di Francesca Marruco
Rigettata la richiesta di sequestro conservativo dei beni avanzata dai legali dei familiari di Fabio Giaimo, Enrico Cioli e Gianluca Trevani, morti tutti e tre durante un’immersione al largo delle isole Formiche lo scorso 10 agosto perché nelle bombole che avevano noleggiato c’era monossido di carbonio.
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La villa Per il giudice infatti, «non esiste periculum in mora», e questo perché «la richiesta di sequestro conservativo è motivata genericamente sulla possibilità che potrebbero compiersi sul patrimonio del debitore azioni di distrazione, senza alcun riferimento allo specifico caso concreto» e, pur ammettendo che «la richiesta risarcitoria dei familiari delle vittime decedute in conseguenza del reato è obiettivamente ingente», il giudice riconosce che Montrone «è titolare di vari immobili» tra cui titolare al «50% in comproprietà con la madre di una villa monofamiliare di circa 330 mq, con una torre di avvistamento del ‘550 circa, circondata da otto ettari, il cui valore viene stimato approssimativamente in 5 milioni di euro».
Cosa manca «Le stesse parti civili – rileva ancora il giudice – non hanno indicato quanto sarebbe il presumibile danno sofferto, ritenuto che in questa valutazione sommaria si debbano escludere dal possibile risarcimento voci di danno la cui consistenza dovrà essere rigorosamente provata, come il danno spettante a congiunti esclusi dal nucleo familiare più stretto, come nonni nipoti e non conviventi, o come l’associazione subacquea costituita parte civile.
Il giudice fa comunque una stima del possibile risarcimento che spetta ai congiunti delle tre vittime: «Considerando i valori massimi per il danno da lesione per perdita da rapporto parentale – dice -, allo stato il giudice ipotizza un danno di 2.067.210 euro».
L’assicurazione E se per il giudice «non può considerarsi del tutto tranquillizzante la stima del valore della villa», è «comunque vero» che si tratta di un immobile di«valore importante», e se non bastasse, il giudice sottolinea che Montrone è anche proprietario al 100% di un appartamento a Roma. Inoltre, il giudice chiama in causa la compagnia assicurativa che «pur negando allo stato l’operatività della polizza sulla base di questioni sicuramente opinabili a fronte di una specifica clausola contrattuale che espressamente prevede l’indennizzo per qualsiasi responsabilità derivante dalla ricarica delle bombole d’aria tramite compressore, si è dichiarata disponibile a considerare eventuali ipotesi transattive».
L’atto di vendita Infine, il giudice evidenzia che «a dimostrazione della volontà dell’imputato di farsi parte diligente nel ristoro dei familiari delle vittime, lo stesso ha destinato l’immobile a beneficio dei prossimi congiunti delle vittime e anche di Barbacci Marco affinché attraverso la sua alienazione vengano pagate le somme stabilite come risarcimento». Montrone è stato rinviato a giudizio per omicidio colposo plurimo aggravato insieme al collaboratore Agnaletti e, oltre ad una pesante condanna rischia anche di dover pagare anche un risarcimento ingente. Contro la decisione del gip di Grosseto si è subito espresso l’avvocato Gianni Spina, che assiste la famiglia Giaimo:«non condivido affatto la decisione del gip – dice il legale – e riproporrò la richiesta al tribunale al quale passeranno presto gli atti».
