Il combinato tra due dati principali, quelli dell’utilizzo di un’arma da parte di adolescenti e quello della partecipazione a risse, fa della nostra regione quella che ha la maggiore incidenza di violenza nella generazione Z. Parliamo dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni che nei dati più aggiornati, quelli del 2024, emersi nel rapporto Espad Italia dell’Istituto di Fisiologia clinica del Cnr, sono immortalati in relazione a episodi e fenomeni di violenza.
In due indicatori, l’Umbria spicca per un dato sorprendente che, in entrambe i casi, la colloca seconda nella triste classifica nazionale. Il primo riguarda i giovani che hanno utilizzato un’arma in quella fascia d’età. In Umbria sono il 6,4%, seconda solo al Molise che indica il dato del 7%. La Campania ha una percentuale del 6,2%, poi 5,9% la Basilicata e 5,8% la Sardegna.
L’altro dato è relativo alla partecipazione a risse o zuffe: in questo caso la percentuale dell’Umbria è del 46,6%, esattamente 6 punti percentuali in più rispetto alla media nazionale che è del 40,6%. Fa peggio di noi soltanto la Puglia con il 49,8%. Siamo seguiti, anche in questo caso, dalla Campania con il 43,1%, poi Abruzzo con il 42,2% e Lazio con il 42,1%, poi Sicilia 40.8%, Calabria 40,6% e Piemonte con 40,2%.
L’indagine è stata condotta su 20 mila studenti e quasi 250 scuole. Il fatto che poco meno della metà dei ragazzi, in Umbria, dichiara di avere partecipato a zuffe o risse, è indicativo di quanto gli episodi violenti siano in crescita nel contesto giovanile. Provando a guardare il dato nazionale emerge come dal 2020 sempre più ragazzi hanno fatto ricorso a un’arma per ottenere qualcosa. Nel 2020 i maschi sono l’1,4% e le femmine lo 0,8%, mentre nel 2021 passano i primi a 3,4% e le seconde a 1,9%. Nel 2022 i maschi a 3% e le femmine a 2%, nel 2023 i maschi a 4,8% e le femmine a 2,7%, nel 2024 i maschi a 4,6% e le femmine al 2%, determinando quindi una leggera flessione rispetto all’anno precedente. Creano un certo allarme anche i segnali di violenza nei confronti di insegnanti a scuola.
Secondo gli esperti tra i vari fenomeni che incidono nel comportamento dei ragazzi c’è innanzitutto – lo anticipa il Corriere della Sera, nella diffusione dei dati del nuovo rapporto – un bisogno di accettazione da parte del soggetto nei confronti del gruppo. Per quanto disfunzionale il fare ricorso a comportamenti violenti risponde in misura significativa a questo tipo di esigenza. Ma viene registrata anche una sottovalutazione della violenza dovuta, principalmente alla sovraesposizione. L’anno scorso il 10,9% dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni ha assistito a una scena di violenza filmata con un cellulare e, addirittura il 3,4% ha dichiarato di averla filmata. Insomma una generazione pienamente immersa nel digitale che rischia di sottovalutare la gravità della violenza, particolarmente quando reiterata, mediata e immediatamente accessibile.
