di Fabio Toni
E ora la palla passa di nuovo alla procura, ‘invitata’ dal gip Maurizio Santoloci a scavare a fondo e da una prospettiva diversa. Non solo su ciò che accade a Prisciano con le ormai famigerate ‘polveri’, ma anche «sulle situazioni di inquinamento denunciate dai cittadini e sulle eventuali conseguenze dirette sulla salute pubblica». Un punto di vista affermato nell’ordinanza con cui lo scorso 10 dicembre il giudice ha respinto la richiesta di archiviazione avanzata dal pm Raffaele Pesiri, rispetto all’ esposto presentato da oltre cinquanta cittadini dei quartieri limitrofi l’acciaieria.
La vicenda Dopo la conclusione del primo procedimento scaturito dalla vicenda delle ‘polveri’ – risolto con un’oblazione, ovvero un risarcimento di circa 8 mila euro per ciascuna famiglia danneggiata -, i residenti di Prisciano e non solo – rappresentati dagli avvocati Francesca Carcascio, Federica Sabbatucci, Antonella Dello Stritto e Loris Mattrella – sono tornati alla carica nel giugno del 2013 con un nuovo esposto, stante la persistenza dell’inquietante fenomeno.
L’esposto Il documento consegnato agli inquirenti, contiene le analisi di più periti – due tecnici, Luigino Neri e Fabio Bassetti, e un medico legale, Giuseppe Edoardo Crapa – che evidenziano la presenza di inquinanti, fra cui cromo esavalente, piombo e arsenico, nell’aria di Prisciano e non solo. Un dato accompagnato dal giudizio del medico che ipotizza «pericoli concreti per la salute dei cittadini di Prisciano, dei quartieri limitrofi all’impianto siderurgico e di Terni nel suo insieme».
La richiesta di archiviazione L’indagine attivata sul punto dalla procura, con il supporto della polizia municipale nella sua prima fase («un lavoro apprezzabile e professionalmente valido», scrive il gip), si è concluso con la richiesta di archiviazione dopo che lo stesso pubblico ministero aveva inizialmente ipotizzato il reato di ‘lancio di cose pericolose’ a carico dell’amministratore unico di Ilserv. Un’archiviazione legata al possesso, da parte dell’azienda interessata, della cosiddetta ‘Aia’ – l’autorizzazione integrata ambientale – che, in base alla giurisprudenza, farebbe cadere la contestazione ipotizzata.
L’alt del giudice Di fronte al passo compiuto dalla procura, i cittadini interessati si sono messi di traverso e hanno presentato, attraverso i propri legali, un’opposizione alla richiesta di archiviazione. Un’istanza accolta lo scorso 10 dicembre dal gip Maurizio Santoloci che nella sua ordinanza si è spinto più in là. Invitando di fatto il pubblico ministero ad eseguire «accertamenti specifici sull’aria delle zone raggiunte dalle polveri, sui terreni e le falde situate in prossimità di Prisciano, sui risultati dell’attività di monitoraggio avviata dall’Usl Umbria2 relativa alla contaminazione di alimenti» e anche «accertamenti epidemiologici ai residenti nel quartiere di Prisciano (incluso chi si è trasferito altrove negli ultimi dieci anni, ndR) con acquisizione documentale presso ospedali e strutture sanitarie nazionali». In sostanza, una maxi-indagine ambientale a 360 gradi.
Presupposti Secondo il gip, il fenomeno delle ‘polveri’ «non è un fatto marginale ed isolato, ma è una situazione che coinvolge un’intera area cittadina esposta in via primaria ai fenomeni di inquinamento palese e, in secondo luogo, tutti i cittadini della conca ternana». Da qui l’esigenza di «allargare la prospettiva di indagine» oltre l’ipotesi di reato – il ‘lancio di cose pericolose’ – che il giudice bolla come «modestissimo ‘reato condominiale’, applicato anche per la carenza cronica di normativa ambientale».
Disastro ambientale L’invito rivolto al pm, in sostanza, è di svolgere nuovi accertamenti ma da un punto di vista diverso. Perché per il gip si può ipotizzare – quantomeno in fase iniziale – il reato di disastro ambientale, oltre a violazioni del testo unico sull’ambiente relative allo smaltimento dei rifiuti. «Nel caso di specie – scrive il giudice – non si può ignorare e negare che un fenomeno di inquinamento ambientale, palese ed evidente e più volte documentato dai cittadini, esiste in tutta l’area interessata».
«Indagare» Così, «stante la evidenza, vastità e diffusione del fenomeno oggettivo di inquinamento», l’esigenza è di procedere ad un’indagine complessiva. E in questo senso il giudice arriva a suggerire gli organi di polizia giudiziaria che, per competenze in materia, potrebbero fare proprio al caso della procura: «Il nucleo investigativo (Nipaf) del Corpo forestale dello Stato e il Nucleo operativo ecologico (Noe) dei carabinieri».
In sostanza L’invito rivolto al pm – tutt’altro che velato – è a rimettere mano al fascicolo ma muovendo da presupposti decisamente diversi. Un aspetto accolto ovviamente con favore dagli avvocati dei cittadini che hanno più volte denunciato il fenomeno delle ‘polveri’ e che chiedono che venga fatta «definitivamente chiarezza sulla vera situazione ambientale di Prisciano e dell’intera città». Ora spetterà alla procura decidere come procedere, se opporsi a sua volta alla decisione del giudice o riaprire l’indagine. Una decisione che, in un senso o nell’altro, sembra già destinata a fare rumore.
