Lievito madre

di Ivano Porfiri

Si chiamano Peppe o Jolanda, Luigi o Carmela e si possono adottare, in caso si ammalino si possono curare. Chi li mette al mondo chiede che vengano trattati con amore, nutriti, coccolati. Ma se muoiono sono pronti a sostituirveli gratuitamente. Niente paura, non si tratta di bambini e nemmeno di animali da compagnia, bensì di panetti di lievito madre e l’idea di crearne una “Banca” ma sarebbe forse stato meglio chiamarla “nursery” viene dal cuore dell’Umbria, per la precisione da Collepepe dove vive e lavora la famiglia Andreani.

Cuore dell’Umbria «La famiglia di mio marito è radicata qui da secoli – spiega Silvana – l’anno prossimo la gastronomia che ha ereditato dai suoi nonni compirà 100 anni. Io sono una Andreani acquisita, sono originaria di Piedicolle e fino all’età di 30 anni non ero molto attratta dalla cucina, sa per la mia generazione un po’ rivoluzionaria era il simbolo del passato. Poi mi sono avvicinata e appassionata». Ora, Silvana, è attivissima: partecipa alla ‘Comunità del forni collettivi’, nel ristorante di famiglia “l’Alberata” (che è anche guest house) ospita una piccola biblioteca su ‘pani e forni’, organizza pranzi e cene riscoprendo i sapori di una volta, «magari – sottolinea – adattando le ricette antiche alle tecniche moderne, così restano vive e le tramandiamo alle prossime generazioni».

Pasta madre Nel tourbillon di tutte queste iniziative è sorta la Banca del lievito madre. «L’idea – racconta Silvana – è nata insieme ad alcuni nostri ospiti quattro anni fa, durante un corso di cucina. Abbiamo deciso di fare da zero il lievito madre, ognuno con una tecnica diversa: alcuni usando lo yogurt come starter, altri il miele e noi solo con acqua e farina. Per tenerci in contatto abbiamo deciso di usare la mail: ci scambiavamo consigli, suggerimenti. Col tempo alcuni hanno continuato, altri hanno smesso. Mancava un punto di riferimento e così abbiamo deciso di usare il negozio per conservare un piccolo giacimento di lievito: chi vuole può tornare a prenderlo».

I piccoli lievitini A dare all’idea un tocco di poesia ci ha pensato la primogenita Chiara, che ha scritto una sorta di favola con le “istruzioni per l’uso”, personificando i lievitini con nomi di bambini. Ad esempio ai neo genitori viene spiegato che «Jolanda quando sta bene profuma di Champagne» oppure «Carmine non è molto esigente in fatto di pappa, ma non fategli mancare acqua e farina» e così via. «E’ un modo anche di responsabilizzare chi vuole iniziare e magari in questo modo ha uno stimolo in più a non scoraggiarsi – chiarisce Silvana – anche perché ci vuole costanza e tanti abbandonano dopo l’entusiasmo dell’inizio».

In tutta Italia In questi quattro anni i “piccoli” da Collepepe hanno raggiunto le più diverse parti d’Italia: la scorsa settimana due sono partiti per Lecce e Foggia. Come viene spiegato nel sito della Gastronomia Andreani, infatti, «chi non è troppo lontano può venire a prenderlo direttamente qui da noi, avvisandoci telefonicamente o con una e-mail due o tre giorni prima (il tempo necessario per fare al lievito un discorsetto e prepararlo all’arrivo dei nuovi genitori). Se invece abitate lontano, vi spediamo il figlioletto a casa. All’arrivo potreste trovarlo un po’ sbattuto, non è abituato ai lunghi viaggi, ma si tratta di un lieve malessere passeggero. Seguendo i nostri consigli lo rimetterete presto in sesto». Il costo di un panetto di lievito di 300 grammi è di 5 euro. Si tratta di un contributo per il mantenimento e per l’assistenza successiva. «Se capita che a qualcuno il lievito muoia spesso glielo ridiamo gratis», ci tiene a dire Silvana.

Cultura slow Intorno al lievito madre, nel tempo, si è sviluppata una vera e propria comunità, che si tiene in contatto via internet. «Nel Pasta madre day qui organizziamo incontri in cui regaliamo i panetti – dice Silvana -. Intorno a noi tante persone hanno iniziato a panificare con la pasta madre, un po’ per moda, un po’ per il diffondersi della consapevolezza che questo pane è più salutare e digeribile. Noi cerchiamo di sensibilizzare e tanti ragazzi giovani si avvicinano e chiedono di poter iniziare con alterne fortune. E’ capitato che qualche “genitore” sia tornato dopo che il loro “piccolo” non ce l’aveva fatta, e di fronte al nuovo panetto ha chiesto: “Sarà maschio o femmina?”. Ecco, qualcuno diciamo che la prende piuttosto sul serio».

Ripartire dal pane La filosofia della riscoperta delle radici antiche si coniuga attraverso i mezzi più moderni. «Mia figlia Chiara segue il sito e i social network, è lei che spedisce i panetti e invia i messaggi ai neo genitori attraverso Facebook. Anche la più piccola si sta avvicinando al mondo della gastronomia tradizionale e spero proseguiranno questa nostra tradizione secolare. Il mio è un impegno quasi morale, ci tengo molto all’identità e alle tradizioni. Il nostro messaggio è la genuinità, una scelta di vita ma anche economica: cerchiamo di puntare su questo e di tenere duro perché oggi come oggi – conclude Silvana – è dura per tutti».

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