di Chiara Fabrizi

Incendio boschivo colposo. Questa l’accusa di cui dovrà rispondere l’operaio che nel primo pomeriggio di giovedì stava lavorando in un campo di farro con la mietitrebbia, da cui, probabilmente per una scintilla, che potrebbe essere stata generata dal contatto tra la barra del mezzo agricolo e un sasso, si è innescato l’incendio di Poreta di Spoleto, dove le fiamme in meno di 24 ore hanno divorato 120 ettari di bosco e uliveti, provocando danni ingenti tanto a valle quanto a monte. Della stessa accusa probabilmente dovrà rispondere, questo emerge da fonti investigative, anche il titolare dell’azienda terzista, anche lui spoletino come l’operaio, mentre non dovrebbe essere segnalato alla Procura di Spoleto il proprietario della coltivazione di farro che aveva dato l’incarico. Sequestrata naturalmente la mietitrebbia. Sul posto per un sopralluogo, venerdì mattina, è arrivato anche il prefetto Armando Gradone.

FOTO: IL ROGO DI NOTTE E LA MATTINA DOPO

Le autorità, comunque, segnalano poi come diversi dei recenti incendi che si sono verificati in Umbria, seppur con conseguenze estremamente più limitate, hanno cause di innesco analoghe. In base a quanto riferito, gli agricoltori mettono in azione la mietitrebbia nelle ore più calde del giorno per beneficiare, nella lavorazione meccanica, dei tassi di umidità più bassi della giornata. Tuttavia, nonostante l’elevato valore economico dei mezzi agricoli, che costano diverse decine di migliaia di euro, oltreché il valore ambientale delle aree in cui operano, quasi mai queste lavorazioni vengono assistite dalla presenza di autobotti, anche di modesta capienza, in grado però di offrire un servizio tanto fondamentale quanto tempestivo nel caso in cui si inneschi un incendio sul terreno.

VIDEO: CANADAIR ANCORA IN AZIONE

D’altro canto rappresentanti del mondo agricolo fanno notare come la mietitura sia un’attività ordinaria, svolta annualmente su superfici di decine di migliaia di ettari e a memoria, almeno in zona, non si ricordano incendi di così vaste proporzioni innescate da lavorazioni agricole, anche perché, si fa notare, gli agricoltori sono i primi a voler evitare incendi o il danneggiamento dei loro mezzi di lavoro. L’accento viene piuttosto posto su come terreni di fatto abbandonati, uliveti compresi, che non appartengono ad aziende agricole, abbiano agevolato la risalita del rogo da valle a monte.

C’è poi un tema più controverso che riguarda le premialità recentemente introdotte con la nuova Pac (politica agricola comunitaria) per l’inerbimento degli uliveti, ovvero la creazione di una copertura erbacea sui terreni, anche attraverso la semina di piante erbacee utili agli impollinatori. Misure incentivanti per favorire gli «ecoschemi» che portano denari nelle aziende agricole, ma implicano lo sfalcio meccanico degli uliveti che da maggio può essere e viene compiuto, ma poi con l’arrivo della stagione più secca sono gli stessi agricoltori ad attendere una giornata di pioggia per un altro sfalcio di questa vegetazione tra gli ulivi proprio per evitare il rischio incendio.

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