La sede della Vus

di Chiara Fabrizi

Slitta di tre anni la nuova società rifiuti, vengono meno le poltrone e salta l’accordo. È tutto qui l’ennesimo atto dell’eterna e ai più incomprensibile, non perché poco chiara ma perché distante anni luce dalle esigenze dei cittadini, battaglia tra Spoleto e Foligno per la presidenza della Vus. Una prova di forza priva di qualsiasi argomento se non quello della logica auto conservativa di una politica che continua, malgrado le enormi difficoltà del momento, ad avvitarsi su se stessa e ad inciampare davanti agli occhi della gente che, forse, più che di poltrone vorrebbe parlare degli aumenti che subiranno Tia e Tarsu dal prossimo anno, da quando cioè i rifiuti di Spoleto e Foligno dovranno essere smaltiti a Borgo Giglione (Magione).

Il famoso accordo Benedetti-Mismetti si reggeva sulla creazione, imposta dalla normativa, di un nuovo soggetto societario a cui sarebbe stata affidata la gestione dei rifiuti. Una società che al pari di tutte le altre avrebbe avuto un Consiglio di amministrazione (cda) all’interno del quale, nonostante la presenza di un socio privato di minoranza, far accomodare un politico. Lo scorporo da Vus della filiera dell’igiene urbana avrebbe quindi moltiplicato le poltrone e accontentato tanto la politica di Spoleto, che finalmente si sarebbe presa la presidenza di Vus, quanto quella di Foligno, che invece avrebbe ripiegato sulla potente newco Rifiuti.

La proroga di Monti Il 24 marzo, però, nella tarda serata il governo Monti licenzia una proroga eccezionale alle gestione in house di servizi come i rifiuti, vale a dire gestione prive di appalti, eseguite da organismi propri, come Vus per l’appunto. Il giorno dopo, il 25 marzo, Maurizio Salari, ex primo cittadino di Foligno, viene nominato nel cda di Vus. Un passo in più verso la presidenza di Spoleto, se non fosse che in giornata un po’ tutti scoprono dell’avvenuta proroga e, velocemente, comprendono che la nuova società Rifiuti non è più così vicina. Ergo: il castello creato sulle poltrone crolla.

E inizia la guerra. Sì, perché dalla questione di legittimità firmata da Salari e presentata il giorno fissato per la nomina del neo presidente, si arriva, una settimana dopo, al voto unanime di sabato con cui i sindaci eleggono Giorgio Dionisi. Ma l’idillio dura poco, anzi pochissimo. Tempo due giorni e Foligno inizia a mettere avanti le mani: «L’attuale presidente ed il rinnovato Cda – scrive Nando Mismetti – rimarranno in carica fino a scadenza (giugno, ndr)». Benedetti replica, Mismetti replica alla replica senza aggiungere nulla di nuovo. Poco importa che dopo sette mesi il Cda della Vus sia tornato ad avere un presidente, peraltro già vice,  due poltrone non ci sono, tutti non è possibile accontentarli, tanto vale tornare a litigare.

I cittadini assistono agli avvitamenti dei sindaci, quelli politicamente più avvezzi capiscono il gioco, gli altri faticano. Anche perché non c’è altro oltre la poltrona. Non si discute degli investimenti Vus, non si ragiona intorno alle scelte imminenti, non si mettono a confronto due o più strategie su come, tanto per dirne una, come si affronterà lo smaltimento dei rifiuti con la discarica del comprensorio colma, una percentuale di differenziata tra le più basse della regione e decine di quintali di spazzatura destinati ad attraversare l’Umbria, dallo Spoletino e dal Folignate fino a Magione. Quanto costeranno questi 70 chilometri in più? Ad una domanda così non c’è risposta. Ma non è l’unica.

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One reply on “Vus, sindaci in guerra per una poltrona. Ma nessuno sa di quanto aumenteranno Tia e Tarsu”

  1. “…….Intanto i Letturisti, anzi gli ex- letturisti , perchè al loro posto la nuova ditta ne ha messi altri piu giovani e senza alcuna esperienza, si ritrovano da un giorno all’altro senza lavoro, senza il reddito che gli consentiva di “sopravvivere alla crisi”. Ai letturisti è stato strappato con forza il proprio posto di lavoro dopo 10 anni di precariato totale in un azienda pubblica.
    Probabilmente a qualcuno di loro toglieranno anche casa, dovranno rivolgersi ai servizi sociali per pagare l’acqua e il gas, la mensa dell’asilo, per fare la spesa al supermercato.
    Ma queste sono spese che gli SCHIAVI MODERNI non “devono” permettersi, perchè siamo nel 2012 e chi ha perso il lavoro deve smettere anche di vivere con dignità.
    Questo è un caso di cui dovrebbe occuparsene e farsene carico la Regione Umbria.
    Povera Italia”.

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