Non se n’è cavato un ragno da un buco, neanche in sede di conferenza dei capigruppo. E dalla discussione sui temi ambientali del consiglio comunale di mercoledì restano escluse associazioni e cittadini che, comunque, parteciperanno in massa alla seduta.
Conferenza capigruppo Già, perché stando a quanto risulta a nulla sono valsi i tentativi compiuti da Angelica Trenta e Federico Pasculli (M5s), ma anche da Paolo Crescimbeni (gruppo Misto) ed Enrico Melasecche (I love Terni) di far esprimere con parere tutti i capigruppo così da contarsi e capire, se non altro, chi era favorevole al dibattito aperto e chi, invece, sul tema dell’ambiente preferiva avviare il confronto soltanto tra forze di maggioranza e opposizione.
Mascio e Pd si trincerano dietro a lacune statuto Ma il documento non è stato elaborato e mercoledì in aula associazioni e cittadini saranno soltanto semplici spettatori. Giuseppe Mascio, presidente del consiglio comunale, che venerdì ha comunicato la seduta aperta del consiglio comunale, salvo poi lunedì fare un passo indietro, a Umbria24 ha spiegato: «Tecnicamente le sedute aperte non sono previste dallo Statuto e dal Regolamento, quelle finora convocate avevano l’assenso di tutte le forze politiche, accordo che oggi non ho riscontrato». E infatti da più parti si apprende che a sostenere difficoltà causate da lacune statutaria sarebbero state soprattutto le forze di maggioranza, Pd in testa, mentre Forza Italia ad esempio non si sarebbe apertamente schierata né con l’una, né con l’altra parte. E la bagarre è servita fin dalla vigilia.
Melasecche chiede le dimissioni di Mascio Melasecche ad esempio con una nota ha, di fatto, chiesto le dimissioni del presidente Mascio: «Chi dà le carte nel Pd ha deciso che il consiglio comunale aperto sull’ambiente ‘non s’ha da fare’ passando sopra a democrazia e rispetto di regole scritte e non scritte, forse – attacca – il livello cui è giunta la politica a Terni è tale che chi ha deciso di forzare la mano a Mascio, che ha sbagliato pesantemente, rendendosi ridicolo con quel balletto di comunicazioni, non ha valutato bene che i tempi sono cambiati, che quella sorta di cappa di piombo esistente fino a pochi anni fa è saltata. Se Mascio ha ragioni per subire un diktat così vergognoso sono problemi suoi, anzi sarebbe bene che si dimettesse di fronte a scelte imposte che appaiono odiose e sconvenienti».
M5s: «Verbali spariti» Nelle stesse ore il M5s di Terni ha reso che a palazzo Spada «non c’è traccia né audio, né cartacea delle conferenze dei capigruppo del 2 e del 12 dicembre, quest’ultima in particolare caratterizzata da un aspro scontro fra Thomas De Luca e il presidente Mascio e dalla richiesta ripetuta di apertura del consiglio sull’ambiente poi accolta uniformemente dalla conferenza nella nuova calendarizzazione stabilita. Mascio quindi – prosegue la nota – non può affermare di aver accuratamente controllati dei documenti che non esistono, né affermare che non risulti alcuna richiesta circa l’apertura del consiglio comunale».
Sel Sulla vicenda è intervenuto anche il coordinamento Sel: «Non si fa in tempo ad apprezzare un atto di partecipazione e trasparenza che subito e senza apparente motivo quell’apertura e quell’attenzione verso la città viene meno misteriosamente. SelTerni prende atto di un’ennesima scelta non chiara e, addirittura, autolesionistica del consiglio su temi tanto delicati, che meritano, come altri, ma forse più di altri, un confronto trasparente e aperto con i cittadini, rinchiudersi, peggio ancora dopo aver annunciato un’apertura, non può che contribuire ad aumentare il distacco e il risentimento verso la politica»
