di Chiara Fabrizi e Francesca Marruco
Una tragedia familiare in piena regola. Una tragedia della follia il cui epilogo sono due vittime: Umberto Roscini, di 83 anni, ammazzato con un colpo di pistola sparato a distanza ravvicinata alla nuca, e Lino Monteverde, il genero di 55 anni, che poco dopo si è sparato un colpo con la stessa pistola. All’origine di quello che, con ogni evidenza sembra un omicidio suicidio, ci sarebbe una questione di soldi. Un prestito che il genero, presunto omicida-suicida avrebbe chiesto al suocero. Un prestito che, per motivi sconosciuti, gli sarebbe stato negato. Ci sarebbe questo alla base dell’omicidio avvenuto a San Giovanni di Baiano di Spoleto. Ci sarebbe. Al condizionale, perché nessuno lo spiegherà mai con certezza. Con certezza, quando arriveranno i risultati di alcune analisi, scientifiche e balistiche, si potrà dire se, davvero come sembra e, come gli investigatori ipotizzano, Lino Monteverde sia l’omicida di Umberto Roscini.
Ricostruzione e responsabilità Il gesto estremo di togliersi la vita, già di per sé ipotizza una colpa troppo grande da portare sulle spalle, tanto da decidere di farla finita. Poi ci sono gli altri elementi: Monteverde era l’unico dei familiari che si è reso irrintracciabile per tutto il giorno, mentre gli altri si sono mossi passo passo con i poliziotti. Si scoprirà solo in seguito che si era già ucciso. Sabato sera, nella bifamiliare in cui vivevano entrambi, genero e suocero, uno al piano di sopra e uno al piano di sotto, c’erano solo loro due: le figlie e la moglie di Monteverde si trovavano infatti altrove. Da una prima analisi, il medico legale ha collocato la morte dell’anziano intorno alla mezzanotte di sabato sera. Quella del genero si sarebbe verificata poco dopo. Non più tardi dell’una di notte. Probabilmente il tempo di raggiungere il terreno di proprietà del suocero a Icciano, dove aveva una specie di rimessaggio in cui domenica pomeriggio lo hanno trovato gli agenti di polizia.
I dissapori e le difficoltà L’anziano è stato ucciso con un colpo di pistola Beretta calibro 7.65 alla nuca. Il ritrovamento è avvenuto domenica mattina intorno alle 11 dalla figlia del presunto omicida. La ventottenne Melissa che ha lavorato come segretaria al Pd di Spoleto. Che è entrata in casa con la chiave di riserva, preoccupata perché il nonno non rispondeva al telefono. E lo ha trovato morto, ucciso in soggiorno. Per un po’ è stata valutata anche l’ipotesi del suicidio, ben presto abbandonata per quella che inizialmente era solo una delle due possibilità.
Gli inquirenti Sul posto hanno operato la polizia del commissariato di Spoleto diretta dal vicequestore Francesca Peppiccelli e gli uomini della squadra mobile di Perugia diretta da Marco Chiacchiera (presente il capo della squadra omicidi Monica Napoleoni), coordinati dal pubblico ministero Mara Pucci. Si trovavano ancora sul luogo del delitto con il medico legale che stava effettuando una prima ricognizione sul cadavere, quando si sono spostati in blocco e di gran corsa nel campo in cui è stato trovato il cadavere di Monteverde, riverso vicino alla macchina.
Chi erano le vittime Umberto Roscini era rimasto vedovo tra anni fa. Godeva di buona salute e aveva un fisico robusto. Era molto conosciuto e benvoluto da vicini, amici e abitanti della frazione. Viveva nello stesso stabile della famiglia della figlia. O almeno il genero viveva sicuramente lì. Anche la figlia Melissa saltuariamente. Non è invece chiaro se la moglie del presunto omicida, Simonetta, che di lavoro fa l’ambulante, vivesse lì o insieme all’altro figlio Michele in un’altra casa. Lino Monteverde era titolare di una ditta edile che ultimamente era sull’orlo del fallimento e deteneva regolarmente qualche pistola e un fucile. Tra suocero e genero, secondo quanto si è appreso, non correva buon sangue. Dissapori che sarebbero stati all’origine della tragedia. Che rimangono probabilmente una spiegazione poco sensata per chi ora si ritrova a piangere due familiari.

