di Francesca Marruco
Una ferita alla schiena. Un grosso taglio alla gola sferrato da dietro. Un altro al mento dato con talmente tanta forza che ha sbeccato anche l’osso. Uno sulla parte posteriore dell’orecchio e uno sulla spalla. Alcune lesioni da difesa alle mani e tanti coltellate tutte concentrate nella zona del cuore. In tutto circa una dozzina di colpi, forse anche di più. Praticamente un massacro sul corpo di una donna che non aveva neanche tanta agilità nel movimento per via di quel suo grave problema alla schiena. Un massacro che dopo le dieci ore di autopsia di mercoledì pomeriggio acquista definitivamente e senza dubbio le sembianze di un terribile omicidio.
GUARDA LA FOTOGALLERY DAL LUOGO DEL DELITTO
Rabbia brutale Un omicidio in cui l’assassino ha agito con brutalità e con una rabbia cieca che ha riversato nella zona del cuore della mamma. Annamaria è morta in pochi minuti dopo che il suo assassino l’ha sgozzata e, le altre ferite, almeno alcune, potrebbero essere state inferte successivamente, quando cioè la donna era già caduta a terra, per finirla. E’ invece ipotizzabile che tutte le altre – mento, orecchio, schiena, spalla, mani – siano il risultato di un disperato tentativo della vittima di difendersi dal suo assassino.
L FIGLIO INDAGATO ALL’USCITA DALLA PROCURA DI PERUGIA
La versione del suicidio Mai come questa volta la scienza è dirimente per decidere la piega dell’indagine, da subito rubricata come omicidio volontario nonostante la mirabolante versione offerta dall’unico indagato: il giovane Federico Bigotti. Il figlio della vittima ai carabinieri ha detto infatti di aver sentito la mamma urlare, di essere sceso in cucina e averla vista mentre si autoinfliggeva i colpi, di aver provato a disarmarla e di non esserci riuscito, e di essere infine scappato in camera quando lei è svenuta.
Questione di tempo Una versione a cui carabinieri e magistrati – l’indagine è coordinata dal procuratore aggiunto Antonella Duchini e dal pm Carmen D’Onofrio – non hanno mai creduto. Ma per cancellarla definitivamente non bastava che fosse inverosimile, servivano dei medici legali che la escludessero categoricamente. E quindi, adesso che sono emersi tutti questi particolari che certamente vanno tutti una direzione univoca, la strada per il giovane Federico Bigotti si fa ancora più complicata, come martedì pomeriggio i legali Vincenzo Bochicchio e Francesco Areni gli hanno spiegato per oltre due ore. Di certo la procura non starà a guardare. Ma nel frattempo potrebbe anche essere lui a decidersi finalmente a dire come siano andate davvero le cose e perché.
