Tre anteprime, tre luoghi diversi e un pubblico numeroso che ha riempito ogni appuntamento. Da Carlo Lucarelli a Villa del Colle del Cardinale, passando per Marco Travaglio a Castel Rigone e Lucio Caracciolo nella Sala dei Notari di Perugia, il Festival delle Corrispondenze ha già dato una prima risposta concreta a una delle sue domande di fondo: in un dibattito pubblico sempre più affidato agli spazi virtuali, c’è ancora bisogno di piazze reali nelle quali ascoltare, confrontarsi, dissentire e costruire pensiero.
È questa, prima ancora che una formula, la vocazione del festival: fare della cultura uno spazio di responsabilità, nel quale la parola non sia soltanto espressione individuale ma occasione di confronto e strumento per leggere la realtà. Un’esigenza che il pubblico delle anteprime ha restituito con la partecipazione e che da domani, a Monte del Lago, troverà spazio nei 40 appuntamenti della 15esima edizione.
Il percorso verso il Festival è iniziato con Carlo Lucarelli, che a Villa del Colle del Cardinale ha attraversato diversi territori del suo lavoro, muovendosi attorno al tema della verità e alle molte forme che può assumere il racconto della realtà. Dal suono della verità al male, fino alla rappresentazione della violenza contro le donne nel corso della storia, Lucarelli ha riportato al centro il suo modo di indagare ciò che resta quando una storia non si esaurisce nei fatti, ma continua a interrogare la memoria collettiva. È la stessa prospettiva che da sempre accompagna il suo lavoro sulla cronaca e sui misteri d’Italia: partire dai documenti, dalle tracce e dalle storie per provare a distinguere ciò che sappiamo da ciò che crediamo di sapere.
A Castel Rigone, Marco Travaglio ha invece affrontato alcuni dei nodi più controversi dell’attualità, dal riarmo alle fake news, fino al caso Report e alla vicenda che ha coinvolto Sigfrido Ranucci. Un intervento nel quale non è mancata la sua cifra diretta e polemica, con una particolare attenzione al modo in cui l’informazione può orientare la percezione dei fatti e al rischio che anche notizie provenienti da fonti considerate autorevoli possano essere accolte senza sufficiente spirito critico.
A Perugia, nella Sala dei Notari, Lucio Caracciolo ha portato il pubblico dentro uno dei nodi più urgenti del presente, quello della guerra e del riarmo e dei nuovi equilibri geopolitici. Rispondendo alle domande sul rischio di un conflitto diretto tra la Russia e alcuni Paesi europei, il fondatore e direttore di Limes ha invitato a non stabilire una correlazione automatica tra il riarmo e la guerra, ricordando come durante la Guerra fredda gli arsenali fossero ai massimi livelli senza che si arrivasse a uno scontro diretto.
Diverso, però, è lo scenario attuale, segnato dalla possibilità concreta di un’escalation nucleare. Il rischio, secondo Caracciolo, è che la guerra possa progressivamente sottrarsi alla volontà di chi la conduce, fino a diventare un processo nel quale le armi finiscono per decidere al posto della politica. Una prospettiva che rende ancora più attuale l’immagine di una “terza guerra mondiale a pezzi”, evocata da papa Francesco e oggi, nella lettura di Caracciolo, tutt’altro che lontana dalla realtà.
La priorità diventa allora impedire che i diversi conflitti già in corso finiscano per saldarsi in un unico confronto, tornando a dare spazio all’iniziativa politica e diplomatica. Rilegittimare la politica diventa così non soltanto una necessità di fronte alla crisi internazionale, ma una responsabilità, perché è alla politica che spetta la possibilità di governare i conflitti prima che siano i conflitti a governare noi.
Con queste tre anteprime il Festival ha dunque già introdotto tre modi diversi di stare dentro il tema “Vero. Falso. Finto. Le storie che diventano Storia”: la ricerca della verità nelle storie irrisolte, il conflitto tra informazione e interpretazione, la necessità di sottrarsi alle semplificazioni per leggere la complessità del presente.
«Un festival aperto al libero confronto, al riparo dal rischio di autointestazioni o di strumentalizzazioni, perché ne guadagni il dibattito, in particolare su temi divisivi, particolari o sensibili – le parole di Massimo Arcangeli, direttore artistico del Festival delle Corrispondenze – In tema di divulgazione culturale, in un clima reso sempre più arroventato da pericolose polarizzazioni e dall’odio montante, abbiamo sentito il dovere, oggi più che mai, di dare voce alle diverse idee, purché radicate nel senso di appartenenza ai principi e ai valori civili e democratici garantiti dalla nostra Costituzione».
Se il Festival delle Corrispondenze vuole essere una piazza reale, luogo nel quale incontrarsi, ascoltare e costruire un confronto che abbia ricadute sulla comunità, quella piazza deve essere innanzitutto accessibile e inclusiva. E deve avere cura del territorio nel quale prende forma. È da questa idea che nasce un percorso che affianca ai contenuti e ai protagonisti della 15esima edizione una crescente attenzione all’accessibilità, al coinvolgimento delle nuove generazioni e alla sostenibilità ambientale. In questa direzione, durante alcuni appuntamenti, sarà presente un interprete Lis (Lingua dei segni italiana), strumento fondamentale per garantire accessibilità e inclusione comunicativa, mentre altri incontri saranno tradotti simultaneamente in lingua inglese grazie a LingoYou (attraverso un qr code). Una scelta che amplia la possibilità di partecipare al Festival e che riflette la volontà di costruire uno spazio culturale aperto a pubblici diversi, senza barriere linguistiche o comunicative.
Il servizio Lis sarà attivo in occasione degli incontri con Filippo Ceccarelli (3 settembre alle 18), Michela Ponzani (3 settembre alle 19.30), Antonio Caprarica (4 settembre alle 19.30), Simona Ruffino (5 settembre alle 18.30). Il servizio di traduzione simultanea in lingua inglese sarà attivo per gli incontri con Alessandro Aresu (3 settembre alle 17), Antonio Caprarica (4 settembre alle 19.30), Beppe Severgnini (5 settembre alle 18), Mario Portanova (6 settembre alle 17).
Il Festival investe inoltre sulle generazioni più giovani, non soltanto come pubblico ma come parte attiva del processo di costruzione della manifestazione. È stato infatti avviato un percorso di alternanza scuola-lavoro con l’Istituto Omnicomprensivo Giuseppe Mazzini di Magione, che coinvolgerà gli studenti sia durante le giornate del Festival sia nel corso dell’anno, nella fase di progettazione e organizzazione. Un’esperienza che mette i ragazzi a contatto diretto con il lavoro necessario a dare forma a un evento culturale e li rende parte di quella stessa comunità che il Festival vuole contribuire a costruire.
C’è infine il rapporto con il territorio che passa anche dalla capacità di accogliere chi arriva al Trasimeno per partecipare al Festival. Si consolida così la collaborazione con il Consorzio Urat – Unione ristoratori e albergatori del lago Trasimeno, attraverso pacchetti turistici dedicati che uniscono gli appuntamenti della manifestazione alla scoperta del territorio e della sua offerta di ospitalità e ristorazione.
E si rafforza la collaborazione con ReGusto, partner per la sostenibilità del Festival, che anche per l’edizione 2026, in sinergia con i propri partner accademici, supporterà il Comune di Magione nella misurazione dell’impronta ecologica dell’evento. Saranno raccolti e analizzati i dati relativi alle principali fonti di emissione legate all’organizzazione e alla gestione della manifestazione, così da calcolarne la Carbon Footprint e quantificare le emissioni prodotte. A questo percorso si affianca anche un’azione concreta di tutela ambientale: il Comune di Magione ha infatti scelto di sostenere, attraverso Climate Partner, il progetto Vaia, contribuendo alla piantumazione di 47 alberi sull’Altopiano di Asiago, area fortemente colpita dalla tempesta del 2018. Un intervento che contribuisce al ripristino dell’ecosistema, alla protezione del territorio e alla tutela della biodiversità.
La cerimonia di apertura della 15esima edizione è fissata per martedì primo settembre alle 16, con la presentazione di “In giro per festival. Guida nomade agli eventi culturali” di G. Alonzo e O. Ponte di Pino. Un’apertura che introduce uno dei temi impliciti del Festival stesso: il valore dei luoghi culturali come spazi di incontro e di partecipazione, capaci di mettere in relazione persone, idee e territori. Interventi di Massimo Lagetti (sindaco di Magione), Vanni Ruggeri (assessore alla Cultura del Comune di Magione), Tommaso Bori (vicepresidente e assessore alla Cultura della Regione Umbria), Simona Meloni (assessore al Turismo della Regione Umbria), Fabrizio Stazi (direttore generale di Fondazione Perugia), Francesca Caproni (direttrice del Gal Trasimeno-Orvietano), Massimo Arcangeli (direzione artistica del Festival delle Corrispondenze), Paolo Pecetti (Generale Prefabbricati S.p.A., main sponsor).
A seguire, il Festival guarderà alle nuove generazioni con Barbara Tamborini (psicopedagogista e scrittrice)e Alberto Pellai (medico e psicoterapeuta), autori di “A voi, ragazze e ragazzi. Lettera agli adulti di domani”, che porteranno al centro adolescenza, educazione digitale e genitorialità. Una riflessione che parte dalla forma della lettera per ristabilire un dialogo tra generazioni proprio nel momento in cui una parte crescente delle relazioni si trasferisce nello spazio digitale.
Alle 18 sarà la volta del giornalista, autore e conduttore televisivo Giovanni Minoli con il talk “Faccia a faccia con la storia. Mezzo secolo di televisione tra inchiesta, mito e racconto pubblico”, che dialogherà con Massimo Arcangeli (direttore artistico del festival). Il volto storico della televisione italiana riceverà per l’occasione il Premio “Corrispondenze” per la divulgazione – primo nella storia del festival – riconoscimento a una carriera costruita sul racconto della storia e dell’attualità attraverso il mezzo televisivo.
Alle 19.30 il giornalista e critico musicale Gino Castaldo, nel monologo “La musica è finita. Appunti per una rivoluzione”, attraverserà mezzo secolo di canzone e rock, interrogando il rapporto tra musica, generazioni e memoria: perché alcuni brani diventano il racconto di un’epoca e finiscono per contribuire a costruire il modo in cui quell’epoca viene ricordata.
Chiuderà la prima giornata, alle 21.30, Paolo Crepet con “Riprendersi l’anima”, una riflessione sui mutamenti della famiglia, il disagio giovanile e i nodi dell’educazione contemporanea. Lo psichiatra e sociologo dialogherà con Massimo Arcangeli (direttore artistico del festival).
Mercoledì 2 settembre il tema del vero e del falso incontrerà innanzitutto la storia, a partire da Giorgio Caravale e dalla presentazione di “Chi controlla il passato. La storia nelle mani del potere”. La celebre frase di Orwell diventa il punto di partenza per interrogarsi sull’uso pubblico del passato e sulla possibilità che la storia diventi uno strumento politico. A dialogare con l’autore sarà Alessio Balbi (giornalista La Repubblica).
Alle 18, Melania G. Mazzucco, con la lectio magistralis “La regina del silenzio. Diana Karenne, o dell’identità come opera d’arte”, si muoverà sul confine tra documentazione e invenzione. Archivi, carteggi e documenti diventano nella sua scrittura materia per restituire voce a esistenze dimenticate, in un territorio nel quale la ricerca storica incontra la libertà della narrazione.
Alle 19.30 Claudio Cerasa, direttore del Foglio, presenterà “L’antidoto. Libertà, ambiente, tecnologia. Manifesto ottimista contro la dittatura del catastrofismo”, una riflessione sul modo in cui raccontiamo il presente e, attraverso quel racconto, immaginiamo il futuro. Ambiente, tecnologia e libertà diventano così il terreno di confronto tra paure, allarmi e possibilità, in un tempo nel quale la rappresentazione dei rischi può finire per condizionare la percezione stessa della realtà. A dialogare con Cerasa sarà Massimo Arcangeli (direttore artistico del festival).
Infine, alle 21.30 sarà Roberto Mercadini a portare in scena “Animali umani”, un viaggio comico e profondo nella storia di Homo sapiens, per interrogare ciò che rende unica la nostra specie e, allo stesso tempo, ciò che la lega al resto della natura. Tra scienza, filosofia, evoluzione e racconto, Mercadini attraverserà alcune delle grandi domande sull’essere umano, ribaltando prospettive e mettendo in discussione certezze che diamo per acquisite. Un modo, attraverso il teatro, di guardare la realtà da un punto di vista inatteso e di scoprire quanto anche l’idea che abbiamo di noi stessi sia, in fondo, una costruzione tutt’altro che scontata.
Giovedì 3 settembre sarà una giornata dedicata a uno dei terreni sui quali oggi la costruzione della realtà passa con maggiore forza: quello della tecnologia e dell’informazione.
Alle 17, Alessandro Aresu, con la lectio “Guerra tecnologica e intelligenza artificiale. Da John Von Newman a noi”, affronterà l’intreccio sempre più stretto tra tecnologia, potere economico e competizione tra Stati, mostrando come l’innovazione sia ormai parte integrante degli equilibri geopolitici.
Alle 18, Filippo Ceccarelli, firma storica di Repubblica e tra i più acuti narratori del “teatro” della politica italiana, racconterà il potere e le sue trasformazioni attraverso il talk “Invano. Il potere in Italia da De Gasperi a questi qua”. Dai riti e dai vizi del potere alle scenografie dei palazzi romani, fino alle piccole liturgie della politica quotidiana, Ceccarelli ha costruito nel tempo un modo inconfondibile di raccontare l’Italia e le sue tribù politiche. Una storia fatta di protagonisti, linguaggi, gesti e rappresentazioni, per capire come siamo diventati ciò che siamo e quanto, nel racconto della politica, la realtà finisca spesso per intrecciarsi con l’immagine che il potere costruisce di sé. A dialogare con il giornalista e storico del costume sarà Massimo Arcangeli (direttore artistico del festival).
Alle 18.30 sarà invece la compagnia Voci e progetti a portare in scena “(false) lettere d’amore (vero)”, spettacolo di improvvisazione teatrale che gioca proprio sul confine tra autenticità e finzione.
Alle 19.30, Michela Ponzani, storica del Novecento, proporrà “Le donne che hanno fatto la Repubblica”, una riflessione sulle 21 donne elette all’Assemblea Costituente il 2 giugno 1946, nel giorno del primo voto a suffragio universale in Italia: una pagina di storia che torna a interrogare il presente attraverso le voci e le esperienze di chi contribuì a costruire la nuova Repubblica.
La giornata si chiuderà alle 21.30 con Telmo Pievani, ordinario di Filosofia delle scienze biologiche all’Università di Padova e tra i più autorevoli divulgatori italiani della teoria dell’evoluzione, con la lectio magistralis “Il delitto di Darwin. Storia di un segreto spaventoso”. Capace di muoversi con rigore tra epistemologia, storia naturale e grandi questioni del presente, dalla crisi climatica all’intelligenza artificiale, Pievani ha fatto della divulgazione uno strumento per restituire la complessità senza sacrificarne la chiarezza. Nel suo racconto la scienza diventa anche un esercizio di metodo: distinguere ciò che sappiamo da ciò che crediamo di sapere, riconoscere i limiti della conoscenza e mettere alla prova le nostre certezze. Una prospettiva che incontra pienamente lo spirito del Festival e la sua ricerca sul confine tra ciò che consideriamo vero e il modo in cui arriviamo a definirlo.
