di Francesca Marruco
«Se chiami i carabinieri ti ammazzo». Glielo avrebbe urlato dalla finestra il suo compagno Pietro mentre lei stava uscendo di casa e lui stava discutendo con il suo figlio maggiore, Ovidio. Quel figlio che il 20 novembre prossimo avrebbe compiuto 17 anni e che invece ora si trova nella cella di un obitorio, dopo essere stato ammazzato a colpi di mattarello dal patrigno.
La testimonianza Il particolare della minaccia alla donna lo rivela un vicino di casa che ha assistito alla scena ai microfoni del Tgr dell’Umbria. L’uomo dice di aver visto rientrare verso le 12.40 Cesarini, la compagna Florentina e il figlio maggiore di lei, Ovidio. Tornavano dall’udienza in cui il giudice aveva reso effettiva la decisione di mandare Ovidio e il fratellino di otto anni in una casa famiglia a Castel del Piano per sottrarli alle violenze che si verificavano in quella casa.
Il giorno dopo Di quelle violenze, il giorno dopo la tragedia, continuano a parlare gli amici e vicini di casa di Ovidio. Quelle persone che lo avevano quasi adottato. Che lo ospitavano nelle loro case. Che gli offrivano affetto e sostegno. Gli amici della compagnia teatrale La Badia e quelli della classe terza C del Capitini di Perugia. Il giorno dopo la tragedia, davanti alla casa in cui il giovane ha perso la vita ci sono candele e mazzi di fiori.
La madre Uno è della madre. «Ti voglio bene» c’è scritto. Quella madre che venerdì pomeriggio è stata portata via sorretta da due amiche. Il volto deformato dalle lacrime e dal dolore. Una donna forse divisa tra il figlio e il compagno. Una donna che forse, dopo una tragedia così grande, non finirà mai di chiedersi cosa sarebbe accaduto se in qualche momento si fosse comportata diversamente.
Il prima Gli amici di Ovidio, poche ore dopo la tragedia dicevano che la madre sapeva delle violenze subite dal figlio più grande. Ma che certo, non si sarebbe mai aspettata un tale epilogo. Forse però proprio mentre si sta consumando la tragedia sente che qualcosa succede e chiama i carabinieri. Chiede aiuto per suo figlio. Ma per lui è troppo tardi. Nessun soccorso potrà stapparlo alla morte terribile a cui lo ha condannato il suo patrigno.
Quel che resta Lunedì mattina il pubblico ministero di Orvieto titolare del fascicolo, Flaminio Monteleone, conferirà l’incarico per l’autopsia alla dottoressa Anna Maria Verdelli, che venerdì è arrivata sul posto e ha già effettuato una prima ricognizione cadaverica, stabilendo che le lesioni mortali erano quelle alla testa.
La legge Sempre lunedì mattina, nel carcere di Orvieto in cui Pietro Cesarini è rinchiuso in cella d’isolamento, verrà celebrata l’udienza di convalida dell’arresto dell’uomo che fino ad ora ha reso delle dichiarazioni spontanee davanti a polizia giudiziaria e magistrato ma di fatto, non è stato ancora formalmente interrogato.




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