di Ivano Porfiri, Francesca Marruco, Maurizio Troccoli e Daniele Bovi

E’ entrato urlando «Vi ammazzo tutti». Poi è entrato proprio in quella stanza dell’assessorato alla Formazione e ha sparato colpendo a morte due impiegate, una co.co.co. e una in procinto di andare in pensione. Quindi ha rivolto l’arma contro di sé e si è tolto la vita.

Furia cieca a mezzogiorno L’orrore è avvenuto a mezzogiorno circa al quarto piano degli uffici della Regione, al Broletto. L’omicida si chiama Andrea Zampi ed è un piccolo imprenditore perugino di 43 anni, «una persona con disturbi psichici» come spiega il sindaco di Perugia Boccali . Alla base del folle gesto ci sarebbe un mancato accreditamento a favore dell’azienda di famiglia che si occupa di formazione. Secondo quanto si è appreso, l’uomo aveva più volte riferito di un finanziamento da 160 mila euro, che l’azienda non avrebbe potuto ottenere in mancanza dell’accreditamento. Circostanza, però, smentita dalla Regione, da cui viene fatto sapere che non c’era alcuna pendenza con quell’impresa che – anzi – era stata riaccreditata e si stava semplicemente procedendo con una verifica in loco dei requisiti. Secondo alcune fonti l’uomo soffriva di problemi psichici. Sul posto sia la polizia che i carabinieri, a coordinare le indagini il sostituto procuratore Massimo Casucci.

FOTOGALLERY: LE IMMAGINI DELLA TRAGEDIA

Le vittime Aveva un contratto di collaborazione Daniela Crispolti, 46 anni, una delle due impiegate uccise questa mattina da Andrea Zampi. L’altra vittima è invece Margherita Peccati, 61 anni, nata a Montone, ha vissuto a Umbertide e ora risiedeva al Bivio di Canoscio, frazione di Città di Castello vicino Trestina. Sposata con un funzionario, lascia il marito e un figlio.

IDENTIKIT: L’ASSASSINOLE DUE VITTIME

La ricostruzione Secondo una prima ricostruzione, sembra che l’uomo sia entrato negli uffici, abbia sparato un colpo in aria, poi sia andato dritto nell’ufficio dell’assessorato alla formazione dove si trovavano le due donne e avrebbe sparato loro a bruciapelo. La più giovane è stata colpita alla testa e al collo, mentre Margherita Peccati Quindi sarebbe uscito in corridoio urlando: «Mi avete rovinato, ne ho già fatte fuori due». Poi si è diretto in una stanzetta vicino ai bagni e lì si è tolto la vita con un colpo alla testa.

L’arma del delitto La pistola semiautomatica con cui Zampi ha ucciso risulta acquistata «recentissimamente». Lo si apprende da fonti investigative, che stanno verificando in queste ore come l’acquisto risalirebbe a pochi giorni fa. È di sei mesi fa invece il rilascio del porto d’armi per uso sportivo che gli era stato concesso dalla questura di Perugia. Secondo quanto previsto dalla legge, Zampi dunque era regolarmente autorizzato a comprare, detenere in casa e usare al poligono di tiro un’arma da fuoco. In quella occasione l’omicida aveva anche esibito tutta la documentazione medica necessaria ai fini del rilascio della licenza. Episodi relativi a disagi psichici per cui è stato sottoposto a Tso risultano essere accaduti negli anni scorsi e non ultimamente.

VIDEO: I PRIMI MINUTI DOPO LA SPARATORIA 

Panico alla Regione Dopo il duplice omicidio e prima di suicidarsi, secondo le testimonianze, il 43enne ha continuato a girare i corridoi urlando e sparando, in preda a un raptus. Tra gli impiegati e le persone che si trovavano al Broletto si è diffuso il panico: chi ha potuto è fuggito fuori, gli altri si sono chiusi in ufficio.

VIDEO – PARLA LA PRESIDENTE MARINI: BARBARIE

Il testimone «Ho sentito dei colpi vicino al mio ufficio, mi sono chiuso dentro, nascosto sotto la scrivania». E’ un impiegato che si trovava a poche stanze di distanza dove sono state uccise le due impiegate, al quarto piano degli uffici della Regione Umbria, a raccontare quei tragici minuti. «Ho sentito sparare anche in corridoio – prosegue – allora ho temuto il peggio. Mi sono accorto che l’omicida si era suicidato solo quando è arrivata la polizia, che ha aperto le porte. Ho vissuto i momenti più tragici della mia vita».

VIDEO – IL SINDACO BOCCALI: TRAGEDIA IMMANE, CLIMA TERRIBILE

Parla un assessore «Ero in Regione – spiega a Umbria24 un assessore  -, due piani sopra dove è avvenuta la tragedia. Ero in riunione, ci stavamo occupando di una crisi aziendale, con me c’erano molte persone. All’improvviso è arrivato un dipendente e ci ha detto “chiudetevi tutti dentro che c’è uno con una pistola”. Da quel momento il buio, sono scioccatto, ci sono 500 dipendenti qua dentro e pensate cosa poteva succedere, una di loro ha visto queste due donne per terra. E’ una tragedia immane. Una delle vittime era anche precaria e abbiamo dovuto dire alle loro famiglie che purtroppo non torneranno a casa dal lavoro». «Da domani – dice invece un dipendente davanti al Broletto – bisognerà convincere le persone a tornare a lavorare».

VIDEO. INTERVISTA A UNA TESTIMONE

Marini con i famigliari  Sono accorsi appena appresa la notizia il sindaco di Perugia, Wladimiro Boccali, che ha già proclamato il lutto cittadino e il questore Nicolò D’Angelo. Anche la presidente della Regione, Catiuscia Marini, appena saputo, ha lasciato la direzione del Pd a Roma, per tornare a Perugia. Il presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini si è recata negli uffici della questura di Perugia per dare conforto ai familiari delle due donne uccise.

Boccali: tragedia immane «E’ una tragedia immane – commenta il sindaco Boccali che è sul posto -: c’è un clima terribile nel Paese e questa è una tragedia per tutti, per le famiglie, per noi. Credo che sia il caso di riflettere tutti, a partire da noi. Non aggiungo altro». Lo stesso sindaco poi, a Tgcom24, ha spiegato che Zampi «è una persona con disturbi psichici che individua in alcuni dipendenti di una struttura pubblica i responsabili dei propri problemi».

Marini: nessun rapporto con Zampi La presidente Catiuscia Marini, in lacrime, ha prima portato conforto ai familiari delle vittime e poi ha negato qualsiasi rapporto tra la Regione e Zampi: «Le due dipendenti – prosegue la presidente – si occupavano esclusivamente di accreditamento e la persona che si era presentata aveva chiesto un riferimento all’ufficio accreditamento delle agenzie formative. Non era in corso nessuna pratica e nessun provvedimento di questo Ente connesso a contributi pubblici o alla richiesta di alcune risposte». «Le agenzie formative – ha spiegato ancora la presidente – sono sottoposte a una regolare prassi di accreditamento, di verifica e diciamo che è un ufficio che si occupa essenzialmente di questa pratica. I colleghi delle due vittime e il personale dell’Ente e i dirigenti, le persone che più erano abituate a lavorare con loro sanno che la signora Peccati era, per sue caratteristiche personali, una persona molto materna e molto abituata a dare risposte, ad aiutare anche nella costruzione delle pratiche, a volte complesse delle procedure di accreditamento, era personale che aveva anche carattere umano e di grande collaborazione». Una delle due vittime, Daniela Crispolti, era inoltre conosciuta personalmente dalla presidente: «La conoscevo personalmente – spiega – è del mio stesso paese e abbiamo studiato insieme all’univesità. In questo momento siamo vicini ai familiari e a tutti i dipendenti pubblici. Chiediamo aiuto anche alla stampa perché non continui l’attacco contro i funzionari dello Stato».

Nessun mancato finanziamento «Nessun negato finanziamento perché le due povere vittime non potevano negare qualcosa che non competeva loro e non competeva la Regione». E’ quanto sottolinea Franco Arcuti, portavoce della presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, in merito alle indiscrezioni secondo cui ci sarebbe un negato finanziamento dietro all’omicidio di Margherita Peccati e Daniela Crispolti avvenuto oggi negli uffici della Regione, a Perugia. «Le due povere vittime della follia omicida di quest’uomo – spiega Arcuti – si occupavano esclusivamente dell’accreditamento delle strutture formative e non avevano alcun tipo di competenza rispetto a presunti finanziamenti. E, in ogni caso, l’azienda in questione non vantava, rispetto alla Regione, alcunché. riguardo a finanziamenti». Per il portavoce della Marini «si sta continuando a ingenerare confusione e ad attribuire a queste povere vittime atti che non potevano assumere di diniego di alcunché. Ciò va precisato – conclude Arcuti – anche nel rispetto della memoria  di queste due colleghe e del dolore tragico dei loro familiari».

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