di Francesca Marruco
Il metodo da gangster è indubbio. Le armi che aveva, o che gli sono passate per le mani non fanno pensare a nulla di diverso. Se sia o no collegato anche al crimine organizzato calabrese, lo diranno le indagini che i carabinieri porteranno avanti dopo i sette arresti di martedì mattina per i due colpi di fucile sparati contro due negozi di Ponte Felcino e Ponte Valleceppi. Con le accuse di estorsione, minaccia, detenzione abusiva di arma, spendita di banconote false, in carcere, come destinatari due ordinanze di custodia cautelare sono finiti Antonio Procopio, fratello di quel Gregorio indagato e poi assolto per l’omicidio di Provenzano, avvenuto a Ponte Felcino anni addietro per un presunto regolamento di conti per droga, e Benedetta Lucaroni, che insieme alla madre gestiva il ristorante Il Simposio a Ponte Felcino, ora sotto sequestro.
Singolare inclinazione a violenza Contro di loro i carabinieri hanno messo in fila numerosi riscontri, che, secondo il gip Alberto Avenoso, testimoniano una «singolare inclinazione a commettere atti di violenza e o intimidatori». Ci sono due testimoni chiave nella vicenda, un uomo e una donna che, dicono di essere stati «totalmente assoggettati per paura di possibili ritorsioni e perché lui aveva assicurato protezione». Fino a quando «abbiamo cominciato ad allontanarci perché non ce la facevamo più a vivere in quelle condizioni».
Pistole e fucili E’ lui che racconta e dice: «Procopio mi aveva riferito che quando si era trasferito in Umbria era salito con una pistola e aveva legami con la ‘ndrangheta calabrese» e che «lui e il suo gruppo gestivano criminalmente l’intero territorio». Sempre lui a dire ai militari che «Procopio aveva un sacco con dodici fucili». E lei aggiunge: «personalmente a casa di Procopio ho visto fucili da caccia, una mitraglietta alta 30 cm, in macchina sua ho visto anche altre due pistole. Durante una perquisizione subita un anno fa, la moglie mi disse che il marito teneva otto pistole tra il materasso e la rete del letto che però non vennero trovate».
L’accusa A Procopio e la Lucaroni, i militari arrivano con le indicazioni di alcuni testimoni che qualcosa avevano visto:«Il ristorante Giardini Thebris – racconta uno di loro- da circa tre anni è frequentato continuamente da calabresi che intrattengono rapporti con Lucaroni Benedetta. La presenza dei calabresi è costante. In più, un fornitore mi ha comunicato che per il pagamento di alcune bottiglie di vino Lucaroni gli aveva dato banconote false da 20 euro. Mentre era in corso un controllo della polizia, mi sono accorto che i due calabresi si allarmavano per la presenza della polizia e dividendosi, effettuando percorsi alternativi, sono rientrati nel ristorante con una borsa di pelle nera».
Carne da macello Ma è ancora la donna che parla delle armi, che racconta molto. Si legge nell’ordinanza con cui sono finiti in carcere, che secondo Procopio, «parlava troppo e di argomenti inerenti ‘cose nascoste nel terreno’ all’interno di una proprietà immobiliare del fratello di qualcuno ( probabilmente Mirco Angelini, fratello di sua moglie) , che se fossero state scoperte dai carabinieri avrebbero determinato il suo arresto e a quel punto, una volta uscito dal carcere, avrebbe fatto carne da macello».
Le minacce E’ lei che ancora una volta racconta che il ristorante è la base per lo smercio delle banconote false.« I miei problemi con Procopio – racconta ai militari – risalgono al 2009 – 2010 quando il mio ex marito si rivolse a lui per farmi minacciare. Procopio ha fatto bruciare la macchina dei miei genitori, e mise delle bottiglie incendiarie nel giardino di mio fratello. E’ conosciuto da tutti come una persona a cui rivolgersi per effettuare ritorsioni, danneggiamenti, documenti falsi, e addirittura esplosioni di arma da fuoco. Procopio mi ha detto che ha un vero e proprio prezzario».«Dopo le minacce di Procopio – racconta ancora la donna -, mentre mio marito era in carcere Procopio venne da me dicendomi di avere avuto da mio marito l’incarico di spezzare le gambe al mio compagno e che per tale azione avrebbe avuto 3000 euro, ma aggiungeva che se io avessi pagato di più avrebbe desistito. Io gli detti mille euro perché non avevo altro, ma conoscendo le sue qualità criminali mi terrorizzavo . Non gli bastarono e mi svuotò casa dei mobili e portò via anche due cani di razza».
La chiamata Poi il 17 febbraio scorso, una chiamata in cui si segnala la presenza di armi in casa di Procopio arriva al 112. I militari vanno a fare la perquisizione e non trovano nulla. Lui però dice loro che «dovevano arrivare subito dopo la telefonata». L’ascolto della chiamata, secondo i militari, ha poi rivelato che ad effettuarla fu lo stesso Procopio, dicendo di chiamarsi come il compagno della donna che ha raccontato molto, e per costituirsi un alibi. E anche di questo parla la donna: «Dopo la chiamata, Procopio va da mio padre e gli dice che se non lasciavo Perugia entro tre giorni a me mi violentava e al mio compagno lo ammazzava». Passati i tre giorni gli manda fiori, il fegato di un animale attaccato su una pianta davanti l’ingresso di casa, e un pezzo di legno.
I carabinieri analizzano Metodi questi, che hanno fatto parlare di «intimidazioni che sembrano tipicamente mafiose». Il tenente colonnello del reparto analisi del Ros di Roma, in conferenza stampa martedì mattina ha detto: «Siamo qui perché vogliamo evitare che come in altri posti ci possa sfuggire una possibile infiltrazione criminale mafiosa. Le modalità violente in Umbria si sono registrate anche in alcuni episodi in passato, e unite a questo, vanno studiate. Per ora questi due sono due episodi di ritorsione, ma cose del genere possono essere il presupposto per subentrare ad attività commerciali importanti. E la presenza di soggetti del genere dà grosso allarme». Di qui, l’invito del comandante provinciale Angelo Cuneo che esorta i cittadini a «segnalare tutto, qualora dovessero ad esempio essere insistentemente contattati da qualcuno non organico al territorio per la vendita di un’attività commerciale». Perché questo è il primo campanello d’allarme per le infiltrazioni.
