014?
«Quello dello scorso anno è stato un evento rarissimo, forse irripetibile con il Cero di San Giorgio sopra quello di Sant’Ubaldo. Qualche strascico in effetti c’è stato e l’attesa per la corsa di quest’anno è doppia: tutti i ceraioli guarderanno a quello. Però ci sono state le prese di posizione del cappellanno dei Ceri don Mirko Orsini e dello stesso vescovo Ceccobelli, cioè il siccessore di Sant’Ubaldo, i quali hanno auspicato una festa all’insegna della sobrietà e dell’unione finale: ci si divide per due ore ma poi ci si riunisce tutti. L’auspicio è che dopo le divisioni si ritrovi l’unità».
Come vive un ceraiolo queste ore di attesa?
«Con trepidazione, con sentimenti di identità e di passione. Basti pensare che tra gli ospiti quest’anno ci saranno la signora Merkel, non la cancelliera tedesca ma il sindaco di Jessup in Pennsylvania, dove ad aprile la comunità eugubina fa una Festa dei Ceri. E anche di Livinallongo, dove in piena guerra, nel 1917, alcuni soldati di Gubbio rifecero i Ceri nei pressi del Col di Lana. Non c’è eugubino che, il 15 maggio, non viva i Ceri ovunque si trovi».
Ci racconti la giornata in poche parole?
«Innannzi tutto il vero inizio c’è già alla vigilia con il doppio rintocco del campanone alle 19 e 19.30. Piazza Grande sarà piena e poi serata di festa nelle taverne, ma non per i ceraioli, che vanno a letto presto dato che ci si alza alle 5 con i tamburini che svegliano i due capitani e i 3 “capodieci”. Poi c’è la visita al cimitero alle 6.30. Alle 8 la messa seguita dall’estrazione dei capitani del 2017. Poi iniziano le due sfilate: quella dei santi portati in Piazza Grande e la seconda che conduce i ceraioli da San Martino fino in piazza per l’alzata, che avveine intorno alle 11.30. Da non dimenticare la cerimonia di consegna delle chiavi della città dal sindaco al primo capitano, che per un giorno lo sostituisce, e la benedizione del vescovo. Quindi per 3-4 ore i Ceri vanno ognuno per la sua strada prima di posizionarsi alle 15.30 in attesa dell’alzatella, intorno alle 17.30 che li conduce da via Savelli alla Calata dei Neri. Qui attendono la processione, che fa il percorso inverso della Corsa. All’incontro breve omaggio e il via alla corsa, divisa in 4 tratti di cui l’ultimo alle 19.45 è l’ascesa al Monte Ingino.. Finita la Corsa poi processione a ritroso fino a Gubbio e la baldoria finale: chi è più contento e chi meno, ma tutti festeggiano».
Come si segue una festa così complessa a livello mediatico?
«Trg trasmette in differita alle 9 la Santa Messa delle 8. Dalle 10.30 in diretta da piazza Grande raccontiamo tutta la cerimonia dell’Alzata. Dalle 17.30 nuova diretta con tutta la processione e poi fino alla Corsa, seguita con 30 postazioni di ripresa e 8 regie mobili. In totale 6 ore di diretta anche in streaming e sulla nuova App Trglive. Lo scorso anno registrammo più di 35 mila utenti unici sul sito, tanti dall’estero».
Ultima curiosità. La candidatura a patrimonio Unesco per i Ceri è chiusa?
«Assolutamente no, anche se è stata rallentata dalla poca lungimiranza di tentare una strada solitaria, abbandonando la «Rete delle grandi macchine a spalla», che ha ottenuto il riconoscimento. Ora il percorso con le altre città è stato ripreso e proprio quest’anno ospite a Gubbio c’è il delegato Unesco, Javier Lopez Morales, accompagnato da Patrizia Nardi, coordinatrice della Rete. L’iter va avanti, speriamo vada a buon fine».
