di Enzo Beretta
Un anno di reclusione per avere omesso di comunicare all’Inps una serie di rapporti di lavoro a Perugia mentre percepiva il reddito di cittadinanza. È la sentenza pronunciata dal giudice Elena Mastrangeli al termine del processo a carico di un napoletano di 57 anni accusato di avere indebitamente mantenuto il beneficio economico omettendo di segnalare variazioni reddituali e lavorative. La pubblica accusa è stata rappresentata in aula dal pm Letizia Romano. Il procedimento nasce da un’inchiesta della Procura di Perugia relativa a presunte irregolarità nella percezione del reddito di cittadinanza tra il 2020 e il 2022.
Accuse Secondo l’impostazione accusatoria l’imputato avrebbe presentato nel settembre 2020 la domanda per il reddito di cittadinanza omettendo successivamente di comunicare all’Inps, attraverso il modello previsto dalla normativa, diversi rapporti di lavoro a tempo determinato che avrebbero potuto incidere sulla revoca o sulla riduzione del beneficio. Le contestazioni riguardavano impieghi svolti presso più società, con proroghe e rinnovi susseguitisi tra il 2020 e il 2022. In particolare l’accusa sosteneva che non fossero state comunicate le variazioni derivanti da rapporti lavorativi avviati dapprima con una società operante nel settore turistico, poi con un locale e successivamente con un’altra impresa dello stesso comparto, oltre a un contratto intestato alla moglie presso una società del settore alimentare.
Decisione Il tribunale ha però distinto le diverse contestazioni. Per i capi dal 2 al 6, relativi proprio all’omessa comunicazione delle variazioni lavorative e reddituali dopo l’ottenimento del beneficio, il giudice ha pronunciato sentenza di condanna a un anno di reclusione. Diverso l’esito per il capo 1, relativo all’accusa di avere ottenuto il reddito di cittadinanza attraverso dichiarazioni e omissioni ritenute mendaci già nella fase iniziale della domanda. Su questo punto è stata pronunciata assoluzione con formula dubitativa, in quanto secondo il giudice non è stata raggiunta la prova al di là di ogni ragionevole dubbio.
Assoluzione Formula piena, invece, per il capo 7: in questo caso l’accusa contestava all’imputato di avere reso dichiarazioni false durante un interrogatorio delegato svolto dai carabinieri, negando di possedere beni patrimoniali mentre – secondo l’impostazione della Procura – risultava comproprietario di immobili nel Casertano. Su questa contestazione il giudice ha disposto l’assoluzione piena escludendo dunque la responsabilità penale dell’imputato. Il procedimento prendeva le mosse dagli accertamenti eseguiti dai carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro di Perugia e aveva come persona offesa l’Inps.
