di Ivano Porfiri
Un’altra Madonna di Foligno. Il capolavoro di Raffaello potrebbe avere una “sorella minore”, se verrà confermata la notizia del ritrovamento di una copia autentica del dipinto, chiamata «La piccola Madonna di Foligno» a Cordoba, in Spagna. Una scoperta sensazionale, quella riportata su The Art Newspaper, ma che lascia una serie di dubbi e non poco scetticismo.
TUTTA LA STORIA IN UN MINUTO. LA TIMELINE
La scoperta A portare alla luce il ritrovamento è l’Università di Granada, nel Sud della Spagna: il ricercatore Luis Rodrigo Simon riferisce che il dipinto identificato come una «copia autentica» della Madonna di Foligno è venuto alla luce in una collezione privata a Cordoba. Si tratta della cosiddetta «Piccola Madonna di Foligno», dipinta su un pannello di legno come l’originale e poi trasferita su tela nel 19° secolo, il che è provato dal fatto che pagine di un libro stampato nel 1872 sono state incollate nel retro della tela. Questo lavoro sarebbe stato effettuato, secondo il ricercatore, in Francia.
«Uno studio di Raffaello» Secondo Simon, la Piccola Madonna di Foligno potrebbe essere stato uno studio di Raffaello prima di dipingere la vera Madonna. Poi, come la “sorella maggiore” anche questa ha viaggiato per l’Europa. «Un antenato dell’attuale possessore – spiega il ricercatore – era un uomo d’affari in Francia e ha portato il dipinto a Cordoba».
LA VERA MADONNA A FOLIGNO: FOTO – VIDEO
Scetticismo Le reazioni alla scoperta, però, sono contrastanti. C’è chi, come lo storico dell’arte Stefano Alessandrini, sostiene che la Piccola Madonna potrebbe essere una ‘buona copia’ fatta mentre l’originale era esposto al Louvre (dal 1797 al 1816) e riprodotta in piccolo suddividendo l’opera in quadrati per tenere le proporzioni». Alessandrini parla di crepe tipiche di dipinti del 19° secolo e non di opere trasferite da legno a tela.
L’abbraccio di Foligno alla Madonna Di recente, la vera Madonna di Foligno è stata riabbracciata dalla città da cui il grande pittore trasse ispirazione nel dipingerla intorno al 1511. Una grande emozione per la sosta durante il trasferimento da Milano, dove è rimasta esposta, e i Musei Vaticani, dove si trova stabilmente. Migliaia di visitatori e richieste di far tornare per sempre «a casa» il capolavoro di Raffaello, un’opera che – hanno sottolineato diversi esperti – racchiude la «vera essenza della bellezza dell’Umbria».
