di F.T.
Quella protesi continuava a dargli problemi, così – tutt’altro che soddisfatto – era tornato dal dentista per farsela sistemare. Alla fine, in un crescendo di tensione, nello studio medico era scoppiato il putiferio fra parole grosse e qualche colpo proibito. Tanto che era dovuta pure intervenire la polizia. Circa l’episodio, le versioni riferite dai protagonisti sono ovviamente discordanti. A processo però c’è finito il paziente, un 62enne di Terni, accusato di lesioni personali, sequestro di persona e ingiurie. L’udienza del procedimento si è svolta giovedì mattina davanti al giudice Angelo Matteo Socci che ha rinviato gli atti alla procura, visto che la contestazione relativa al sequestro di persona impone di passare attraverso l’udienza preliminare.
L’accusa Nell’agosto del 2011 il paziente, esasperato dai continui problemi causati dalla protesi, aveva raggiunto lo studio del professionista con intenzioni, a quanto pare, tutt’altro che pacifiche. Dalle iniziali offese («farabutto, mi hai rovinato la vita») sarebbe passato ai fatti, ingaggiando una sorta di corpo a corpo con il medico che lo aveva preso per il bavero della giacca nel tentativo di calmarlo. Per tutta risposta il paziente lo avrebbe scagliato contro il muro prendendosela anche con l’infermiera, afferrata per un braccio e spinta contro un piano di lavoro. L’uomo, secondo l’accusa, avrebbe anche chiamato la polizia e ‘sequestrato’ i due – dentista e assistente – per circa un’ora all’interno dello studio, in attesa dell’arrivo degli agenti.
La difesa La versione fornita dal 62enne è ovviamente diversa: sarebbe stato il medico a minacciarlo, innervosito dalle lamentele e dalla richiesta delle fatture relative agli 11 mila euro già sborsati dal paziente per le protesi. Il corpo a corpo ci sarebbe stato, ma l’imputato – secondo la difesa – avrebbe solo cercato di divincolarsi dalla presa del dentista. Poi avrebbe chiamato la polizia, invitando i due professionisti a rimanere nello studio in attesa dell’arrivo degli agenti, avvenuto pochi minuti dopo. Il paziente, attraverso gli avvocati Gettulio Belarducci e Luciano Rossi, sarebbe pronto ad intentare una causa risarcitoria per i danni che ritiene di aver subito in seguito all’impianto della protesi ‘fasulla’. La valutazione del danno è stata affidata a una perizia i cui esiti sono attesi per le prossime settimane.
