di Massimo Colonna e Francesca Marruco
Li hanno intercettati anche mentre parlavano tra loro al telefono mentre facevano i furti. E’ il 19 dicembre dello scorso anno a Soriano del Cimino e uno degli arrestati dice ad un altro: «vieni su, vieni su, passa da qui». «Cosa?». «Cammina cammina, stavo a spostà le tegole che sono spesse», «e hai aperto la strada», «tu sei arrivato fermo dove sei», e l’altro conferma: «Sono nascosto». Dopo il vaglio del gip di Terni Simona Tordelli, otto albanesi arrestati nell’ambito dell’operazione Milot restano in carcere e in due invece lasciano il carcere. Il gip li accusa di una cinquantina di furti commessi tra il ternano e il viterbese.
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La decisione Al termine dell’udienza di convalida, il giudice ha deciso per la custodia cautelare in carcere per otto dei dieci arrestati – Halili Syrjan, Zefi Enuar, Corradj Dritan, Ndoj Alban, Gert Hyseni, Mir Gega, Jurgen Kuqi e Ervin Kuqi – mentre la donna della banda, Bardhi Flora albanese classe 1973, lascerà vocabolo Sabbione anche se dovrà attenersi all’obbligo di firma in questura tre volte alla settimana. Respinta invece la richiesta di carcerazione nei confronti di Aliu Arjan, difeso dall’avvocato Francesco Mattiangeli – gli altri arrestati sono assistiti tra gli altri dai legali Massimo Proietti e Daniela Paccoi – «per difetto dei gravi indizi di colpevolezza».
Le intercettazioni Sono 117 le pagine dell’ordinanza di convalida del gip Tordelli. Agli atti, oltre alla telefonata in cui parlano dei movimenti durante il furto, ci sono anche tantissime altre intercettazioni telefoniche in cui la banda di ladri stava attentissima a non tradirsi, usando sempre frasi concise e senza troppe informazioni. In una di queste gli inquirenti pongono l’attenzione su una conversazione avvenuta dopo un furto a Sangemini, in cui i ladri si sono impossessati di «numerosi monili in oro, due orologi, due telefoni cellulari e 500 euro in contanti. Tra i monili rubati ce n’è uno che H.S. vuole regalare alla sua donna». «E ricordati che domani c’è una grande sorpresa… » le annuncia al telefono, dopo la notte di «lavoro».
Salto di qualità Il giudice sottolinea anche che «dalle attività sin qui svolte, emerge una volontà di crescita professionale da parte del sodalizio. Il fatto che abbiano verosimilmente nella loro disponibilità un’arma da fuoco e il fatto che stiamo progettando una rapina in villa evidenzia la determinazione a fare il salto di qualità e orientarsi verso tipologie di reati più gravi come rapine o altro», inoltre, «le attenzioni quasi maniacali negli spostamento anche in ambito urbano da parte dei consociati, evidenziano una professionalità criminale fuori dal comune e frutto di collaudate prassi operative maturate nel corso della loro carriera criminale».
