di Re.Te.
Tutto è partito da quegli 800 mila euro tenuti come le uova: avvolti in carta di giornale e dentro una busta di plastica poggiata sul sedile dell’auto. Quando a novembre i carabinieri della stazione di Arrone la fermarono per un controllo, di notte in Valnerina, si giustificò dicendo che quei soldi li aveva guadagnati facendo per anni la prostituta a Roma.
La verità Alla guardia di finanza di Terni sono bastati pochi passi per giungere alla verità: i soldi non erano altro che gli incassi dell’attività commerciale svolta dalla donna – una 50enne di Terni – completamente in nero, per almeno dieci anni. Un florido commercio al dettaglio di oggetti preziosi e orologi di pregio, da vera e propria ‘pendolare’: chiamata dai clienti, attratti dai prezzi ultra concorrenziali, si spostava di casa in casa (e di ufficio in ufficio, anche sui luoghi di lavoro) portando con sé la mercanzia. Un giro cresciuto nel tempo e rimasto nascosto grazie anche alla complicità di una clientela circoscritta e fidelizzata.
Incastrata Grazie allo status di vera e propria abusiva, la donna riusciva a praticare sconti che le aziende in regola non possono permettersi. A partire dal mancato conteggio dell’Iva. Un’attività passata al setaccio dagli uomini del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza che hanno effettuato accurate indagini patrimoniali e finanziarie, raccogliendo numerose testimonianze. La verifica ha permesso, allo stato, di muovere contestazioni che hanno già comportato il recupero di materia imponibile per quasi 318 mila euro e un’Iva dovuta pari a 81 mila euro.

Ma la prostituzione in Italia è già tassata, questo grazie all’articolo 36 comma 34bis della Legge 248/2006, come chiarificato dalla Cassazione con le Sentenze n. 10578/2011 e 18030/2013.