di Fra. Mar.

Resta in carcere Francesco Rosi. L’agente immobiliare, arrestato per aver ucciso la moglie Raffaella Presta con due colpi di fucile, aveva chiesto infatti che gli venissero concessi gli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico. I giudici Narducci, Semeraro e Verola però hanno rigettato la richiesta con un’ordinanza di cui depositeranno le motivazioni nei prossimi giorni.

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Unico obiettivo L’avvocato Luca Maori, che insieme a Donatella Donati difende l’uxoricida, aveva sostenuto dinanzi ai giudici del riesame che non sussistevano gli estremi per il pericolo di reiterazione del reato. Perché l’obiettivo della sua «rabbia» era solo e unicamente Raffaella e non avrebbe potuto punire con comportamenti violenti anche l’amante della donna, di cui, hanno sottolineato, era a conoscenza da quasi un anno.

Rischio gesti estremi Francesco Rosi, che martedì pomeriggio ha parlato per circa un ora, interrompendo le sue dichiarazioni da crisi di pianto, ha incontrato l’avvocato Maori mercoledì mattina a Capanne e gli ha detto che non sa se è in grado di resistere al carcere. L’uomo è in isolamento guardato a vista da agenti della penitenziaria che ogni quattro ore si danno il cambio.

Tutelare memoria vittima Intanto, in mattinata si è costituito il collegio difensivo che rappresenterà la famiglia Presta nel prosieguo del procedimento. A spiccare è il nome del penalista Carlo Federico Grosso, affiancato dall’avvocato Marco Brusco, Fulvio Simoni e Galassi. Il collegio sta valutando quali azioni intraprendere a tutela della memoria della donna uccisa. Familiari della vittima saranno inoltre presenti sabato pomeriggio alla fiacolata indetta dal centro antiviolenza di Perugia.

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