La signora Albertina davanti al suo container (Foto F.Troccoli)

di Ivano Porfiri

Le clarisse di clausura del monastero di Santa Maria di Vallegloria di Spello hanno finalmente abbandonato i container sistemati in mezzo all’orto che le hanno ospitate fin dal 26 settembre 1997, il giorno del terribile terremoto. Ci sono voluti 14 anni e 6 milioni e mezzo di euro per rimettere in sesto il monastero.

15 nei container Ma c’è chi in Umbria la vita del container continua a farla con spirito molto meno serafico. In tutto sono 15, di cui 3 a Campello, uno a Nocera e 11 a Giove di Valtopina. Il nome evoca pianeti lontani e, in effetti, sembra di essere ad anni luce dai centri storici rimessi a nuovo di Spello, Assisi, Foligno. Qui qualcosa è andato, a dir poco, storto nella ricostruzione, se è vero che del caso si sono occupati media nazionali e internazionali fin dal 2004. Il comitato Pro Giove denuncia illeciti, discariche di rifiuti pericolosi, superficialità.

«Ormai non ce ne andiamo» Al di là delle responsabilità, il chiarimento delle quali spetta alla magistratura, il dato di fatto è che ci sono questi 11 reduci (25 anziani sono morti nei container dal 1997 a oggi). Vivono a pochi metri dalle loro vecchie case, quasi tutte impraticabili, perché alle ipotesi di spostarsi dicono no. Secondo la Regione, tutti hanno firmato dichiarazioni di rinuncia a sistemazioni di tipo diverso. «Ci troviamo davanti a un vero e proprio scandalo – spiega Valentina Armillei, presidente del comitato Pro Giove – con 8 miliardi di lire spesi, una ditta fallita, un nuovo appalto e le case ricostruite male e ancora impraticabili, tanto che c’è un’indagine aperta». I reduci di Giove sono quasi tutti anziani, come Albertina Menichella, 81 anni. «Qui dentro viviamo da 14 anni in condizioni difficili», spiega mostrando il letto che occupa con la figlia. Oriana Galli, invece, divide la struttura che fu donata dalla provincia autonoma di Trento con il marito, la suocera di 88 anni e lo zio di 73. «L’anno scorso e ancora quest’anno ci hanno proposto di andare a Cappelletta (un’altra frazione di Valtopina, ndr) ma ormai 14, 15 o 16 anni che importa? Abbiamo rifiutato». Per Valentina Armillei quello di Valtopina è «un caso emblematico di una ricostruzione fatta male e tutt’altro che terminata».

Una famiglia che resta ancora nei container

I dati del terremoto del ’97 Secondo i dati forniti dalla Regione, il terremoto del ’97 è costato la casa a 22.604 persone. Di queste, oltre ai 15 in container, attualmente 465 sono ancora fuori casa, ma in “autonoma sistemazione”. Finora sono stati spesi quasi 3 miliardi e 200 milioni di euro e occorrerebbe circa un miliardo e 400 milioni per completare l’opera. «Le ulteriori necessità finanziarie – precisano dalla Regione – sono relative ad un patrimonio edilizio costituito da seconde abitazioni o da attività produttive in esercizio senza inagibilità». Insomma, interventi non di prima necessità per i quali i soldi probabilmente non arriveranno mai.

La Regione: ricostruzione finita «Vorrei ribadire ciò che è di fronte agli occhi di tutti – ha detto la presidente Catiuscia Marini di recente al Sole 24 Ore Centronord -: in Umbria la ricostruzione post sisma 1997 è finita, e da tempo». Così come sono considerate finite quelle di terremoti ben più lontani, anche se ci sarebbero ancora interventi da fare. Nei sismi del 1982 e 1984, ad esempio, furono 5.424 gli sfollati. La ricostruzione è costata circa 152 milioni di euro, ma secondo la Regione ne mancherebbero altri 90 perché tutto sia rimesso a posto. Stesso discorso per la scossa che il 21 settembre 1979 colpì Norcia e la Valnerina costando la vita a cinque persone con 4.531 sfollati, sistemati in 1.682 container. Tutti rientrati in casa, ma oltre ai 160 milioni già spesi ne servirebbero altri 75 per completare l’opera.

La Spina di Marsciano Tuttavia la vera ferita aperta è quella del sisma che il 15 dicembre 2009 ha colpito il Marscianese. «In questo caso – afferma ancora Catiuscia Marini al Sole – purtroppo devo lamentare l’assenza di precise risposte da parte del governo circa i fondi per la ricostruzione. Più volte sono stati assunti impegni in proposito, ma ancora non vi è nulla di certo».

«Roma è sorda» «Se ci mettessero nelle condizioni noi sapremmo fare bene e in fretta», dice il sindaco di Marsciano, Alfio Todini. La scossa di magnitudo 4.2 ha danneggiato gravemente le frazioni di Spina, San Biagio della Valle, Castiglione della Valle fino ai confini di Perugia costringendo a lasciare la propria abitazione 675 persone, di cui oggi 543 restano fuori casa. «Da noi nessuno è andato nei container o nelle case di legno – spiega Todini – dopo i primi ricoveri in strutture della zona abbiamo subito cercato abitazioni sfitte e disponibili. Quelle, insieme alla solidarietà dei parenti, ha permesso di dare alloggio a tutti. Solo che oggi questa situazione comincia a farsi pesante». Da un anno e mezzo il primo cittadino fa la spola fra le lamentele dei cittadini, perlopiù anziani, e il muro di gomma in alto. «Parlo del governo – spiega – perché la Regione è stata fin da subito al nostro fianco». Le stime per la ricostruzione parlano di 286 milioni di euro, di cui finora sono arrivati a Marsciano 12 milioni e mezzo. «Entro fine anno rientreranno in casa in 200 grazie alla cosiddetta ricostruzione leggera», dice Todini. Ma è quella pesante che preoccupa. «La Regione si è detta disponibile ad anticipare le risorse per un mutuo da 12-15 milioni l’anno, cifre che non mandano di certo fallito il bilancio dello Stato, ma a Roma sono sordi».

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One reply on “Terremoti, in Umbria ancora 15 nei container. Viaggio a Giove ma l’emergenza è Marsciano”

  1. Sono tutti sordi e ciechi…..a PIAGGIA fraz. di SELLANO c’è una situazione di devastazione totale, ovvero dove non è arrivato il sisma nel 1997 è arrivato “l’uomo”….
    Piaggia è ad oggi un paese fantasma , il comune non pulisce nemmeno le strade che sono piene di sporcizia detriti e sterpaglie, le abitazioni sono state demolite e mai più ricostruiti, i cantieri abbandonati, danni a non finire….chi ha potuto ha messo in sicurezza le proprie case a sue spese.
    La Marini invece di andarsene in medioriente andasse a Piaggia a vedere se la ricostruzione è finita… (glielo ho consigliato lo scorso anno durante l’inaugurazione del “meraviglioso centro polifunzionale di Sellano costato quasi sei milioni di euro” ma lei ha fatto finta di non sentire……la sordità è comune tra i politici!

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