Il Tribunale di Terni

di F.T.

«Possiamo prenderla all’asta con 30 mila euro. Metà la metto io e l’altra metà voi». Un prezzo eccezionale per una tabaccheria. Figuriamoci poi se sta a Roma. A proporre l’affare – in realtà una montatura – è stato F.F., barista 50enne di Terni, rinviato a giudizio per truffa ed estorsione. Vittime due ternani, uno dei quali è il padre di un assessore comunale.

L’inizio È il febbraio del 2009 e i due vanno a prendere un caffè nel bar gestito dal tipo che conoscono già di vista. Una parola tira l’altra e alla fine parte con la proposta: «Al tribunale di Roma è finita all’asta una tabaccheria che sta in piazzale delle Province. Con 30 mila euro si prende. Io cerco un socio al 50%». I due fiutano l’affare e vanno fino a Roma a vedere il locale che – in linea con la descrizione – ha le saracinesche abbassate e la scritta ‘tabaccheria’ all’esterno.

L’affare A quel punto si accordano con il barista-imprenditore. Con la prima scrittura privata gli consegnano la metà di quanto pattuito, 7.500 euro: «il resto te lo diamo ad affare concluso». Il primo sospetto scatta al pagamento: il tipo non vuole assegni ma solo contanti, «bisogna fare così se volete intestare il negozio a una terza persona». In effetti è così e alla fine i due accettano.

Sospetti Da quel punto in poi è un susseguirsi di passaggi a vuoto. Le visite al tribunale di Roma per parlare con un addetto, sempre assente. Poi i contatti con una certa ‘dottoressa Valentina’ che avrebbe dovuto consegnare gli atti dell’aggiudicazione e che non risponde mai al telefono. Infine l’ennesima richiesta del barman: «Per concludere l’affare mi serve l’altra metà dei soldi, in contanti». E mostra anche un documento del tribunale, rivelatosi poi falso, che attesta l’avvenuto trasferimento della licenza. I due, però, già capito che si tratta di una fregatura: rifiutano di consegnare la somma e chiedono indietro l’anticipo.

Conferme A quel punto il tipo si rivela per quello che è: inizia a chiedere i soldi in maniera sempre più insistente, fino ad arrivare alle minacce vere e proprie: «Ho amici albanesi che possono spaccarvi la faccia in qualsiasi momento. Vi faccio riempire la macchina di droga (sic)». I due, per nulla intimoriti, vanno dalla guardia di finanza a denunciare tutto.

A giudizio Mercoledì mattina il gup Maurizio Santoloci, su richiesta del pm Raffaele Pesiri, ha rinviato a giudizio F.F. per truffa ed estorsione. La prima udienza del procedimento, di fronte al tribunale in composizione monocratica, è stata fissata per il 31 ottobre. Le due vittime sono rappresentate dagli avvocati Fabio Farnesi e Federica Bigi.

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.