La Basilica di San Francesco ad Assisi (Foto F.Troccoli)

di Ivano Porfiri

Tantissimi giornalisti e grande emozione ad Assisi per la riapertura della tomba di San Francesco, appena restaurata. Un luogo unico, ricco di un’intensità mistica rarissima da trovare nei luoghi di culto di tutto il mondo. Negli anni vi si sono recati per raccogliersi in preghiera tutti i papi, ma anche personaggi come l’ex ministro iracheno Tareq Aziz, il presidente brasiliano Lula, Ingrid Betancourt.

Galan e Bagnasco All’evento hanno preso parte il padre Marco Tasca, ministro generale dell’Ordine dei frati minori del convento, il capo restauratore della Basilica di San Francesco Sergio Fusetti, il Custode del Sacro convento padre Giuseppe Piemontese e padre Enzo Fortunato. A presiedere la celebrazione del Vespro, il pellegrinaggio alla Tomba e l’Atto di Affidamento il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco. Venerdì la visita del ministro della Cultura Giancarlo Galan, che ha visitato in anteprima la tomba restaurata.

Sergio Fusetti, capo restauratore

I lavori Le opere hanno avuto inizio il 25 febbraio, e sono state ultimate l’8 aprile, vedendo impegnati ininterrottamente i restauratori diretti da Sergio Fusetti. L’intervento, appena ultimato, è stato possibile grazie al contributo dei benefattori, degli sponsor e del Sacro Convento di Assisi. Tra le importanti novità di questo restauro, che ha dato luce e colore nuovo al cuore del Santuario, i frati conventuali hanno pensato di aiutare i milioni di pellegrini che non possono raggiungere Assisi.  Proprio per questo sono state installate due telecamere nella cripta che permetteranno di collegarsi attraverso il sito www.sanfrancesco.org e di pregare virtualmente da lontano, dai posti più remoti della terra, dinanzi la Tomba di San Francesco. Ci sarà la possibilità, inoltre, di inviare i desideri, le speranze, le gioie e il dolore del cuore ai frati del Sacro Convento grazie all’indirizzo di posta elettronica latuapreghiera@sanfrancesco.org. La comunità francescana potrà così portare tutte le preghiere sull’altare di Francesco che Giovanni Paolo II ha definito ‘cattedra di pace’.

La tomba di San Francesco

La cripta La tomba è situata nella Basilica inferiore di S. Francesco di Assisi ed è composta dalla cripta, la cui veste attuale è stata realizzata nel 1930 dall’Architetto Ugo Tarchi, e dalla tomba vera e propria risalente al 1230. Tale complesso, interamente in materiale lapideo, è stato realizzato con la caratteristica pietra rosa di Assisi. La Tomba di San Francesco – nella piccola cripta posta sotto l’altare centrale della Basilica Inferiore – era stata chiusa lo scorso 25 febbraio. I lavori di straordinaria manutenzione hanno riguardato in particolare la ripulitura delle pietre. Il corpo del Poverello fu nascosto, integro, nel rozzo sarcofago di sasso contenuto nel pilastro eretto al centro del vano a crociera, nel 1230 da frate Elia, che lo rese cosi’ inaccessibile a qualunque possibile violazione.

Padre Piemontese: in attesa del papa «Il restauro della cripta della Tomba di S. Francesco si è reso necessario per porre rimedio ai danni causati dall’usura del tempo – ha spiegato padre Piemontese – dal sedimentarsi sulle pareti e sulle volte di smog, nerofumo, fuliggine, polvere e altre impurità provocate dal fumo delle candele votive, dalle lampade ad olio e infine dal via vai di milioni di pellegrini. Si era venuta a creare una coltre di fuliggine che  ne aveva alterato il colore e l’aspetto originale». «L’affetto, il rispetto e la devozione per Francesco e la sua storia, l’amore e l’attenzione ai milioni di pellegrini, la preparazione e l’attesa della visita del Papa Benedetto XVI il prossimo 27 ottobre – ha concluso – ci hanno indotti a riportare allo splendore originale questo luogo, centro e cuore della cittadella santuario di Assisi e dei francescani di tutto i mondo».

Galan con Fusetti e padre Piemontese

Galan: un privilegio Il ministro Galan si è detto emozionato di poter toccare con mano un luogo simile. «E’ la terza volta che vengo in visita ad Assisi in veste istituzionale, la quinta che ricordo, anche da piccolino – ha affermato -. Nell’ultima occasione l’accensione dell’albero è stato qualcosa che spiritualmente non si dimentica tanto facilmente. Ma voglio dirvi che in questo momento io mi sento davvero un privilegiato, che gode di un privilegio di cui fortunatamente tutti possono usufruire: tutte le persone che hanno voglia possono venire a vedere qui qualcosa di assolutamente straordinario. Questo forse ci sfugge qualche volta; non credo che al mondo siano molti coloro che, nella loro vita, hanno potuto avvicinarsi fino a venti centimetri da un affresco di Giotto. Ecco, a me è capitato anche oggi qui ad Assisi». Sul restauro, Galan ha sottolineato di aver «assistito a qualcosa di straordinario: un restauro completato in un mese e mezzo, per cui dobbiamo loro riconoscenza; perché, come hanno ricordato, non sono i proprietari di questi beni, bensì i custodi, e hanno svolto il loro compito nel modo più perfetto che si possa immaginare. Lo Stato è al loro fianco, lo è stato in passato e lo sarà in futuro, con tutta la rilevanza che il caso richiede. Ci sarà perché avrà il dovere, ma anche l’interesse a farlo, così da dare la certezza a chi viene in visita in Italia, a Venezia, a Firenze, ad Assisi e nei tanti posti che abbiamo, che vi troverà qualcosa che si presenta in modo pulito e tenuto bene».

Messaggio di Fini «Ho appreso con viva soddisfazione la notizia della riapertura al culto della tomba di San Francesco chiusa lo scorso 25 febbraio per urgenti lavori di straordinaria manutenzione». Lo afferma il presidente della Camera, Gianfranco Fini, in un messaggio inviato ai frati di Assisi. «La figura di San Francesco – scrive Fini – richiama l’essenza migliore dell’italianità ed è uno straordinario esempio di amore verso il prossimo e verso la natura, simbolo della pace e della fratellanza». Secondo il presidente della Camera «oggi più che mai abbiamo bisogno di riaffermare questi valori, interiozzandoli profondamente come misura dell’agire quotidiano a tutti i livelli in cui una società si articola». «Nella nostra contemporaneità – prosegue Fini –  spesso pervasa da tensioni politiche e sociali che rischiano di minare la coesione della collettività, è importante che le istituzioni e la società civile facciano tesoro del messaggio francescano, della sua costante attenzione per i diseredati, della sua pratica di vita e di pensiero ispirata al dialogo e all’apertura verso la diversità». «La forza dirompente di questo messaggio, che raggiunge tutti, credenti e non credenti – conclude – è propriamente rappresentata dalla tomba del Patrono d’Italia che, in occasione del 150esimo anniversario dell’Unità del nostro paese, si pone con ancor maggiore intensità quale simbolo delle radici ideali che ci uniscono e che meglio definiscono la nostra identità più autentica».