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Massimo Recalcati durante il festival

«La politica restituisca ai giovani spazi di parola e potere, ascoltare le loro ragioni senza liquidarle attraverso giudizi o contrapposizioni e riconoscere la complessità delle domande che attraversano le nuove generazioni». Così la sindaca Vittoria Ferdinandi al termine della decima edizione di KUM!, il festival di Massimo Recalcati ospitato per la prima volta a Perugia. La manifestazione, dedicata quest’anno al tema «La tentazione della violenza», si è svolta da venerdì a domenica, coinvolgendo l’Auditorium San Francesco al Prato, il Teatro del Pavone, la sala dei Notari di Palazzo dei Priori e quella delle Colonne di Palazzo Graziani. Le sedi hanno registrato il tutto esaurito, con prenotazioni esaurite da tempo, confermando l’interesse del pubblico per il primo appuntamento perugino del festival ideato e diretto scientificamente da Massimo Recalcati, con la curatela scientifica di Federico Leoni.

Gli incontri Al centro degli incontri, le diverse forme della violenza e le condizioni che possono alimentarla: dai conflitti politici e ideologici alle dinamiche familiari e di genere, dal disagio giovanile alle aggressioni nei luoghi di cura, fino al linguaggio dell’odio negli ambienti digitali. Il programma ha intrecciato psicoanalisi, filosofia, letteratura, storia e scienza, affrontando anche il rapporto tra violenza, capitalismo, nuove tecnologie e intelligenza artificiale, senza trascurare le guerre, le religioni e il ruolo della mediazione nella costruzione della pace. Tra i temi affrontati, la cura della democrazia nella riflessione di Daniela Padoan, la fragilità come risorsa nel pensiero di Franco Arminio, l’analisi del fascismo proposta da Roberto Esposito e l’importanza delle relazioni durante l’adolescenza al centro dell’intervento di Matteo Lancini. Percorsi differenti, accomunati dall’attenzione alle forme della sopraffazione e alla possibilità di costruire relazioni fondate sull’ascolto e sul riconoscimento reciproco.

Un bilancio L’apertura di venerdì, con l’intervento della sindaca e la lectio di Recalcati davanti all’Auditorium San Francesco al Prato gremito, aveva posto l’accento sul ruolo della cultura nella vita pubblica e sulla cura come responsabilità collettiva. Un’impostazione che ha attraversato il programma, chiamato a interrogarsi sulle radici della violenza e sugli strumenti per contrastarla. Nel bilancio della prima edizione perugina, Ferdinandi ha richiamato in particolare il rapporto tra giovani, disagio e partecipazione. «Dobbiamo chiederci quali spazi di espressione e partecipazione stiamo offrendo alle nuove generazioni – ha sottolineato la sindaca – e quanto siamo disposti ad ascoltarle, anche quando mettono in discussione le nostre certezze e le nostre emozioni».

La chiusura Per la prima cittadina, condannare la violenza non significa rinunciare a comprenderne le ragioni, soprattutto quando emergono rabbia e disagio tra i più giovani. L’obiettivo, ha detto, è evitare che le domande delle nuove generazioni vengano liquidate attraverso giudizi o contrapposizioni, riconoscendo invece la complessità dei problemi che pongono e la necessità di offrire loro occasioni concrete di espressione e partecipazione. La chiusura del festival è andata in scena a San Francesco al Prato, con «Violenze e non violenze. Libera conversazione con Geppi Cucciari», intervistata da Gabriella Nobile. Un dialogo che ha spaziato dalla comicità alla convivenza civile, dalla condizione femminile al linguaggio dell’odio, mettendo in relazione l’esperienza personale e professionale dell’ospite con le questioni sociali al centro della manifestazione.