Sergio Stefani e Alessandro Settepani ( foto archivio Troccoli)

di Francesca Marruco

«A differenza di quello che sentirete dire questo non è un processo politico, non è un processo alle idee, o all’impegno sociale che ha caratterizzato porzioni della vita degli imputati, impegno sociale, idee che anche io, in certi passaggi, condivido. Non processiamo l’anarchia, non sono le attività legali che gli imputati hanno deciso di svolgere secondo la loro sensibilità sociale ad essere processate. Quello che viene processato e che lo Stato non può tollerare, non sono le idee ma sono le modalità con cui queste idee vengono portate avanti, cioè con azioni violente e che come tali sono previste come reati».Con la prima parte della requisitoria, al termine del processo ad Alessandro Settepani, Sergio Stefani  e altre sette persone, il pubblico ministero Manuela Comodi ha subito voluto mettere in chiaro che quanto serpeggia tra i banchi delle difese non ha fatto parte dell’indagine che lei ha diretto. È evidente infatti che i legali tenteranno di giocarsi la carta del processo ‘politico’.

Fatti non idee Ma la Comodi, titolare delle inchieste sul mondo eversivo anarco insurrezionalista ribattezzate Brushwood, Shadow e Ardire, non ci sta e puntualizza: «Nessuno direbbe che Napolitano è un eversivo perché ha invitato a riflettere sulla situazione carceraria. Non è eversivo il padre di famiglia che si sdraia vicino al cantiere in Val di Susa per impedire che vada avanti la Tav.  Ma lo è chi mette in atto azioni violente per portare avanti le proprie idee. Vi diranno anche che la Fai ( Federazione anarchica informale, ndr) non esiste, lo ha detto qualche difensore. La Fai esiste, ve lo posso sottoscrivere, è stata inserita, su richiesta dello Stato italiano, nella black list delle organizzazioni terroristiche più pericolose d’Europa».

Le richieste Ed è per questo che il pm – che ritiene la cellula legata proprio alla Coop – Fai – ha chiesto per loro condanne molto pesanti: dieci anni di reclusione  e 1.200 euro di multa per Sergio Maria Stefani, otto anni per Alessandro Settepani , cinque anni e sei mesi per Stefano Del Moro, Alfredo Cospito e Anna Beniamino, quattro anni per Maria Ludovica Maschietto, l’assoluzione per Maristella La Via e il non doversi procedere per Foglia Valeria, nel frattempo deceduta.  Tutti gli imputati sono accusati di associazione terroristica, Stefani anche del furto della Y10 con cui vennero fermato nel marzo del 2008 nei pressi della linea ferroviaria Orte- Ancona.  

Processo diverso Per l’accusa quella notte i due imputati, controllati casualmente dai carabinieri perché procedevano troppo lentamente in una strada senza traffico, stavano andando a posizionare dei ganci sulla linea ferroviaria Orte -Ancona. Per Sabotarla. E potrebbe essere proprio questo episodio a rendere «questo processo diverso da tutti gli altri. Perché forse – sostiene Comodi –  potrà dar conto di un movimento anarchico votato alla violenza. Perché qui ci sono due reati scopo, ( il furto dell’auto e il sabotaggio del treno, ndr) ma i responsabili di questa azione diretta sono stati individuati. Le difficoltà degli altri processi era quella di dimostrare l’esistenza di una  associazione di matrice eversiva che faccia condannare i sospettati».

Quella notte Era il marzo 2008, quando una pattuglia dei carabinieri di Orte notò una Y10 che procedeva molto lentamente nel tratto in cui la statale scorre parallela alla linea ferroviaria Orte Ancona. Il Conducente era Stefani Sergio Maria, Settepani invece era seduto accanto.  Settepani aveva ai suoi piedi due ganci sporchi di grasso artigianali con un uncino di circa 15 cm. Nel bagagliaio ce n’erano altri due.  E poi due cacciaviti, un coltello, un rotolo adesivo, altri due ganci, un marsupio con chiavi, un copricapo nero, un opuscolo con gli orari dei treni in vigore e un fogliettino con due telefoni cellulari.

Il manuale Comodi spiega come questi elementi ricalchino in pieno il manuale dell’anarchico ‘ Ad ognuno il suo: mille modi per sabotare questo mondo’ e ne legge un passaggio in cui si  dice di «fare attenzione, non fare infrazioni, “dovrete essere delle persone maledettamente ordinarie”. In ogni caso abbiate l’accortezza di nascondere alcune cose, e se scoperti decidete chi dei due deve dichiarare che le cose sono sue egli altri non ne sanno niente». L’altro fattore importante, secondo il manuale, è l’orario in cui entrare in azione. « Il primo convoglio della mattina era alle sei, loro  – specifica la Comodi – si erano fermati all’ una di notte. Erano vicinissimi al cavalcavia, quindi ai fili dove i ganci dovevano essere appoggiati. Anche qui il manuale dice, “il grande vantaggio di utilizzare questo gancio, consiste nel fatto che si può posizionare parecchio tempo prima del fatto, consentendo di allontanarsi in tutta calma”. Inoltre – sottolinea il pm – avevano le scarpe di ricambio, come consiglia il manuale per non essere rintracciati per un’impronta di scarpa».

Settepani dice no «Non si può ragionevolmente ritenere che un’ attività di questo genere non sia riconducibile a questo manuale o dire che quella che stava per compiersi non era una delle azioni dirette previste nel manuale»:  Alessandro Settepani, tornato in libertà dopo essere stato arrestato anche nell’ambito dell’operazione Ardire, scuote la testa più volte mentre parla il pm. Comodi chiede «rispetto» e una condanna esemplare alla Corte d’Assise presieduta dal giudice Luca Semeraro. Il 16 ottobre la parola passerà alle difese.

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