La proclamazione di Lahti Capitale verde europea 2021

di Ivano Porfiri

Perugia non sarà Capitale verde europea 2022. La giuria ha scelto quattro finaliste: le francesi Dijon e Grenoble (France), la capitale estone Tallinn e per l’Italia c’è Torino. Fuori, dunque, anche Parma. Vincere l’ambito titolo poterà anche a incassare un assegno da 350 mila euro. Per il premio di ‘European Green Leaf 2022’, invece, sono in finale: Elsinore, Nyborg e Ringkøbing-Skjern (Danimarca), Gabrovo (Bulgaria) e Lappeenranta (Finlandia).

Riproviamo subito L’esclusione di Perugia era abbastanza prevedibile. «Era la prima volta per la nostra città – ha ricordato l’assessore all’Ambiente Otello Numerini – e, ben sapendo che nessuna città ha mai vinto alla prima partecipazione, si era comunque tentato, nella consapevolezza di poter sviluppare una positiva esperienza, consci anche dell’alto valore delle città in competizione. Per questo ritengo che la notizia di oggi non debba rappresentare una battuta d’arresto, ma piuttosto uno stimolo per migliorarsi e rilanciare». Il Comune ha infatti intenzione di presentare la propria candidatura anche per il prossimo anno e di candidarsi anche al nuovo premio di Capitale Verde d’Italia, previsto per quest’anno. Il compito del Comune adesso è quello di sfruttare l’enorme lavoro di raccolta e analisi dei dati ambientali, svolto durante la fase di preparazione del Report di candidatura e analizzare con molta attenzione la valutazione che la Commissione ne ha fatto. «Tengo a ringraziare per conto dell’amministrazione i nostri uffici, l’Università degli Studi, Gesenu, Umbra Acque e Arpa, che hanno fatto un ottimo lavoro. Siamo certi che a tutto ciò – ha concluso l’assessore Numerini – si aggiungerà il positivo contributo di quanti potranno migliorare le analisi e le proposte per fare di Perugia una realtà sempre più intelligente, sostenibile e resiliente. In questo modo potranno essere individuati nuovi progetti e ulteriori azioni volti a migliorare l’ambiente del Comune di Perugia e a rendere la nostra candidatura a Capitale Verde d’Europa 2023 ancora più ambiziosa». A tal proposito. le candidature per la European Green Capital 2023 e European Green Leaf 2022 apriranno il prossimo 28 maggio, con un workshop per i candidati a luglio (ma la data è indicativa, in attesa di conferma). I dossier dovranno essere completati entro il 28 ottobre prossimo.

Le 18 contendenti Erano 18 in totale, compresa Perugia, le città medio-grandi che hanno presentato la loro candidatura a Capitale verde europea 2022. Altre 18 città tra i 20 e i 100 mila abitanti, invece, si contendevano il titolo di ‘European Green Leaf’ 2021. Nei 13 anni da quando è nata la competizione mai c’era stato un numero così alto di partecipanti, soprattutto dal Sud e dall’Est Europa. Oltre a Perugia, altre due italiane: Parma e Torino; poi le francesi Dijon, Grenoble e Lione; le polacche Gdańsk, Katowice, Cracovia e Poznań; le ungheresi Budapest e Pécs; poi Belgrado (Serbia), Maribor (Slovenia), Murcia (Spagna), Sofia (Bulgaria), Tallin (Estonia) e Zagabria (Croazia).

Programma stravolto Il programma che porta alla proclamazione è stato, ovviamente, totalmente stravolto dall’emergenza Coronavirus. La procedura prevedeva che dopo una prima fase di preselezione, tesa ad accertare il rispetto dei requisiti formali, una valutazione realizzata da un panel di 12 esperti esterni e indipendenti, con un parere tecnico per ciascuna candidata. Quindi la proclamazione a giugno a Lisbona, attuale Capitale verde europea. Invece, ora il nuovo calendario prevede, dopo l’annuncio odierno delle città finaliste, a settembre-ottobre gli incontri della giuria e la cerimonia di proclamazione a Lisbona.

CAPITALE VERDE: IL DOSSIER DI PERUGIA

La candidatura Quella di Perugia è una candidatura a cui si pensava da molti anni, su cui hanno lavorato l’ex assessore all’Ambiente Urbano Barelli e l’attuale Otello Numerini, insieme al team guidato dal dirigente dell’Area Risorse ambientali, Smart city e Innovazione Vincenzo Piro, accompagnato dai tecnici Gabriella Agnusdei e Guendalina Antonini. È culminata nel corposo dossier, di oltre 200 pagine, inviato a Bruxelles lo scorso 14 ottobre. Lo slogan scelto era: «Il futuro di Perugia è verde». Tra i propositi spiegati alla Commissione europea l’ampliamento della Ztl e delle ‘Zone 30’ (quelle coi limiti a 30 km/h), l’allargamento della raccolta differenziata ‘porta a porta’ a Ponte San Giovanni, San Sisto e Castel del Piano con introduzione della tariffa puntuale sui rifiuti sull’effettiva produzione di ogni famiglia. Ma anche un piano effettivo per il contrasto ai cambiamenti climatici con un sistema capace di allertare i cittadini sulle emergenze idrogeologiche per eventi improvvisi e violenti.

VIDEO: LA PROCLAMAZIONE DI LAHTI

Punto di partenza Un primo successo già ottenuto nella partecipazione alla competizione è stato il grande lavoro di ‘check up’ sulla situazione esistente a Perugia: uno screening che ha visto per mesi impegnati gli uffici diretti da Vincenzo Piro, che oggi permette – comunque andranno le cose – di pianificare il futuro su dati certi.

Il dossier Sulla mitigazione dei cambiamenti climatici, l’obiettivo di Perugia sulla riduzione di Co2 nel 2020 è del 29% rispetto all’anno di riferimento 1996, che sale al 40% nel 2030. La città nel 2015 ne ha prodotte 660.502 tonnellate, 3,97 pro capite di cui 1,97 da trasporto. In calo rispetto al picco di 899.925 del 2005 e meno delle 741.211 del 1996. Da questo punto di vista si è agito con la mobilità alternativa e gli impianti di energia alternativa come la copertura del PalaBarton con pannelli fotovoltaici. Le strategie future si basano sull’adottare il Piano d’azione per l’energia sostenibile, maggiore sfruttamento dell’energia idroelettrica e l’adozione del Piano urbano per la mobilità sostenibile (Pums). Sulla mobilità, per il futuro si prevede: l’introduzione di bus e taxi elettrici, la riorganizzazione della rete di trasporto pubblico, l’introduzione del Brt (bus rapid transit, cioè il metrobus), potenziamento di bike e car sharing. Si vuole poi ampliare la rete di centraline di ricarica elettrica (30 attuali) e l’aumento del parco auto comunale (oggi 62 veicoli).

Rischio idrogeologico e verde Nel Piano c’è anche la mappatura del rischio idrogeologico del Comune, per il quale il 7,7 per cento dei cittadini è esposto al rischio di alluvione, il 6,65 di frana. Le strategie future quindi prevedono un aggiornamento del ‘Piano multirischio di protezione civile’ e del sistema di allerta per la popolazione. Sul verde pubblico, i dati di Perugia sono già di partenza molto buoni con 66,63 metri quadri pro capite. Ma anche qui ci sono progetti come il censimento informatizzato e l’affidamento in global service della gestione delle aree verdi. Nel 2021, inoltre, è fissato l’obiettivo dell’adozione di un ‘Piano d’azione per la biodiversità’ della città.

Rumore e rifiuti Azioni mirate sono previste anche contro il rumore, con l’adozione del Pums e di un ‘Piano d’azione del rumore’, ma anche l’estensione della Ztl e delle ‘Zone 30’ o la pavimentazione stradale fonoassorbente. Ma ad oggi nessuna indicazione sul dove e quando di preciso. Un altro ambito importante è quello dei rifiuti, con 508 kg pro capite di produzione attuale da ridurre. Obiettivo è incrementare ulteriormente l’oltre 70 per cento di differenziata attuale con strategie che vanno da eliminazione della plastica, riduzione di scarti alimentari, adozione di tariffazione puntuale, realizzazione di nuovi centri del riuso.

Acqua e partecipazione Per l’acqua (118 litri d’acqua domestica pro capite al giorno) si punta a ridurre il 41,3% delle perdite della rete e l’informatizzazione del sistema di gestione. Infine la governance con potenziamento del forum civico Agenda 21 locale e altri piani, ma soprattutto con il coinvolgimento di piùà attori possibili nel dossier di partecipazione.

Pavanelli «Ancora una dimostrazione dell’immobilismo politico di Perugia. Da anni – dice la senatrice perugina del M5s Emma Pavanelli, membro della commissione Ambiente – il M5s ha chiesto un vero e proprio cambiamento eco sostenibile per il nostro Comune». Secondo la senatrice «il dossier che il Comune ha presentato era evidentemente debole in quanto si basava solo su progetti “datati” e portati a termine anni prima, come ad esempio per la mobilità le scale mobili. Da allora nulla è stato fatto da questa amministrazione. Una occasione persa non solo per il nostro capoluogo ma per tutta l’Umbria. È del tutto evidente che Perugia non avrebbe mai superato con esito positivo i 12 criteri giudicati essenziali dalla commissione europea per l’assegnazione di Capitale green. Ora, se il comune intende ripresentarsi, come annunciato alcuni mesi fa, suggerisco al sindaco Andrea Romizi di dimostrare concretamente di avere una vera visione ecosostenibile della città».

Riserva del Peglia “La Riserva Mondiale della Biosfera Unesco del Monte Peglia la prima istituita nell’Umbria è pronta a valutare il sostegno alla candidatura della Città di Perugia a Capitale verde d’Europa” dichiara l’avvocato Francesco Paola, presidente della Riserva. “Perugia merita certamente tale traguardo e lo stop di quest’anno deve incrementare e non rallentare gli sforzi. Sono sfide internazionali importanti ed anzi decisive che occorre raccogliere per i giovani e le imprese mediante aggregazioni dotate di una forte dose di innovazione e delle menti aperte, che sono diffuse e quanto mai necessarie nei tempi attuali della transizione ecologica. Sono convinto che l’Umbria meriti diversi riconoscimenti internazionali, così come sono convinto che Orvieto meriti ad esempio di entrare nella lista World Heritage dell’Unesco e la Riserva Mondiale Unesco dell’Umbria può certamente aiutare tutti tali processi con le dovute cooperazioni istituzionali, senza nessuna promessa che non sia il nostro impegno e la adesione coerente ai diritti universali che la Riserva Mondiale rappresenta e propone. La Riserva della Biosfera Unesco del Monte Peglia può in definitiva creare un elevato valore aggiunto ad ogni livello. Il nostro maggior desiderio è di essere all’altezza del prestigioso riconoscimento internazionale e tenere alto il nome della Repubblica italiana in tutti i progetti che la Riserva riterrà di co promuovere in stretta adesione del Piano di gestione e di governance approvato dall’Unesco”.

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